Nei due comunicati seguenti troverete una disparità che si fonda su ideologie politiche razziste che dimostrano l’opportunismo vergognoso della classe politica, che metà degli italiani ha mandato al governo. Quella stessa parte politica che scende in piazza ad ogni pié sospinto rivendicando superiorità morale in quanto si è convinta e ci vuole convincere che sventolare la bandiera della pace, sia sinonimo di pace nel mondo e non ha nemmeno la sensibilità di vedere le tremende sofferenze dei propri vicini di casa. Questa parte dell’Italia con la quale non mi identifico e della quale mi vergogno profondamente di condividere la nazionalità, che favorisce e pretende che l’immigrazione sia libera e illimitata, ma non si cura nemmeno di vedere che cosa questa immigrazione incontrollata e selvaggia riesce a produrre di orrendo, all’interno di comunità che non hanno la volontà e la capacità di integrarsi. Questa parte di Italia malata di buonismo, ma priva di bontà: non comprende, non vede, non sente, non ascolta l’urlo di dolore che sale dal profondo della parte femminile di queste comunità che vive sulla propria pelle l’ignoranza e la cattiveria dell’Italia buonista che vuole regalare la nazionalità agli immigrati in pochissimi anni e non si cura di vedere che sottopone le proprie donne a torture psicologiche e fisiologiche alle quali le italiane giustamente si ribellano e che la legge tutela.
Le donne musulmane in Italia vivono per lo più segregate, umiliate, picchiate e sottoposte ad ogni serie di umiliazioni, nell’indifferenza della popolazione italiana e nella connivenza della propria comunità soprattutto quella religiosa, e se provano a ribellarsi o chiedere aiuto si trovano a dover combattere con l’ignoranza, l’omertà ed il fastidio che coloro che sono preposti ad occuparsi dei problemi sociali dimostrano di essere intrisi. Queste donne subiscono la peggiore delle discriminazioni in quanto è combinata da moltissimi fattori che rende loro impossibile la via d’uscita dal dramma nel quale sono precipitate e se provano a chiedere aiuto ecco cosa trovano, e quello che leggerete qua sotto non è frutto di fantasia ma è la vergognosa quotidianità:
- le forze dell’ordine faticano a intervenire e se proprio debbono farlo si limitano a ricevere una denuncia formale, ma non arrestano il marito violento, pur sapendo che quando la donna tornerà a casa subirà una violenza doppia per essersi permessa di denunciare il fatto;
- Gli ospedali le ricoverano e le curano velocemente rimandandole a casa e se la denuncia procede per vie automatiche gli uomini che hanno mandato le loro mogli all’ospedale non vengono arrestati in quanto i giudici non convalidano gli arresti;- Gli assistenti sociali si dichiarano impotenti perché rispondono che “essendo queste donne sposate all’islamica” (lo sa dio cosa intendono con sposate all’islamica, visto che vivono in Italia e le leggi italiane non cambiano secondo il tipo di cerimonia nuziale) non possono farci niente, tutt’al più offrono loro una seduta dallo psicologo;
- gli avvocati dell’assistenza sociale prendono tempo e non chiedono l’allontanamento del marito violento, anche se la donna è in pericolo di vita e ha figli piccoli che vivono nella violenza e magari la subiscono insieme alla madre;
- le autorità cittadine che hanno rapporti con case d’accoglienza per le donne maltrattate non intervengono e non offrono ospitalità alle islamiche, per fuggire dalla violenza, e quando vengono richiamati da interventi esterni le donne finiscono in un altro girone dantesco e vengono affidate a persone che sono in stretti rapporti con le comunità islamiche, la moschea e gli imam, che cercano di convincerle con tutti i mezzi, persino con la fame di far tornare a casa le donne violentate, picchiate, stuprate;
- i figli vengono spesso rapiti dal marito che li sottrae alla madre e li riporta nel proprio paese d’origine, anche se fermati mentre lo stanno facendo restano tranquillamente a piede libero in casa ove vive la stessa compagna che hanno massacrato in troppe circostanze.
- i mariti già condannati in più occasioni in quanto le violenze che hanno mandato all’ospedale la propria moglie hanno alle spalle numerose denunce, non entrano in carcere, ma restano nell’abitazione anche se la violenza non è ipotetica, ma i fatti dimostrano che è reale e che la compagna vittima potrà anche venire assassinata;
- se la donna vittima trova una comunità o un’associazione di volontari che l’aiutano, i carnefici non si rassegnano, avvicinano i loro parenti più stretti con minacce e invenzioni, spacciandosi anche per poliziotti cercano di scoprire ove la donna si è rifugiata per riportarla nell’inferno dal quale è fuggita, non grazie alla responsabilità e al senso del dovere e del sentimento di pietà che uno Stato dovrebbe avere e offrire ai più deboli, ma grazie a chi volontariamente si occupa di queste sfortunate figlie di un dio minore: le figlie di Allah.
E proprio a conferma di quanto spiegato sopra, eccovi uno stralcio di ciò che è appena successo in Italia, proprio nel Palazzo in cui si dovrebbe esercitare il diritto:
Il centrosinistra contro le donne islamiche.
Oggi a Montecitorio il centrosinistra ha votato per il rinvio, in pratica ha bocciato, una saggissima poposta di Isaabella Bertolini di Forza Italia di istituire una Commissione d’inchiesta parlamentare sulla violenza sulle donne esercitata in nome della religione.
Per un tragico scherzo del destino, donne e uomini molto, molto progressisti hanno fatto questa cinica scelta nel momento stesso in cui in Pakistan, un fondamentalista, ha ucciso a pistolettate Zilla Huma Usman, una donna di 35 anni, ministro per gli affari sociali della regione del Punjab, colpevole, agli occhi dell’assassino, di lttare appunto contro la violenza sulle donne in nome di Allah.
Le ragioni per cui il centrosinistra ha rifiutato la Commissione parlamentare sono le solite: molto molto politically correct e quindi nessuna ”criminalizzazioni” di lapidazioni, poligamia, ripudio, minorità tutoria e anche infibulazioni.
Un opportunismo culturale orrendo, dalle conseguenze devastanti, che toglie alle tante musulmane in Italia una preziosa opportunità, quantomeno, di far giungere le proprie denunce sino al Parlamento. Una vergogna.
Per tutte le altre donne italiane invece, ecco il risultato di uno studio Istat che anche quest’anno, come in molti anni precedenti è stato presentato alla Camera.Violenza e maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia Statistiche in breve - Periodo di riferimento: Anno 2006 - Diffuso il: 21 febbraio 2007
L’Istat presenta i risultati di una nuova indagine per la prima volta interamente dedicata al fenomeno delle violenza fisica e sessuale contro le donne. Il campione comprende 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni, intervistate da gennaio a ottobre 2006 con tecnica telefonica.
L’indagine è frutto di una convenzione tra l’Istat – che l’ha condotta – e il Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità – che l’ha finanziata con i fondi del Programma Operativo Nazionale “Sicurezza” e “Azioni di sistema” del Fondo Sociale Europeo.
Vengono misurati tre diversi tipi di violenza.
La violenza fisica è graduata dalle forme più lievi a quelle più gravi: la minaccia di essere colpita fisicamente, l’essere spinta, afferrata o strattonata, l’essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, il tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione e la minaccia con armi.
Per violenza sessuale vengono considerate le situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo: stupro, tentato stupro, molestia fisica sessuale, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti.
Le forme di violenza psicologica rilevano le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le forti limitazioni economiche subite da parte del partner. L’indagine è stata presentata nel corso della Conferenza-evento
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