Altro che libertà religiosa è l’inciviltà della violenza quella che detta legge

31 10 2006

ALTRO CHE LIBERTA’ RELIGIOSA QUI VIENE NEGATO IL DIRITTO ALLA LIBERTA’ DELLE DONNE. FORSE IL MASCHIO ITALIANO RIMPIANGE I BEI TEMPI IN CUI ERA PADRE PADRONE???
Samia venduta bambina vittima delle violenze domestiche   Samia venduta bambina vittima delle violenze domestiche
Altro che “libertà religiosa”, qui è la violenza del maschio-padrone a dettare legge
Samia (bambina afgana) vittima della violenza domestica in un paese dominato dal fondamentalismo e se siete esseri umani piangete per lei e per tutte le bambine e donne costrette a subire il suo calvario. Dopo asciugatevi le lacrime e combattete contro quest’orrore, che chiamano religione. Leggi al link di seguito la sua storia: RAWA
Prima della libertà religiosa in un paese che si proclama democratico e laico, viene la libertà in senso stretto dell’individuo: libertà di vestirsi secondo i propri gusti, libertà di uscire, libertà di frequentare chi si vuole, libertà d’innamorarsi e libertà di sposarsi chi è si è scelto: in sintesi libertà di vivere la propria vita, che è una libertà mille volte più necessaria e importante di quella religiosa.
Ed è proprio nel nostro paese che si dichiara  LAICO che si vuole  subordinare tale libertà FONDAMENTALE a quella religiosa, un ridicolo paradosso, considerando che si schiera per la “libertà religiosa”, proprio quella parte politica che della laicità HA FATTO LA PROPRIA BANDIERA,  e che non  perde occasione per accusare la Chiesa cattolica di “talebanismo”,  mentre da un altro versante appoggia, giustifica e “corteggia” i veri talebani che riducono in  schiavitù  moglie, figlie sorelle.
Quante Samira e Jamila  schiave dei pregiudizi ci sono in Italia in questo momento? Quante Sarah Orabi, ridotte a scimmiette ammaestrate incapaci di condannare un atto inumano come la lapidazione? Quante Hina Salem sgozzata per trasformarla in buona musulmana?  E Kabira Ennaui 28 anni accoltellata nel 2002 perché “esasperava” il marito un muratore marocchino, con abiti occidentali e trucco. E Khadija uccisa a Sant’Antonino di Susa, pochi mesi prima, per lo stesso motivo di Kabira: voleva essere libera di vivere la sua vita. C’è poi la storia di Souid spinta giù dal balcone dal marito marocchino perché era rimasta incinta e non riusciva più a lavorare come prima o quella Souad, marocchina sopravvissuta a malapena alla gragnuola di calci e pugni, infertale dal padre, pazzo di rabbia perché lei si era fidanzata con un ragazzo di Cremona.

Le storie di queste donne perseguitate da quella “libertà religiosa” con cui certi soloni senza coscienza e afflitti da carità pelosa, si riempiono la bocca, si susseguono come in un film dell’orrore:

Halima di Nuoro, incatenata dal marito padrone che la obbligava a mantenerlo e a convivere con la seconda moglie,anche se la legge italiana lo vieta. Darin Omar giovane libica 27enne, madre di una bimba di quattro anni, ammazzata a Milano dal marito Islam Mostafà folle di gelosia per quella moglie “troppo emancipata” e indipendente che lavorava in un call center. Sobia di soli 15 anni, avvelenata dai familiari perché si ostinava a frequentare un amico occidentale, un infedele. Amina picchiata selvaggiamente insieme ad i figli piccoli, dal marito algerino perché non voleva accettare nella sua casa una ragazza giovanissima che il bel tomo s’era scelta come seconda moglie. Samira 16 anni frustata fin quando non ha accettato di sposare uno sconosciuto scelto dai genitori. Ed ultima notizia, fresca fresca, quella di Ullah 48 enne del Bangladesh  che da vero musulmano, sottoponeva l’intera famiglia a un regime di torture e ustioni con l’olio bollente perché non abbastanza sottomessi e ligi alle preghiere.

Non c’è fine all’orrore.

Botte, calci, pugni, ossa rotte, volti tumefatti, frustate, olio bollente e in ultimo per le più ribelli, quelle che si ostinano a non voler diventare “buone musulmane”, la lama affilata di un coltello.
E poi ci domandiamo come MAI alcune di loro vanno in tv a fare le “scimmiette ammaestrate”?
E concediamo loro dall’alto della nostra magnanimità il diritto “alla libertà religiosa”? Cominciamo a concedere loro la libertà dalla violenza dei loro maschi aguzzini, lottiamo perché loro non muoiano o soffrano per avere quei diritti che noi abbiamo acquisito ormai da decenni, lottiamo perché possano scegliere senza pagare con la vita di rinunciare ad una religione che le rende SCHIAVE all’alba del terzo millenio.

QUANTE SAMIA DOBBIAMO ANCORA VEDERE?  
articolo inviato da Orpheus  Orpheus





ITALIANI IN LIBANO PER SPARARE SU ISRAELE

31 10 2006

ITALIANI IN LIBANO PER SPARARE SU ISRAELE  di Emiliano Stornelli  da L’opinione delle libertà 

un casco blu spagnolo stringe la mano a un sostenitore di hizbollah 

Hezbollah si riarma e il capo di Unifil chiede il via libera per abbattere i jet israeliani in ricognizione

Dunque, il capo dell’UNIFIL, Pellegrinì, ha invocato un cambiamento delle regole d’ingaggio che consenta il lancio dei missili antiaerei in dotazione al contingente francese contro i jet israeliani che in ricognizione violano lo spazio aereo libanese, considerati una minaccia per le truppe ONU schierate a sud nella fascia di  sicurezza anziché uno stimolo ad attuare la Risoluzione 1701. Pellegrinì ha indubbiamente

ragione: di fronte al riarmo di Hezbollah, che il generale francese con grande spirito di servizio si ostina a negare, gli israeliani prima o poi perderanno la pazienza e interverranno al posto dei caschi blu che non vogliono certo essere sacrificati come danni collaterali sull’altare del multilateralismo da copertina. “Così non posso proteggere i miei uomini”, dice Pellegrinì e la memoria va ai quattro soldati caduti nel mese di luglio. Eppure dal Palazzo di Vetro smentiscono la possibilità di modificare le regole d’ingaggio: Pellegrinì è stato lasciato solo alla mercè d’Israele persino da Kofi Annan.

Ma all’improvviso, ecco il Belpaese, il Nostro, correre in suo aiuto con una mossa geniale: fornire missili antisraeliani direttamente al Libano con tanto di sviolinata “per gli sforzi economici, diplomatici e militari fatti in questi mesi per dotare il paese di nuove armi di deterrenza contro il nemico sionista” da parte del Capo di Stato Maggiore della Difesa libanese.

Non era necessario, evidentemente, che Prodi incontrasse Hezbollah durante la sua recente visita a Beirut.

L’ironia serve a sdrammatizzare, tuttavia la questione è molto seria. L’Italia di Prodi,

D’Alema e compagni concorre con la Francia per assumere la leadership di un eventuale dialogo con gli Stati Uniti e l’Iran, finalizzato a un accomodamento che garantisca la stabilità del Medio Oriente allargato all’area del Golfo: un ruolo che all’Italia è particolarmente congeniale vista la sua naturale vocazione intermedia.

Dove sta allora il male in tale politica di raccordo se volta alla pace? Il male c’è ed è insito nella loro idea di pace e nei modi di conseguirla: una pax antiamericana e antioccidentale fine a se stessa, a sostegno di dittature e organizzazioni terroristiche e fondamentaliste islamiche che ci minacciano, dettano le condizioni e profetizzano

la distruzione d’Israele. Una pace ingiusta. Nella visione strategica di lungo periodo di Prodi, D’Alema e compagni sull’assetto della regione, c’è posto anche per lo Stato ebraico oltre che per Iran, Siria, Hezbollah e Hamas? E soprattutto Prodi, D’Alema e compagni hanno una visione strategica di lungo periodo o il multilateralismo ideologico pseudoeuropeista ha già trovato senso compiuto nel sentimentalismo

antimperialista, terzomondista e filoislamico che si respira in televisione, nelle piazze, nelle università, nei centri sociali e nei corridoi della Farnesina?

Se questa è la situazione, popolo della Casa delle Libertà, è arrivato il momento di manifestare anche per la politica estera e per la difesa e l’affermazione dei valori universali della civiltà occidentale, validi ovunque, a Nord, a Sud come in Medio

Oriente: perché solo grazie alla democrazia politica, alla libertà individuale e all’unità

dell’Occidente sarà possibile una pace giusta nel mondo. Guai a recidere le due sponde dell’Atlantico: è l’Europa che andrebbe alla deriva.





IRAQ: TV CURDA, TERRORISTI ADDESTRATI IN IRAN DAI PASDARAN

25 10 2006

un militante terroristaIRAQ: TV CURDA, TERRORISTI ADDESTRATI IN IRAN DAI PASDARAN verrebbero addestrati in un campo gestito dai Pasdaran iraniani prima di andare in Iraq a ingrossare le file delle organizzazioni terroristiche. Lo afferma la Kurdistan Tv, l’emittente curda che trasmette da Erbil, nel nord dell’Iraq. Nel campo d’addestramento militare Al Zahra, situato in una fabbrica abbandonata a metà strada tra Kermanshah e Kangavar, nell’ovest dell’Iran, verrebbero quindi addestrati i futuri… notizia di ADNKronos  

Alla luce di tutto quello che ogni giorno scopriamo sull’Iran, sulla volontà distruttiva manifestata in moltissime circostanze, che appaiono spaventosamente in aumento, sulla repressione contro i propri cittadini che vogliono vivere in una società meno dittatoriale per non dover subire una teocrazia che non esercita alcun tipo di comprensione, sulla volontà di mantenere una leadership nei paesi arabi contendendola ai Saud e per questo motivo scagliare anatemi e minacce in continuazione contro Israele per catalizzare verso un odio feroce le insoddisfazioni del proprio popolo e attirare verso sé altre popolazioni che condividono il fondamentalismo sciita così come è stato impostato dopo l’avvento di Khomeini e per la peggiore delle minacce che gravano su tutto il mondo, rappresentata dall’energia atomica per fini aggressivi e distruttrici, sarebbe necessario che la comunità mondiale dei paesi che rientrano fra coloro che sono alla guida del mondo, per libertà, teconologia, cultura ed emancipazione, formasse un fronte compatto e decidesse di bloccare questa spaventosa corsa verso una guerra distruttrice, che potrebbe infiammare tutto il mondo.
Adriana Bolchini Gaigher





ARABIA SAUDITA: matrimoni coi fantasmi

19 10 2006

Guardando le immagini seguenti, si capisce come mai l’Arabia Saudita abbia il più alto tasso di donne che non si sposano. 
Le donne nubili per scelta in Arabia Saudita sono ben il 25 % della popolazione femminile, ma anche per quanto riguarda i suicidi la percentuale è altissima. L’Arabia Saudita è seconda nel mondo, solo al Pakistan.
Se proviamo a ragionare sul perché in Pakistan i suicidi femminili siano una quotidianità e teniamo in conto la violenza che la società pakistana, soprattutto quella tribale mette in atto, in ogni sua manifestazione, contro la popolazione femminile, comprendiamo il perché le donne siano così infelici da scegliere di darsi fuoco, ma in Arabia in Saudita ove non arrivano notizie così tremende sulle violenze, ci troviamo a dover considerare due possibilità:

o le violenze sono tremende ma la censura opera una strettoia così efficace che noi non riusciamo a venirne a conoscenza o l’annullamento della personalità e della femminilità, nonché la mancanza di considerarle come persone, privandole di ogni tipo di diritto, allora possiamo ragionevolmente comprendere che la condizione psicologica delle donne in Arabia è terribile almeno quanto quella fisica in Pakistan.

Eccovi scene di ordinaria follia immortalate dal fotografo nei matrimoni in Arabia, sia per quello sontuoso ed individuale, che per quelli collettivi ed aggiungo un’informazione preziosa: i festeggiamenti avvengono in ambienti separati: donne con donne e uomini con uomini, così lo sposo viene festeggiato dagli uomini e la donna dalle donne, il che significa che la “festa alle donne” la fanno solo gli uomini.
scena da un matrimonio in Arabia Saudita
scene da un matrimonio collettivo in Arabia Saudita
scena da un matrimonio collettivo in Arabia Saudita
scena da un matrimonio collettivo in Arabia Saudita
scena da un matrimonio collettivo in Arabia Saudita

IMPRESSIONANTE VERO ?





L’INTOLLERANZA S-VELATA

19 10 2006

ragazze nel cortile della scuola con il capo coperto

Una scuola femminile musulmana a Leicester in Inghilterra, nel rispetto della legge, deve poter accogliere anche allieve non musulmane in ragione di un minimo del 10%.

Nella scuola anche le allieve non musulmane saranno obbligate a portare l’hijab.

Il direttore giustifica questa scelta, con il fatto che la scuole ha una sua divisa, che deve essere portato da tutte le allieve, indipendentemente dalla loro religione.Il problema però è che i musulmani insistono a voler considerare il capo “velato” delle donne, come un simbolo legato alla religione e questo dimostra che i musulmani sono furbi e intolleranti, mentre gli inglesi risultano stupidi e troppo permissivi.Alla lunga non ci saranno molte alternativa: o gli islamici finiranno per vincerla su tutti i fronti ed imporre i loro costumi, come in alcune circostanze sta accadendo o gli inglesi “rigetteranno” tutto insieme questo ciarpame di imposizion,i che non prevedono né il principio della reciprocità, almeno all’interno della comprensiva Inghilterra, né il rispetto della libertà individuale e dei diritti che l’Inghilterra garantisce.
Anche alle hostess che lavorano con una divisa, quando sono musulmane viene loro permesso di portare l’hijab, come alle dipendenti di moltissime fabbriche e negozi, pur portando la divisa, sopra indossano l’hijab  e anche le studentesse che frequentano istituti scolastici inglesi, che come tutti sanno, hanno per la stragrande maggioranza una divisa per ogni istituto, vengono accettate con l’hijab.

Ora mi perdonerete l’espressione immediatamente seguente a questa mia pacata esposizione:

E’ giunta l’ora di assestare un calcio nelle palle a tutti gli uomini musulmani che continuano pervicacemente a sostenere queste incredibili e assurde motivazioni, oltre che prendere pure a pedate nel culo le donne che li seguono nelle loro “seghe mentali idolatre di un dio che avrebbe affidato un “credo” imbecille a un profeta che era un arrogante dittatore o un deficiente che non è riuscito a comprendere bene ciò che dio gli avrebbe suggerito”.

Ma, come possono continuare a pensare, questi emeriti ciglioni, che dio dopo aver creato così tante bellezze che rendono ricco il mondo minerale, vegetale ed animale, abbia avuto la volontà di “censurare” la sua stessa creazione, perché non sarebbe stato bello vederla nel suo splendore.  Se in questa idea, giustificata con la modestia ??? ci fosse anche un solo minimo fondamento, pensate forse che dio avrebbe avuto problemi nel creare solo donne brutte, e già che c’era magari anche vecchie e storpie, non vi pare?  A meno che i musulmani siano tutti così cretini da immaginare dio come un vecchio misogino che odia le donne, ma talmente evidente che hanno proiettato le loro pochezze dentro i precetti religiosi e per evitare che qualcuno potesse dotarsi di un pensiero autonomo, li hanno trasformati in dogmi e guai a toccaglieli, ti bruciano chiese, bandiere, ti ammazzano passanti, preti, suore, distruggono ambasciate, ti minacciano con i terroristi ecc. ecc.

Adriana Bolchini Gaigher  

L’articolo originale è pubblicato sul Dailymail





IL NEGAZIONISMO TURCO NON SI RASSEGNA MA INSISTE

11 10 2006

Ad Ankara sono scoppiati dei tumulti provocati dal partito della sinistra degli operai turchi, che guida una manifestazione nazionalista e minacciosa contro l’ambasciata francese, nonostante la polizia turca antisommossa sia presente per arginare e fermare le possibili violenze.

manifestazioni antifrancesi in turchia manifestazioni di protesta antifrancesi in turchia

manifestazioni di protesta antifrancesi in turchia manifestazioni di protestaantifrancesci in turchia

Il motivo della protesta è il genocidio degli armeni,  popolazione cristiana, avvenuto ad opera dell’impero ottomano negli anni 1915-1917 che i turchi continuano a negare sia mai stato fatto

Essi sostengono che il genocidio in realtà  “è una bugia del che fa il gioco americano”  Ma sostengono anche di avere semplicemente difeso la loro patria e che le verità storiche vanno rispettate.  Inoltre minacciano i francesi di futuri boicottaggi.

Intanto il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan al parlamento di Ankara sostiene davanti ai delegati che combatterà con tutte le sue forze quella che lui ciama un’enorme bugia, in quanto, sempre secondo lui, si trattava soltanto di vittime della prima guerra mondiale e non di un genocidio.

Peccato che a contraddire tutte queste “verità di parte” sia proprio la storia e le corpose documentazioni che si possono ormai trovare anche in rete, come nelle pagine del nostro sito: clicca qui e clicca qui

Il signor Erdogan, dovrebbe spiegarci cosa c’entrano le crocifissioni delle donne che non volevano convertirsi all’islam, cosa centrano le lunghe marce forzate che portavano centinaia di migliaia di donne, vecchi e bambini armeni per andare a morire di stenti lungo il cammino o nel deserto verso il quale venivano mandati, senza provviste di cibo e acqua, cosa c’entrano le impalazioni delle teste degli uomini armeni esibiti dai “valorosi giovani turchi” che non erano conseguenti alla prima guerra mondiale, ma come si vede dalle foto erano tutte fra i combattenti turchi e le popolazioni civili armene indifese, come ci dovrebbe spiegare come hanno fatto a seminare così tanti cadaveri di armeni morti di stenti lungo la marcia forzata a pied attraverso zone deserte e la crudeltà dei funzionari che lasciavano morire di fame i bambini che chiedevano un tozzo di pane.
Se tutto questo non è stato un genocidio in perfetto stile sterminatore, il signor Erdogan dovrebbe spiegarci cos’è stato.
E non spiegarcelo, con bugie puerili e barzellette, alle quali non crede ormai più nessuno tranne i turchi nazionalisti, ma dovrebbe finalmente avere il coraggio di chiedere scusa per le barbarie che il suo popolo, pur se in altri tempi ha compiuto, esattamente come ha avuto il coraggio di fare la Chiesa Cattolica nella persona del papa.
Adriana Bolchini Gaigher





MAMMA LI TURCHI

9 10 2006

mamma li turchi

Sta succedendo da qualche anno, ma sta succedendo.  Forse le conquiste arabe non sono mai state interrotte, ma sospese soltanto perché il vento della storia ha soffiato da un’altra parte e l’avanzata dell’esercito dei successori di Maometto si è dovuto momentaneamente arrendere, ma oggi si sentono pronti per nuove conquiste e tornano agguerriti più che mai, convinti di potercela fare.

Rivogliono quelle che un giorno furono terre conquistate e vogliono anche quelle mai ottenute, pretendono di asservire al profeta tutto il mondo e trasformarlo in una grande immensa assurda e incommensurabile moschea nella quale gli uomini, rigidamente divisi dalle donne vivono inginocchiati proni rivolti alla Mecca.

L’11 settembre è andato in scena uno dei tanti attentati terroristici che nell’ultimo trentennio hanno insanguinato questo povero pianeta, ma ciò che è successo e le modalità con le quali l’attentato di New York si è realizzato hanno prodotto finalmente un vero chock. 
L’occidente si è svegliato dal lungo letargo in cui si era mollemente e placidamente immerso e nonostante il brusco e spaventoso risveglio, non si è ancora reso completamente conto  della tragedia che sta avvolgendo di una nube velenosa il nostro pianeta. Una nube i cui primi segni si sono manifestati negli anni 50 e sono andati man mano aumentando e all’orizzonte non si vede ancora la minima traccia di una tregua.

Da quel giorno l’indifferenza che gli occidentali hanno mandato in scena è stato soltanto il frutto di un rifiuto, un rifiuto dovuto al dolore che la presa di coscienza degli eventi è in grado di produrre e che l’inconscio esorcizza nascondendo, minimizzando e tacendo anche i più macroscopici particolari, anche se ciò significa correre maggiori pericoli questi non sembrano esistere se non si guardano negli occhi.

E’ proprio su questo meccanismo che gli integralismi fanno presa e giocano le loro carte peggiori, a noi resta solo la scelta di continuare a fingere che non stia accadendo nulla o dire basta quando qualcuno fra i tanti troppi e sempre maggiori episodi di intolleranza e prevaricazione che ogni giorno vanno in scena in luoghi diversi sul globo terrestre farà sì che finalmente la nostra anima si ribelli e reagisca respingendo definitivamente l’attacco.

Si va dal professor Robert Redeker, docente francese di Filosofia, costretto a nascondersi per aver osato esprimere pubblicamente la propria opinione sull’Islam e sull’estremismo islamico. Il suo articolo difendeva il Papa e criticava il Corano («libro di incredibile violenza») e Maometto. Il governo francese è stato costretto a metterlo sotto protezione, perché gli estremisti islamici non si sono accontentati di minacciarlo a parole, ma hanno divulgato una sua foto, quella dei luoghi in cui abita e in cui lavora corredati da piantine topografiche affinché una mano assassina islamica possa raggiungerlo e fargli fare la fine del regista olandese Van Gogh, assassinato per aver osato criticare la violenza che le società islamiche più retrive esercitano sulle donne e si torna indietro alla fatwa lanciata su Salman Rashid da Khomeini per i suoi “versetti satanici” in conseguenza ai quali sono trentenni che deve vivere nascosto, mentre uno dei traduttori del suo libro, un italiano è stato accoltellato lungo i Navigli a Milano, da un fanatico islamico per il semplice fatto di aver osato tradurre tale libro. 

Si passa dal segretario generale del cancelliere tedesco Angela Merkel, Ronald Pofalla che è stato attaccato dalla comunità islamica tedesca,  semplicemente per aver sostenuto una inconfutabile verità e cioè che l’islam oggi rappresenta la principale causa delle violenze religiose.   

Si prosegue con Renzo Martinelli,  intellettuale e coraggioso personaggio che già in passato ha subito pressioni dalle brigate rosse quando ha osato mandare in scena il film Porzus ed oggi si trova a dover fare i conti con il nuovo integralismo stragista dei terroristi islamici, che lo obbliga ad andare in giro armato. Martinelli ha la grande colpa di aver osato produrre un film che ha sollevato più di una fatwa “Il mercante di pietre” che narra le vicende di un imprenditore italiano convertito all’Islam: Ludovico che di giorno commercia in pietre preziose,  e di notte organizza l’addestramento dei futuri kamikaze, dedicandosi alle cosiddette colombe, coloro che diventano terroristi inconsapevoli, come Leda la colomba, moglie di uno studioso di cose islamiche, al quale l’attentato all’ambasciata Usa di Nairobi trancia entrambe le gambe. Ma leda affascinata dal fascino mediorientale di quel mercante, che recita versi melodiosi. Finirà male, sul traghetto tra Calais a Dover, dove una bomba rinforzata da materiale radioattivo sta per esplodere. Al grido: «Il Corano è la nostra sciabola, il martirio il nostro destino».

E si continua con gli attacchi bestiali come quello portato a termine nell’ottobre del 2005 dai terroristi jaidisti indonesiani contro 4 giovani ragazze cristiane che stavano recandosi a scuola. Le bestie islamiche le hanno attaccate con dei machete e decapitate, così solo perché cristiane e perché i terroristi jaidisti hanno imparato ad odiare a morte i cristiani e l’unica sopravvissuta vive fra i tormenti lasciati sul suo corpo martoriato dalla furia omicida del jiad che non può e non deve avere giustificazione alcuna davanti a queste barbarie.

Ebbene per me è giunto il momento in cui dire, anzi gridare, urlare a squarciagola e minacciare di usare sempre di più il libero pensiero e la ragione perché anche gli altri escano dal coma e tutti insieme dicano presto e forte ciò che ora ho detto io: BASTA, DI QUI NON PASSERETE!!!





ARROGANZA ISLAMICA, RAZZISMO, BLASFEMIA E MORTE AGLI INFEDELI E ALLA LIBERTA’

7 10 2006

Ma quanto credete che resisteremo ancora in Europa a questi attacchi continui, a tutto ciò che ha caratterizzato il nostro sistema sociale, prima che anche noi si arrivi ad un cambio completo di strategia e si passi dalle semplici parole, che vengono regolarmente censurate o stravolte nei significati, per le quali fanatici islamici innestano proteste violente inaccettabili che spesso finiscono in tragedia?  Se noi avessimo ragionato come gli islamici, cosa avremmo dovuto fare ad Adel Smith?  Lapidarlo sulla pubblica piazza, o scuoiarlo vivo e bollirlo in un pentolone di pece, o anche meno cruentamente, tagliargli la mano blasfema e la lingua colpevole di apostasia e blasfemia e di dissacrazione del simbolo più sacro della cristianità?

Londra si piega al Bobby islamico - Silvia Guidi da Libero 6.10.2006
stemma città di Londra LONDRA Il gesto del “bobby” Alexander Omar Basha potrebbe creare un precedente pericoloso. Ma a scandalizzare gli inglesi è stata soprattutto la passività noncurante dei suoi superiori.

La vicenda:  un poliziotto britannico di fede musulmana è stato sollevato dal suo incarico di vigilanza presso l’ambasciata d’Israele a Londra. Alexander Omar Basha, secondo i media britannici, avrebbe chiesto ed ottenuto di essere assegnato ad un altro servizio per “questioni morali”. Solo ieri, travolto dalle proteste, il capo di Scotland Yard Ian Blair ha ordinato l’apertura di un’”indagine urgente” sulla vicenda.
SCHIAFFO A ISRAELE Il caso ha una forte valenza politica. L’agente ha infatti rifiutato di essere messo di guardia alla rappresentanza diplomatica dello stato ebraico, contestando l’offensiva militare di Israele in Libano, conclusa lo scorso 14 agosto. L’Ampo (associazione dei poliziotti musulmani) ha difeso la decisione dei dirigenti di polizia che, accettando la richiesta dell’agente, hanno deciso di riassegnare Basha ad altro incarico.
Secondo il sindacato di polizia, Basha, avendo parenti in Medio Oriente, «non si sentiva al sicuro» durante il servizio all’ambasciata israeliana.
LA BBC SI AUTOCENSURA  L’insofferenza per il politicamente corretto&intimidito dalle minacce degli imam sta crescendo anche nella supertollerante isola britannica. Ha fatto scalpore anche la storia della giornalista Bbc, invitata a togliere la mini croce che portava al collo, per non urtare la sensibilità dei telespettatori non cristiani.
I sudditi di Sua Maestà, tra l’altro, hanno un altro motivo di preoccupazione: il principe Carlo e sua moglie, la Duchessa della Cornovaglia Camilla Parker-Bowles, si recheranno in visita in Pakistan dal 29 ottobre al 3 novembre, e i sudditi temono per la sicurezza dell’erede al trono nel paese più fondamentalista della galassia islamica. Nell’agenda di Carlo e Camilla figurano incontri ufficiali nella capitale pachistana Islamabad, e dei tour nelle areee del Kashmir pachistano devastate l’anno scorso da un violento terremoto. Sia per l’erede al trono d’Inghilterra che per sua moglie si tratterà della prima visita in Pakistan. Dove la situazione, in questi giorni, non è certo tranquilla. 
RAZZI PER MUSHARRAF Due razzi già montati nei lanciarazzi e puntati in direzione del palazzo del presidente, Pervez Musharraf, sono stati scoperti ieri mattina a Islamabad vicino alla sede del Parlamento. Squadre di artificieri della sicurezza pachistana hanno lavorato per ore per disinnescare gli ordigni. A scoprirli è stato un operaio,che li ha trovati nascosti dietro una siepe nei pressi del Parlamento, a soli 500 metri dal palazzo presidenziale. La polizia ha bloccato le strade di accesso all’area. Ma la persecuzione religiosa, in Pakistan, non si limita a colpire cristiani, indù, buddisti o atei, arriva fino ai musilmani che secondo le autorità sono “meno islamici degli altri”.
CACCIA AGLI ERETICI La comunità ahmadi (musulmani che non riconoscono Maometto come ultimo profeta), ad esempio, ha subito duri attacchi. L’ultimo, il 9 settembre scorso, quando la polizia di Nagar, distretto di Jhang, ha perquisito gli uffici del quotidiano Alfazal - pubblicato dalla minoranza ahmadi - cercando il direttore, l’editore e il tipografo. Non trovando nessuno dei tre, gli agenti hanno arrestato due persone (che non lavorano neppure per il giornale). Contro di loro sono scattate le sanzioni del terribile articolo 295 B del Codice penale, meglio conosciuto come Legge sulla blasfemia, che prevede fino all’ergastolo per chi dissacra il Corano.

Hamza Piccardo seduto sui Corano tradotti da luiLA BLASFEMIA DI HAMZA PICCARDO

Hamza Piccardo che tanto fa e disfa per l’islam italiano e si erge a censore di ogni frase e comportamento che non sia [b] islamicamente corretto [/b]  può ergersi a moralizzatore della religione musulmana, se lui dopo aver tradotto il corano dall’inglese all’italiano, che già di per sé rappresenta quasi una bestemmia, perché i concetti originali non possono che andare perduti o peggio: stravolti dal doppio passaggio e gli fanno perdere il valore che esso possedeva in quanto un uomo, occidentale per giunta, non può essere considerato perfetto e infallibile.  Come tutti noi il signor Piccardo è fallibile e perfettibile, ergo la sua traduzione è fallibile e perfettibile.

 Ma al di là di queste sottigliezze, su cui tutti potrebbero obiettare, qualcuno sa dirmi se la fotografia che lo mostra orgogliosamente seduto sopra una pila di corano non è una vera e gravissima blasfemia? Vi rendete conto che lui sta appoggiando le sue terga, che non sono certamente sacre, sul sacro corano?  I suoi piedi inoltre sono calzati da scarpe con tanto di suola, che poggiano sulle coste delle pagine del corano. O il corano è sacro soltanto per noi infedeli, che non possiamo nemmeno permetterci di sfiorarlo con il pensiero e di contestarne il valore dei contenuti, perché noi a differenza degli integralisti, che vivono almeno all’apparenza nel fondamentalismo più totale, siamo perfettamente consapevoli che i libri sacri di tutte le religioni, per quanto possano essere rivelati sono comunque frutto di scrittura umana, traduzioni, passaggi e interessi storici e politici che hanno seguito strade e percorsi affidati agli interessi umani. Com’è possibile che il signor Piccardo vi stia così serenamente assiso sopra e qualcuno dei destinatari di questi sacri volumi lo sa che assieme ad essi ha avuto fra le proprie mani l’impronta delle chiappe di Hamza Piccardo? Mi aspetto una fatwa a morte lanciata su di lui o i musulmani integralisti dimostreranno, come hanno già dimostrato in moltissime circostanze di avere una “sensibilità religiosa molto relativa”, come direbbe papa Ratzinger al secolo Benedetto XVI°. Ma se accadrà, vogliamo rassicurare tutti gli islamici italiani, noi ci mobiliteremo esattamente come facciamo per i cristiani, i tibetani, gli atei, i laici, i maroniti ecc. ecc. 

Noi faremo una raccolta di firme e scriveremo alle autorità, chiedendo di proteggerlo perché anche Hamza Piccardo, nonostante dimostri spesso tutto il suo estremismo politico e religioso, secondo il nostro parere non merita certo di essere condannato a morte per una così piccola distrazione, ma chi può entrare nel cervello dei fanatici per scoprirne le elucubrazioni e gli interessi che hanno deciso di perseguire.  Noi di certo no, il signor Piccardo magari ne sa qualcosa più di noi.   Adriana Bolchini Gaigher 





VITTIMA DI UNA FATWA OMICIDA - FIRMIAMO UN APPELLO

4 10 2006

Robert Redeker: vittima di una fatwa omicida. Firmiamo un appello in suo favore
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Il professore francese Robert Redeker   ha scritto il 28 settembre un articolo su Le Figaro in cui metteva a nudo le radici dell’integralismo islamico e il suo tentativo di assoggettare l’Europa. Per questo è stato condannato a morte con una fatwa, ed è stato costretto a fuggire da casa vivendo come persona  “sans domicile fixe”. 

Impegniamoci tutti a favore dell’ennesima vittima della terribile minaccia che viene portata alla nostra libertà. Nessuno che sia costretto ad affrontare una situazione così allucinante deve essere lasciato solo.

Qui trovate gli indirizzi per aderire all’appello l in suo favore, ove si può firmare e lasciare anche i propri commenti
http://www.resiliencetv.fr/modules/news/article.php?storyid=1271
http://www.resiliencetv.fr/modules/news/article.php?storyid=1273
o cliccare direttamente qui: http://www.resiliencetv.fr/modules/epetitions/petitions.php?petitionid=14  Di seguito, l’appello inviato ad André Glucksmann:  
Cher André, Bonjour.
Je suis maintenant dans une situation personnelle catastrophique. De nombreuses menaces de mort très précises m’ont été adressées, et j’ai été condamné à mort par des organisations de la mouvance al-qaïda. L’UCLAT et la DST s’en occupent, mais… je n’ai plus le droit de loger chez moi (sur les sites me condamnant à mort il y a un plan indiquant comment venir à ma maison pour me tuer, il y a ma photo, celle des lieux où je travaille, des numéros de téléphone, et l’acte de condamnation). Mais en même temps on ne me fournit pas d’endroit, je suis obligé de quêmander, deux soirs ici, deux soirs là… Je suis sous protection policière permanente. Je dois annuler toutes les conférences prévues. Et les autorités m’obligent à déménager. Je suis un SDF. Il en suit une situation financière démente, tous les frais sont à ma charge, y compris ceux eventuels d’un loyer d’un mois ou deux éloigné d’ici, de deux déménagements, de frais de notaire, etc… C’est bien triste. J’ai exercé un droit constitutionnel, et j’en suis puni, sur le territoire même de la République. Cette affaire est aussi une attaque contre la souveraineté nationale: des lois étrangères, décidées par des fanatiques criminophiles, me punissent d’avoir exercé un droit constitutionnel français, et j’en subis, en France même, grand dommage.
Amitiés.  Robert Redeker

da Il Signore degli Anelli





RISCHIA LA PENA DI MORTE PERCHE’ VUOLE LA PACE CON ISRAELE

4 10 2006

GIORNALISTA DEL BANGLADESH RISCHIA LA PENA DI MORTE PERCHE’ AUSPICA LA PACE CON ISRAELE
27 settembre 2006: un giornalista musulmano rischia in Bangladesh la condanna a morte per aver scritto articoli favorevoli ad Israele.
La data del processo è già stata fissata e in base alle leggi vigenti in Bangladesh l’uomo, Salah Uddin Choudhury potrebbe essere condannato alla pena capitale.
Redattore di un giornale in lingua inglese stampato a Dakha, il giornalista si è espresso contro l’estremismo islamico e in favore dello Stato di Israele, esortando il governo del Bangladesh a riconoscerlo.
Dopo questi articoli Choudhury è stato arrestato, senza la formulazione di accuse precise da parte delle autorità.
Era già stato arrestato nel 2003 all’aeroporto di Dakha, prima di prendere un volo per Israele dove avrebbe parlato sulla promozione delle relazioni tra ebrei e musulmani.

Sul Jerusalem Post potete approfondire la notizia che porta questo titolo:  Bangladeshi Muslim editor faces death penalty for moderate views 





MA CHI LA VUOLE LA SHARIA?

2 10 2006

MA CHI LA VUOLE LA SHARIA? Di Adriana Bolchini Gaigher
chi vuole dominare sul mondo predicatori di pace eterna universale

Daniel Pipes, uno storico esperto in analisi sull’islam, anche questa volta ci ha fornito un’accurata analisi di un fatto che sta avanzando in forma strisciante, ma sempre più evidente.  Purtroppo è un’evidenza che pochi ancora riescono a cogliere ma che nei fatti si sta già manifestando anche come richiesta ufficiale in più parti del globo terrestre.

Pochi giorni fa a Roma, e precisamente il 28 settembre, durante il Convegno organizzato nel Centro Studi Americani di Roma, dal nostro attuale ministro dell’Interno Giuliano Amato, ho avuto modo di chiedere al signor Shahab Ahmed, musulmano e americano, il quale ci ha raccontato tutta la storia che lo ha visto protagonista, dal suo sbarco in America a quando, dopo un faticoso percorso, è stato eletto vice sindaco di City of Hamtramck e le tante importanti gesta e responsabilità che ora gli competono, (così come alcune iniziative pubbliche in favore dei musulmani, che è riuscito a realizzare personalmente) cosa ne pensasse del fatto che molti imam hanno chiesto a diversi governi l’introduzione della Sharia e mi sono sentita dare questa risposta:
gentile signora, io sono solo un piccolo politico locale, questa domanda la deve girare a…. e purtroppo non ho capito il seguito perché ha indicato un signore seduto in prima fila, di cui ha pronunciato il nome, per me incomprensibile e dato che non so nemmeno di cosa questo signore indicatomi, si occupasse, la mia domanda è andata letteralmente a farsi benedire (cristianamente parlando).

E’ difficile credere a una così elusiva risposta e incontrando in rete il parere di Daniel Pipes, grazie all’immancabilmente preziosa Stefania Lapenna di Freethoughts  ve ne offro la lettura, così che possiate da soli comprendere a quale velocità ci stiamo ormai avvicinando a questo regime legislativo, che non ha nulla da invidiare all’inquisizione di cattolicissima memoria, ma che per nostra fortuna, la storia e la ragione ne hanno messo al bando e a nudo la crudeltà e l’hanno seppellita sotto una montagna di vergogna.

Voglio sperare che non cadrete nella trappola del “perverso e malvagio fascino” che ogni dittatura esercita sulle menti delle persone deboli e questo è proprio ciò che sembra stia accadendo all’occidente, che ha perso la bussola che l’aveva condotta faticosamente a percorrere la strada della ragione.
Adriana Bolchini Gaigher

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«Se accettiamo il ricatto ci imporranno la sharia»  da Libero19/9/2006 di Daniel Pipes

Il direttore del Middle East Quarterly di Philadelphia si conferma uno degli avversari più duri del fondamentalismo e avverte: rassegnarsi a non poter criticare gli estremisti è il primo passo per farsi dominare dalla legge islamica   

Parla lo storico Daniel Pipes: Subire la censura su Maometto significa lasciarsi imbavagliare. L’Occidente deve difendere la libertà di parola»      

Il 2 settembre, Al Qaeda aveva invitato lo storico Daniel Pipes, direttore del Middle East Quarterly e del Middle East Forum, di Philadelphia, a «voltare la propria spada contro i nemici dell’islam» convertendosi alla religione di Maometto. Così, si sarebbero tolti di mezzo un avversario del fondamentalismo, uno studioso scomodo, che però, a dispetto dei desideri di Bin Laden, continua ad avvertirci del pericolo islamico, soprattutto all’interno delle società occidentali.

Un’imminente lettera del presidente iraniano Ahmadinejad al Papa sarebbe, secondo il Sunday Times, all’origine della lezione di Ratisbona. Pensa che la “mossa” di Benedetto XVI sia stata studiata per contrastare un’offensiva culturale sciita o si tratta soltanto di voci all’interno del Vaticano? 

«Non sono un esperto di cose vaticane, ma propendo a credere che, se è vero, si tratti di una questione secondaria. Attualmente, l’argomento principale è un altro: la nostra sottomissione alla sharia».

Certo. Nel suo ultimo editoriale lei cita un tentativo di imporre la legge islamica all’Occidente. Si può aggiungere anche la Santa Sede, da ora, tra gli obiettivi? Cioè prevede che, se ci inginocchiamo di fronte alle pretese di scuse dei musulmani, diventeremo dhimmi, cioè sottomessi a loro? 

«È come nella vicenda delle caricature di Maometto. Se non fossero state pubblicate, come avremmo potuto capire la loro posizione? E se i musulmani qui in Occidente non potessero dire ogni sorta di cose sul cristianesimo, non si potrebbe capire la loro sensibilità. Anche se le vignette erano molto più “forti” della dichiarazione religiosa che è venuta dal Vaticano, rimane comunque il fatto che i Paesi musulmani perseguono una politica secondo la quale loro possono agire come vogliono e noi non possiamo fare nulla».
Vede un’analogia tra le proteste causate dalle vignette danesi e quelle contro il Papa? In fondo, Al Jazeera ha dato la notizia con due giorni di ritardo. E anche in Danimarca si partì a scoppio ritardato… 
«Non credo che sia stato pianificato come in Danimarca, dove le proteste partirono alcuni mesi dopo la pubblicazione, con il tour dell’imam Abu Laban nei Paesi arabi. Ma la qualità della reazione è la stessa a cui abbiamo assistito nel 1989 con il caso di Salman Rushdie, nel 1997 quando la Corte Suprema statunitense rifiutò di censurare una rappresentazione teatrale su Maometto, nel 2002 quando il pastore evangelico Jerry Falwell definì Maometto un terrorista e nel febbraio 2006, con le vignette danesi. In una parola, le condanne e la violenza anno uno scopo: proibire ogni critica all’islam».
Ma il contrario non è tollerato. Lei ha potuto notare qualcosa, nel discorso del Papa a Regensburg, che potesse suonare offensivo nei confronti dei musulmani?
«Certamente l’islam non si esaurisce in quella descrizione molto negativa. Ma c’è libertà di parola, anche se non è la chiave principale della vicenda, che riguarda invece l’abilità dei musulmani di imporre le norme islamiche all’Occidente. Comunque, anche se io non sono d’accordo con il Papa, di principio non importa condividere o no qualcosa che chiunque ha il diritto di dire. ».
Come le è sembrato l’atteggiamento dei governanti e degli opinion leader occidentali? Molti hanno difeso il Papa, ma non si sono certo spinti troppo in là… 
«Il cancelliere tedesco Angela Merkel e anche il presidente francese Jacques Chirac lo hanno difeso più di quanto mi sarei atteso».
Chirac, in realtà è sembrato prendere un po’ le distanze da Benedetto XVI e ha invitato tutti ad «evitare di incoraggiare le tensioni tra popoli e tra religioni»…
«Ma anche chi è in disaccordo con il Papa non ha detto che ha sbagliato. E comunque la questione rimane sempre: possiamo o non possiamo pronunciarci sulla sharia, l’islam, l’islam radicale, Maometto? E, se la risposta è che non possiamo, allora siamo davvero sulla strada che ci condurrà verso l’imposizione della sharia. Accettandone il primo principio della legge islamica, saremo costretti a subire anche quelli successivi».