UNA RELIGIONE CRIMINALE UN DISEGNO DI CONQUISTA

27 02 2007

L’assassinio del ministro pakistano  Zilla Huma Usman non è una notizia freschissima, ma è attualissima in quanto i pakistani musulmani che vivono in Inghilterra stanno cominciando a pretendere di far cambiare alcune regole nelle scuole inglesi, (mentre a casa loro assassinano chi vuole emancipare le donne dalla schiavitù e dalle violenze imposte dal maschio islamico) COLLEGAMENTO 1  COLLEGAMENTO 2    la dove i giovani allievi musulmani presenti a scuola siano un numero consistente, e la cosa non si riferisce solo all’insegnamento del corano, ma dovrebbe investire tutte le usanze derivanti da esso, come il ramadam, al quale si dovrebbero abituare anche i “pochi” allievi inglesi e cioè evitare la ginnastica e il nuoto nel mese del ramadam, fare le abluzioni con lavacri speciali nelle 5 preghiere quotidiane, rigorosamente separate per sessi, non accedere agli insegnamenti dell’educazione fisica e delle materie attinenti al sesso nel periodo del ramadam, cambiare gli alimenti organizzando la cucina halal, le divise scolastiche che per le femmine dovrebbero essere relative alle usanze islamiche (unica concessione il colore scelto dalla scuola) lasciare che i giovani si facciano crescere i barboni,  e tante bazzecole del genere, perché la vita e le usanze inglesi, sono aberranti evidentemente per questi trogloditi, che in questo modo non solo rifiutano l’integrazione, ma obbligano gli inglesi ad integrasi all’islam. A noi non resta che stare alla finestra a vedere che gli inglesi si faranno mettere ancora una volta nel sacco dagli stessi mascalzoni che hanno preparato la generazione di kamikaze in casa inglese e che hanno prodotto attentati proprio in Inghilterra e non hanno ancora finito di prepararne altri. Ed ecco la notizia:
il ministro inglese Zilla Huma Usman assassinata 

Il ministro Zilla Huma Usman, delle politiche sociali nella provincia del Punjab, alleata del presidente  Pervez Musharraf, è stata assassinata da un fanatico islamista perché si stava occupando dell’emancipazione e della liberazione dalla schiavitù delle donne imposta anche con i costumi.

L’ignorante assassino, ovviamente indottrinato a dovere, da mascalzoni ben peggiori di lui, ha deciso che una donna non solo non deve cambiare il proprio costume e togliere il velo, ma nemmeno lavorare e soprattutto fare politica, così raggiunto il limite della sua abbondante capacità di comprensione e umanità, le ha sparato alla testa assassinandola e privando il Pakistan di una delle poche possibilità di crescita e sviluppo. Questo lo faranno anche in Europa quando avranno ottenuto quello che stanno cercando di ottenere con i modi subdoli e arroganti che si nascondono dietro il verbo religioso, scusa ignobile perché in realtà dietro a questo si nasconde la conquista megalomane del mondo che dovrebbe essere retto da un califfato mondiale. Noi glie lo lasceremo fare senza provare a fermarli?  Abbiamo raggiunto la convinzione che ormai non ci resti che il suicidio collettivo?

Adriana Bolchini Gaigher

presidente nazionale O.D.D.I.I.





UCCIDE MOGLIE E 4 FIGLIE: GLI FACEVANO SCHIFO

27 02 2007

UCCIDE MOGLIE E 4 FIGLIE: GLI FACEVANO SCHIFO, PERCHE’ TROPPO OCCIDENTALIZZATE, AVEVANO LA GRANDE COLPA DI VOLER STUDIARE  E DI LAVORARE.
 Mohammed Driaz il marito assassino Questa notizia la trovate pubblicata in originale sul Telegraph.co.uk  
e credo non siano necessari molti commenti per ribadire che bisogna assolutamente arginare l’invasione islamica in occidente, non tanto relativamente alle persone che decidono di venire a vivere qui, quanto alle loro pretese di imposizione di modi di vivere, che trovano sempre il modo di giustificare con la religione islamica.
Mohammed Riaz, pakistano di 49 anni,
dopo aver chiuso in casa la moglie (anglopakistana) e le sue quattro figlie, da fuoco alla casa, e probabilmente per essere ricorso all’uso di troppo materiale incendiario, resta lui stesso coinvolto e prigioniero nel rogo.

Si salva solo il figlio, che era ricoverato in ospedale per un cancro terminale, che morirà da solo, alcune settimane dopo.

I vicini e i vigili del fuoco riferiscono che l’incendio è avvenuto attraverso tremende vampate consecutive, che si sono succedute molto velocemente, come se tutta la casa fosse stata disseminata di materiale incendiario.
Il suo problema, così come riferiscono i vicini e i conoscenti poteva essere dipeso dal fatto che il Riaz ritenesse moglie e figlie troppo emancipate e trovasse ripugnante il fatto che la figlia volesse diplomarsi o potesse rifiutare i matrimoni combinati.

Il Riaz, era stato occupato per 17 anni alla frontiera nord verso l’Afghanistan (*)

e il matrimonio gli era stato combinato e organizzato dal padre, con una donna anglo-pakistana in seconde nozze.
Lei Caneze Riaz, aveva una carriera come capo della Comunità di Accrington, mentre lui Mohammed Riaz, privo di cultura e di conoscenza dell’inglese si è dovuto accontentare di lavori umili. Probabilmente troppo per il suo smisurato orgoglio di musulmano superiore.  

Le conseguenze a questo miscuglio di situazioni generate dall’ignoranza e da usanze barbariche è stato devastante, infatti ci si domanda come può funzionare un matrimonio già difficile quando esiste l’amore, se è combinato fra persone adulte, abituate ciascuna ad altro tipo di esistenza che si trovano a confrontarsi e a doversi adattare alle circostanze e di solito è la donna e i figli quelli che pagano queste usanze che trovano la loro giustificazione nella religione islamica, che pone l’uomo sopra la donna e lo rende padrone dei componenti la sua famiglia.
Lui ora si trova piantonato in ospedale in quanto la polizia vuole comprendere, così come sospetta, se al momento dell’incendio le donne erano già state assassinate dal Riaz, perché la devastazione prodotta dalle fiamme è stata tale da rendere difficile arrivare a questa certezza, che però l’investigatore ritiene sia più di una possibilità.

(*) Considerando cosa è successo appunto al confine del Pakistan in questi ultimi 20 anni, viene logico domandarsi se questo signore non sia stato uno dei tanti talebani tornati all’ovile dopo la guerra contro di essi e visto il grado di cultura non è difficile immaginarlo, anche perché le madrasse pakistane che hanno preparato e generato i talebani, hanno il dono di offrire come cultura ai loro allievi solo l’apprendimento coranico, meglio se a memoria o peggio ancora a pappagallo. Non è nemmeno da eslcudere che sia stato uno dei tanti trafficanti del fiume di droga che dall’Afghanistan attraverso la frontiera pakistana si irradia verso l’odiato occidente.
Adriana Bolchini Gaigher
presidente nazionale
O.D.D.I.I.





LA RELIGIONE ISLAMICA E’ UN PERICOLO PER L’UMANITA’

27 02 2007

PREDONI Sembra che in Europa si sia già aperta una nuova fase sul cammino della conquista mondiale da parte del Califfato.   In Inghilterra, il Paese europeo ove gli islamici provenienti soprattutto dal Pakistan hanno trovato la democrazia più tollerante verso le loro forme di integralismo, grazie a cospicui fondi economici, che non è difficile capire da dove vengano attinti così tanti derai, anche perché è l’oro nero quello che ha il maggior gettito di denaro per i totalitarismi teocratici arabi e che non viene certo ridistribuito fra i cittadini di quei paesi, ma va a rimpinguare tutti gli scopi e le finalità che quei teocrati posseggono nel loro dna che sembra ancora oggi non essere diverso da quello dei predoni del deserto che scorrazzavano depredando le popolazioni stanziali.
Gli stanziali oggi sono gli occidentali e tutto ciò che si trova sul loro suolo è diventato oggetto della cupidigia dei nuovi predoni che scorrazzano per il mondo e che usano la religione islamica fondamentalista come un’arma da usare a propria discrezione, contro tutto ciò che si oppone alla sete di conquista dei predatori dell’umanità.
Se anche queste, nuove per noi, forme di arroganza e razzismo ideologico e religioso non faranno capire all’occidente con chi veramente hanno a che fare, l’occidente dovrà dire addio alle conquiste che nei secoli hanno fatto grande e prosperosa molta parte della Terra che proprio per questo si ritrova ad essere nel mirino dei ladri di civiltà e di benessere, capaci di odiare con tanta ferocia da rendere infelici persino le loro madri e le loro figlie.
L’Islam così come ci viene proposto dai fondamentalisti e dagli integralisti, fra i quali il confine è inesistente, va messo fuori legge e bisogna farlo subito. Nessuno pretende che gli islamici cambino religione, ma non è più possibile tollerare questa vergognosa ideologia teocratica arrogante ed invasiva che sta penetrando in tutta la società umana mondiale, come un cancro che si abbarbica ai gangli vitali dell’organismo e si immette nel sistema linfatico del corpo sociale in modo tale da condurlo alla sua morte.
Adriana Bolchini Gaigher
direttore responsabile O.D.D.I.I.

Londra, ragazze indù picchiate per farle convertire all’islam di Gaia Cesare - sabato 24/2/2007 IL GIORNALE
protesta per malvessazioni islamicheLa ricompensa è di 5.000 sterline. Le prede da adescare sono ragazze di religione indù e sikh. Il metodo consigliato è un invito al pub, l’offerta di qualche birra da consumare. E l’obiettivo è imperativo: convertire ragazze all’islam, anche con la forza.  «Il lavoro sarà duro, ma non è impossibile»,   recita un volantino distribuito per le strade di Luton, nord di Londra. Lungo e inequivocabile il testo: «Dobbiamo mandare i nostri giovani per le strade e spingere le giovani di religione sikh nelle braccia dell’Islam. L’insegnamento del grande profeta Maometto deve essere diffuso fino a che il mondo intero non sarà musulmano. Solo così il mondo sarà salvato».   Firmato: «Il vero movimento del califfato. Gli occhi, le orecchie e la voce dell’Islam».  
La campagna degli estremisti in suolo britannico è cominciata a Luton, ma sembra aver fatto proseliti anche altrove: Birmingham, Leeds e Bradford, nord dell’Inghilterra, il luogo dal quale provenivano gli attentatori del 7 luglio, e poi Londra. La polizia inglese l’ha ribattezzata la tattica delle «conversioni forzate».  Il terreno ideale sembra essere l’università. Da alcuni campus sono arrivate le prime denunce di giovani indù e sikh, minacciate e persino picchiate, costrette a lasciare l’università e ad abbracciare l’Islam. E dai college inglesi è giunta la conferma che quei volantini hanno sortito il loro effetto. A far scattare l’allarme è stata “Hindu Forum of Britain”, l’organizzazione - espressione della comunità religiosa nel Regno Unito - che dialoga regolarmente con la stampa e il governo britannico.
«Abbiamo segnalato le denunce fatte da tante ragazze della nostra comunità alla polizia: i casi - ha spiegato al Giornale Ramesh Kallidai, segretario generale dell’organizzazione - stanno diventando sempre più numerosi e molte giovani hanno paura di denunciare. Ecco perché ci battiamo perché si parli del fenomeno. Perché chi non ha ancora parlato, ci dica davvero quali aggressioni ha subìto e perché si crei un clima generale di denuncia che aiuti a fermare questo fenomeno».
Il capo della Metropolitan Police, Ian Blair (l’uomo che ha gestito l’emergenza attentati del luglio 2005) ha annunciato di aver inviato i propri uomini nei pressi delle università, i luoghi scelti dagli estremisti islamici per avviare la propria campagna, in modo da incoraggiare le vittime a cercare aiuto, anche rivolgendosi a strutture di sostegno psicologico se non volessero contattare direttamente la polizia. Le forze dell’ordine, infatti, non possono agire direttamente all’interno dei campus. Proprio qui gli estremisti di Allah hanno lavorato più efficacemente.
«Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto una ventina di denunce di ragazze minacciate, costrette a lasciare l’università. Qualcuna ci ha detto - racconta ancora Kallidai - di essere stata persino picchiata per strada». 

D’altra parte, i volantini parlano chiaro:
«È facile portare queste ragazze fuori per un appuntamento, perché in genere amano bere e sanno ben poco della propria religione, ricevendo un’educazione più occidentale. Da lì può cominciare un graduale percorso verso l’Islam».  
Un percorso che per molte è finito in un incubo di violenza e minacce. E che conferma il risultato di un sondaggio recentemente diffuso dalla Gallup e realizzato fra il 2005 e il 2006, il più vasto condotto tra gli islamici (10mila musulmani ascoltati in dieci Paesi a maggioranza islamica). Secondo l’indagine, i musulmani si stanno sempre più radicalizzando e hanno accentuato il loro sentimento anti-americano. Un sentimento diffuso fra il 79% della popolazione saudita. Il 7% degli islamici ha dichiarato apertamente che quello dell’11 settembre è stato un attacco «completamente giustificato». 





FIGLIE DI UN DIO MINORE: FIGLIE DI ALLAH

27 02 2007

Nei due comunicati seguenti troverete una disparità che si fonda su ideologie politiche razziste che dimostrano l’opportunismo vergognoso della classe politica, che metà degli italiani ha mandato al governo.  Quella stessa parte politica che scende in piazza ad ogni pié sospinto rivendicando superiorità morale in quanto si è convinta e ci vuole convincere che sventolare la bandiera della pace, sia sinonimo di pace nel mondo e non ha nemmeno la sensibilità di vedere le tremende sofferenze dei propri vicini di casa. Questa parte dell’Italia con la quale non mi identifico e della quale mi vergogno profondamente di condividere la nazionalità,  che favorisce e pretende che l’immigrazione sia libera e illimitata, ma non si cura nemmeno di vedere che cosa questa immigrazione incontrollata e selvaggia riesce a produrre di orrendo, all’interno di comunità che non hanno la volontà e la capacità di integrarsi. Questa parte di Italia malata di buonismo, ma priva di bontà: non comprende, non vede, non sente, non ascolta l’urlo di dolore che sale dal profondo della parte femminile di queste comunità che vive sulla propria pelle l’ignoranza e la cattiveria dell’Italia buonista che vuole regalare la nazionalità agli immigrati in pochissimi anni e non si cura di vedere che sottopone le proprie donne a torture psicologiche e fisiologiche alle quali le italiane giustamente si ribellano e che la legge tutela.
donna picchiata Le donne musulmane in Italia vivono per lo più segregate, umiliate, picchiate e sottoposte ad ogni serie di umiliazioni, nell’indifferenza della popolazione italiana e nella connivenza della propria comunità soprattutto quella religiosa, e se provano a ribellarsi o chiedere aiuto si trovano a dover combattere con l’ignoranza, l’omertà ed il fastidio che coloro che sono preposti ad occuparsi dei problemi sociali dimostrano di essere intrisi.  Queste donne subiscono la peggiore delle discriminazioni in quanto è combinata da moltissimi fattori che rende loro impossibile la via d’uscita dal dramma nel quale sono precipitate e se provano a chiedere aiuto ecco cosa trovano, e quello che leggerete qua sotto non è frutto di fantasia ma è la vergognosa quotidianità: 
- le forze dell’ordine faticano a intervenire e se proprio debbono farlo si limitano a ricevere una denuncia formale, ma non arrestano il marito violento, pur sapendo che quando la donna tornerà a casa subirà una violenza doppia per essersi permessa di denunciare il fatto;
- Gli ospedali le ricoverano e le curano velocemente rimandandole a casa e se la denuncia procede per vie automatiche gli uomini che hanno mandato le loro mogli all’ospedale non vengono arrestati in quanto i giudici non convalidano gli arresti;- Gli assistenti sociali si dichiarano impotenti perché rispondono che “essendo queste donne sposate all’islamica”  (lo sa dio cosa intendono con sposate all’islamica, visto che vivono in Italia e le leggi italiane non cambiano secondo il tipo di cerimonia nuziale) non possono farci niente, tutt’al più offrono loro una seduta dallo psicologo;
- gli avvocati dell’assistenza sociale prendono tempo e non chiedono l’allontanamento del marito violento, anche se la donna è in pericolo di vita e ha figli piccoli che vivono nella violenza e magari la subiscono insieme alla madre;
- le autorità cittadine che hanno rapporti con case d’accoglienza per le donne maltrattate non intervengono e non offrono ospitalità alle islamiche, per fuggire dalla violenza, e quando vengono richiamati da interventi esterni le donne finiscono in un altro girone dantesco e vengono affidate a persone che sono in stretti rapporti con le comunità islamiche, la moschea e gli imam, che cercano di convincerle con tutti i mezzi, persino con la fame di far tornare a casa le donne violentate, picchiate, stuprate;
- i figli vengono spesso rapiti dal marito che li sottrae alla madre e li riporta nel proprio paese d’origine, anche se fermati mentre lo stanno facendo restano tranquillamente a piede libero in casa ove vive la stessa compagna che hanno massacrato in troppe circostanze.
- i mariti già condannati in più occasioni in quanto le violenze che hanno mandato all’ospedale la propria moglie hanno alle spalle numerose denunce, non entrano in carcere, ma restano nell’abitazione anche se la violenza non è ipotetica, ma i fatti dimostrano che è reale e che la compagna vittima potrà anche venire assassinata;
- se la donna vittima trova una comunità o un’associazione di volontari che l’aiutano, i carnefici non si rassegnano, avvicinano i loro parenti più stretti con minacce e invenzioni, spacciandosi anche per poliziotti cercano di scoprire ove la donna si è rifugiata per riportarla nell’inferno dal quale è fuggita, non grazie alla responsabilità e al senso del dovere e del sentimento di pietà che uno Stato dovrebbe avere e offrire ai più deboli, ma grazie a chi volontariamente si occupa di queste sfortunate figlie di un dio minore: le figlie di Allah.

E proprio a conferma di quanto spiegato sopra, eccovi uno stralcio di ciò che è appena successo in Italia, proprio nel Palazzo in cui si dovrebbe esercitare il diritto:

Il centrosinistra contro le donne islamiche.

Oggi a Montecitorio il centrosinistra ha votato per il rinvio, in pratica ha bocciato, una saggissima poposta di Isaabella Bertolini di Forza Italia di istituire una Commissione d’inchiesta parlamentare sulla violenza sulle donne esercitata in nome della religione.

Per un tragico scherzo del destino, donne e uomini molto, molto progressisti hanno fatto questa cinica scelta nel momento stesso in cui in Pakistan, un fondamentalista, ha ucciso a pistolettate Zilla Huma Usman, una donna di 35 anni, ministro per gli affari sociali della regione del Punjab, colpevole, agli occhi dell’assassino, di lttare appunto contro la violenza sulle donne in nome di Allah.
Le ragioni per cui il centrosinistra ha rifiutato la Commissione parlamentare sono le solite: molto molto politically correct e quindi nessuna ”criminalizzazioni” di lapidazioni, poligamia, ripudio, minorità tutoria e anche infibulazioni.
Un opportunismo culturale orrendo, dalle conseguenze devastanti, che toglie alle tante musulmane in Italia una preziosa opportunità, quantomeno, di far giungere le proprie denunce sino al Parlamento.  Una vergogna.

Per tutte le altre donne italiane invece, ecco il risultato di uno studio Istat che anche quest’anno, come in molti anni precedenti è stato presentato alla Camera.Violenza e maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia   Statistiche in breve - Periodo di riferimento: Anno 2006 -  Diffuso il: 21 febbraio 2007
L’Istat presenta i risultati di una nuova indagine per la prima volta interamente dedicata al fenomeno delle violenza fisica e sessuale contro le donne. Il campione comprende 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni, intervistate da gennaio a ottobre 2006 con tecnica telefonica.
L’indagine è frutto di una convenzione tra l’Istat – che l’ha condotta – e il Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità – che l’ha finanziata con i fondi del Programma Operativo Nazionale “Sicurezza” e “Azioni di sistema” del Fondo Sociale Europeo.
Vengono misurati tre diversi tipi di violenza.
La violenza fisica è graduata dalle forme più lievi a quelle più gravi: la minaccia di essere colpita fisicamente, l’essere spinta, afferrata o strattonata, l’essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, il tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione e la minaccia con armi.
Per violenza sessuale vengono considerate le situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo: stupro, tentato stupro, molestia fisica sessuale, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti.
Le forme di violenza psicologica rilevano le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche subite da parte del partner. L’indagine è stata presentata nel corso della Conferenza-evento





DONNE IN CASA E MUTE, INSHALLAH

8 02 2007

Donne in casa e mute, inshallah  
di Renzo Martinelli - martedì 06 febbraio 2007

donna col niqab
È una battaglia persa. L’Occidente non sarà mai in grado di reggere l’assalto ideologico e demografico dell’Islam. Per il semplice motivo che l’Occidente ha perso quello che invece i musulmani possiedono: la Fede. Una Fede totale e totalizzante che li rende portatori di una unicità ed una universalità alla quale non possono rinunciare. A differenza del Vangelo, che è stato rivelato, il Corano è «munzal», è cioè disceso direttamente da Allah su Maometto. Dunque è «increato» e in quanto tale non può essere sottoposto e nessun processo di storicizzazione. Non possono essere messe in discussione neppure quelle «sure» che sono con ogni evidenza legate al contesto storico e sociale dell’epoca in cui visse il Profeta.
Indubbiamente un bel problema per i pochi temerari che tentano di storicizzare il Corano e che inesorabilmente vengono accusati di apostasia e condannati a morte.
Per questo fanno sorridere gli intellettuali d’Occidente che ancora si ostinano a reclamare un principio di reciprocità nei confronti dell’Islam. Per un musulmano, infatti, accettare un tale principio nei confronti di un infedele non ha alcun senso. Forse che noi accetteremmo un principio di reciprocità col nostro cane?
Perdendo la Fede, dunque, l’Occidente sta scientemente preparando la propria estinzione e sta rendendo ineluttabile il trionfo dell’Islam.
Due grandi uomini, con visioni del mondo pressoché opposte, sono giunti alla medesima conclusione. Il primo è diventato santo col nome di Padre Pio e già scriveva nel 1967, molti anni prima che i fondamentalisti islamici abbattessero le Twin Towers: «Il maggiore pericolo per l’umanità verrà dall’Islam. L’Islam si prefigge di scristianizzare l’Europa ed il mondo intero per far trionfare il segno di Maometto».
Il secondo si chiamava Indro Montanelli e si trovò un giorno a commentare un opuscolo scritto dal Cardinale Giacomo Biffi. In questo opuscolo, il Cardinale sviluppava il seguente pensiero: «O l’Europa ridiventerà cristiana, o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la “cultura del niente”, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l’atteggiamento largamente dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità…».
«Io sono un laico», commentava Montanelli, «e appartengo alla “cultura del niente”. Ma se fossi un uomo di Chiesa, come lui, parlerei come lui…».
Un mistico, un intellettuale. Una medesima conclusione. Suggerisco dunque ai maschi d’Occidente di fare propria la scommessa di Blaise Pascal e di recitare la «shahada», la professione di fede in Allah e nel suo Profeta. Di convertirsi cioè all’Islam. Se l’Europa, come sembra, diventerà musulmana, avranno l’insostituibile vantaggio di essere tra i Giusti. Se non lo diventerà, avranno comunque innegabili vantaggi.
Che elenco in ordine non necessariamente di importanza: potranno avere fino a quattro mogli e un numero infinito di concubine. Potranno disfarsi di una qualsiasi delle mogli semplicemente pronunciando per tre volte in arabo la formula rituale «Io ti ripudio». Il tutto senza ricorrere a nessun tribunale. Basta la presenza di due testimoni musulmani maschi adulti e sani di mente. La loro testimonianza in un tribunale musulmano varrà il doppio di quella di una donna. Occorreranno cioè due donne per pareggiare la testimonianza di un uomo. Sempre in un tribunale musulmano, avranno il privilegio di impedire a un non musulmano di testimoniare contro di loro. Ad esempio, potranno derubare un non musulmano nella sua stessa casa e rimanere impuniti se non ci sono altri testimoni otre al non musulmano stesso. Potranno sposare altre donne non musulmane. Eventualità, questa, impossibile per le loro mogli.
Convertendosi all’Islam, inoltre, i maschi d’Occidente potranno citare alle loro mogli il molto stimato filosofo Al Ghazzali (1058-1111): «La donna deve rimanere a casa e tenersi occupata con la filatura, non deve uscire spesso, non deve essere ben informata, né deve essere loquace coi suoi vicini, deve prendersi cura del proprio marito e rispettarlo in sua presenza e in sua assenza e deve cercare di soddisfarlo in tutto. Deve accettare come adeguato ciò che suo marito le concede per placare il bisogno soddisfare i bisogni sessuali del proprio marito in ogni momento…».
Avete capito bene, maschi d’Occidente: le vostre mogli non potranno chiedervi in maniera legittima di soddisfarle sessualmente. Potranno chiedere soltanto di essere nutrite, vestite e ospitate in casa. Dal punto di vista sessuale, voi sarete i padroni del piacere delle vostre mogli. Il vostro eventuale rifiuto di fare l’amore con le vostre mogli è considerato semplicemente una libera rinuncia dei vostri diritti sessuali legittimamente acquisiti.
Infine, se proprio non foste ancora convinti, sappiate che il versetto 34 della Sura delle Donne recita testualmente: «Gli uomini hanno autorità sulle donne. Quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele. Poi lasciatele nei loro letti. Poi battetele. Ma se ubbidiscono, allora non cercate pretesti per maltrattarle…».
Tutti questi punti sopra elencati, e lo dico con intima convinzione, mi sembrano vantaggi non da poco.
Sarebbe gradito a questo riguardo il parere delle femministe d’Occidente.
Perché il trionfo dell’Islam, è bene che lo sappiano, riguarda anche loro. Inshallah…





AREM FELICE? ALLE DONNE SOLO BOTTE E UMILIAZIONI

8 02 2007

Souad Sbai - presidente nazionale donne marocchine«Harem felice? Alle donne solo botte e umiliazioni» di Marcello Foa Il Giornale 25/1/2007
«È ora si smetterla con il mito che alle donne musulmane la poligamia piaccia». Non nasconde la propria indignazione, Souad Sbai, presidente dell’associazione delle donne marocchine in Italia, commentando con il Giornale la notizia dei due nuovi casi scoperti a Treviso. Pochi giorni fa Mohammed Bahà el-Din Ghrewati il fondatore dell’Ucoii (l’Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia) ha rivendicato il diritto ad avere quattro mogli. E come lui altri fondamentalisti. Sono convinti che così si proteggano e si tutelino le musulmane.
Chi ha ragione, signora Sbai?
«Io ho incontrato tante donne sposate con un poligamo. Qualcuna subisce la situazione, nessuna la accetta, anche perché il matrimonio spesso è contratto con l’inganno. La prima non sa della seconda e viceversa. E quando vengono messe di fronte al fatto compiuto, finisce quasi sempre male».
Eppure qualche unione poligama regge…
«Sì, ma solo per rassegnazione o nel timore di finire per strada senza un euro o per proteggere i propri figli. Ma si tratta di casi isolati, la maggior parte si ribella e scappa».
Lei raccoglie molte testimonianze tragiche…
«Sono situazioni aberranti; senti tuo marito che in un monolocale di 40 metri sta a letto con l’altra, e sei separata da loro solo da una tenda. Ti senti umiliata, offesa. Dentro di te monta l’odio. Ogni tanto le due mogli si alleano, ma è raro. Il più delle volte finisce a botte; con lui che picchia la moglie ribelle. E guardi che in Italia è peggio che nel Maghreb».
Vuol dire che qui la donna è meno protetta?
«Sì, paradossalmente; perché nei Paesi arabi il diritto prevede che il marito possa sposare la seconda moglie solo dopo aver ottenuto il consenso della prima, che non lo concede praticamente mai. Questo spiega perché la poligamia sia poco diffusa ed è la prova che non è apprezzata dalle donne. Ma qui è più facile per le lacune della vostra legge e per la lontananza dalle famiglie d’origine che hanno sempre una funzione protettiva. Quando le secondi mogli arrivano in Italia si trovano sole, spesso non conoscono i propri diritti. Sono alla mercé di uomini che sognano di avere un harem».
E i figli come reagiscono?
«Anche per loro è un trauma. Si creano due clan che si odiano reciprocamente. I figli dell’una contro i figli dell’altra. Molte ragazze rimangono segnate per sempre».
Per la violenza fisica?
«Anche, ma soprattutto per quella psicologica. Abbiamo casi di schizofrenia. In genere provano un rancore implacabile nei confronti del padre; vivono il secondo matrimonio come un tradimento. E imparano a non aver fiducia negli uomini; molte rifiutano di sposarsi per timore di fare la stessa fine».
E i figli maschi?
«Benché molto attaccati alle madri sono passivi. Spesso picchiano le sorelle come il loro padre fa con sua moglie».
Come si risolve la questione della poligamia?
«Approvando leggi che la puniscono con severità. In realtà sono stupita dall’indifferenza dell’opinione pubblica e dalla passività di questo governo. Perché nessuno si ribella? Non è una battaglia di centro, di destra o di sinistra, ma di civiltà, in difesa dei valori, dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione italiana. Se non si interviene adesso si corre il rischio, con la diffusione dei matrimoni misti, che anche le italiane si ritrovino un giorno con un marito poligamo». (Il Giornale)