S.O.S. BIRMANIA - IL GOVERNO BOICOTTI LA CINA

30 09 2007

BOICOTTARE? SI MA CON INTELLIGENZA E SENSIBILITA’
banner per sostenere i birmani
FIRMATE LA PETIZIONE ON LINE (cliccate sul banner) PER FAR SENTIRE AL MONDO CHE LA BIRMANIA E I SUOI ABITANTI HANNO ANCORA QUALCHE ESSERE UMANO CHE PENSA A LORO, NON LASCIAMO SOLI CHI SOFFRE LE DITTATURE, PERCHE’ NON C’E’ UNA SOLA DITTATURA AL MONDO CHE POSSA RITENERSI “UMANAMENTE ACCETTABILE” DA QUESTO MOMENTO VIGE IL DETTATO: NESSUN DORMA!!!!!!!

I Governi stanno decidendo le sanzioni contro la Birmania e questo è qualcosa di assolutamente inaccettabile. Non è mai esistito governo al mondo che abbia cambiato qualcosa nel suo stato dittatoriale semplicemente adottando le sanzioni. Al contrario esse ricadono sulla popolazione che soffre ancora di più la fame e le privazioni.

Le uniche sanzioni che si possono adottare sono quelle che impediscono ai governi di avere rappresentanze per il mondo e di partecipare alla vita sociale di tutti gli stati al mondo, come per la Cina, che dovrebbe vedersi boicottare le olimpiadi in quanto sostiene e beneficia del regime dittatoriale che si è instaurato in Birmania.

Non dobbiamo dimenticare che la Cina ha invaso e messo in schiavitù il popolo tibetano.

Ora questa occasione è quella giusta per dire a tutti i governi dittatoriali al mondo che non sarà più permesso loro di dettare legge in casa d’altri né con le ideologie, esportando il comunismo, né con le armi sempre esportando il comunismo assieme alla distruzione di cui è pieno il mondo.

Non esiste un regime uscito dal comunismo che possa dirsi un regime positivo e vincente, il comunismo è a tutt’oggi il peggior cancro dell’umanità e va estirpato una volta per tutte con forza e vigore e se non bastano le parole è ora di intervenire con altri mezzi.

Adriana Bolchini Gaigher





S.O.S. ITALIA SIAMO ENTRATI IN ARABIA SAUDITA

30 09 2007

S.O.S. ITALIA SIAMO ENTRATI IN ARABIA SAUDITA E NON CE NE ERAVAMO ACCORTI
la ministro Barbara Pollastrini 
IL MINISTRO DELLE PARI OPPORTUNITA’ BARBARA POLLASTRINI CREDE DI VIVERE IN ARABIA SAUDITA E CI OBBLIGA A SEGUIRLA PRECIPITANDOCI IN QUESTA AVVENTURA NICHILISTA.

Nel caso di questa signora che da quando è andata al governo non ha ancora elaborato una semplice iniziativa utile ad aiutare veramente le donne maltrattate, soprattutto quelle islamiche, sarei propensa a votare un provvedimento urgente nei suoi confronti, prendendo ad esempio comportamenti ai quali lei stessa si affida, infatti sarebbe auspicabile ricorrere alla ferrea legge dei talebani creata appositamente per le donne e la coprirei con un burqa, obbligandola a stare in casa e a non lavorare, perché soltanto questo riuscirebbe ad impedirle di fare altri danni alle donne islamiche, già oppresse da problemi gravissimi.  

La notizia che leggerete qua sotto possiede due caratteristiche principali che possono essere presenti insieme o una delle due è quella che ha preso il sopravvento sull’altra.

Ci troviamo di fronte a un governo che persegue un disegno criminogeno: sta tentando con ogni mezzo di accreditare un’organizzazione vicina, affine e simpatizzante al terrorismo islamico che è l’UCOII,  associazione per la quale esistono sentenze del tribunale che giudicano la pericolosità del loro operato e per la quale persino la maggior parte degli islamici presenti in Italia chiede la messa al bando.

In alternativa ci troviamo di fronte a un governo totalmente inadeguato ed irresponsabile, per i motivi appena descritti.

E’ sconvolgente che gran parte di questo governo fra cui i ministri Amato, Ferrero abbiano tentato di tutto per accreditare l’UCOII nonostante le premesse ed i comportamenti pericolosi che già nel nostro territorio i suoi membri hanno messo in atto ed ora è ancora più sconvolgente scoprire che la ministra Pollastrini, si serva della sofferenza delle donne maltrattate, violentate, uccise con riti barbarici, per riuscire ad accreditare definitivamente presso le istituzioni l’UCOII visto il suo fallimento nella Consulta Islamica che non è riuscita a produrre alcunché di positivo, proprio in relazione al comportamento integralista, arrogante, pretestuoso tenuto dai suoi membri, persone che come Nour Dachan incitano all’odio religioso e discriminano le donne, anche pubblicamente in TV, mandando a far intervistare giovani indottrinate alle quali è impedito persino di emettere un personale giudizio morale sulla lapidazione.

Siamo giunti al delirio estremo, ed ogni cosa che questo governo produce è un danno gravissimo alla comunità italiana e a quella degli immigrati perché il buonismo becero di certe idee che fanno il paio con i fanatismi integralisti degli islamici, che stanno perseguendo il loro disegno politico sul nostro territorio è qualcosa che fa accapponare la pelle.

Noi dobbiamo rifiutare e respingere questa iniziativa che fa ritornare indietro il progresso sociale e culturale, di almeno un paio di secoli e per questo motivo vi anticipo che ci organizzeremo per contrastare ogni avanzamento verso questa deriva inaccettabile.

E se qualcuno ci dovesse chiedere come mai ci opponiamo, risponderemo che nessuna persona ragionevole affiderebbe la custodia di donne indifese a Jack lo squartatore, come non affiderebbe un asilo infantile a una banda di pedofili.

I paragoni sono troppo forti?  Forse…. ma certamente calzanti al grave problema del trattamento delle donne nell’islam a cui fa riferimento l’UCOII.  

Eccovi i fatti:  

Dal ministero delle Pari Opportunità di Barbara Pollastrini una pensata geniale, teocratica, misogina, già in uso in uno dei paesi più progrediti al mondo:  l’Arabia Saudita e per non essere da meno, indovinate a chi ha deciso di affidare il problema per cercare di risolvere la violenza sulle donne?  Semplice e logico per una mente già bacata dall’ideologia comunista. AGLI UOMINI e che razza di uomini ha scelto su suo mandato la sua sottosegretaria Linguiti:

Roma, 28 set. - Il sottosegretario chiama 5 organizzazioni guidate da uomini, di cui tre musulmane
(Aki) - La Sottosegretaria di Stato ai Diritti e Pari Opportunità, Donatella Linguiti, ha convocato per martedì 2 ottobre un incontro con alcune associazioni islamiche ed enti che si occupano del mondo dell’immigrazione in Italia per dare vita a ”un Protocollo di Intesa contro la violenza” sulle donne. A partecipare a questa riunione sono state chiamate cinque associazioni, tre delle quali di tipo islamico e una che si occupa della presenza Rom nel nostro paese.

”L’obiettivo di definire con urgenza un Piano di intervento articolato contro la violenza di genere nasce dalla consapevolezza che essa ha assunto, in tutti i Paesi, il carattere di grave problema di rilevanza pubblica - si legge nella convocazione inviata dal sottosegretario Linguiti -. La violenza contro le donne è riconosciuta dalla comunità internazionale come una violazione dei diritti umani fondamentali dell’integrità fisica e psicologica, della libertà e dignità, una violazione che ha carattere endemico e non occasionale e che conosce trasversalità di tempi, luoghi, culture. La violenza maschile contro le donne costituisce un problema strutturale delle società; da ciò discende la necessità di promuovere la partecipazione attiva degli uomini in azioni finalizzate a combattere la violenza nei confronti delle donne”.

A discutere della violenza sulle donne sono stati invitati a partecipare quasi esclusivamente associazioni islamiche guidate da uomini (tre sulle cinque interpellate). Oltre l’Opera nomadi e all’associazione Maschile Plurale, figurano tra gli invitati l’Unione delle Comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii) presieduta da Nour Dachan, la Comunità Religiosa islamica (Coreis) di Yahya Pallavicini e l’Unione islamica in Occidente (Uio), sezione italiana della Wics libica (World Islamic Call Society) guidata da Mansur Tantush.  (Ham/AKI)  

Adriana Bolchini Gaigher





LE MOSCHEE SONO LUOGHI DI CULTO?

30 09 2007

MA LE MOSCHEE SONO LUOGHI DI CULTO? 
moschea di Gaza  Sembrerebbe di no, almeno non a Gaza, visto quello che è successo fra sostenitori di Hamas e Fatah a Khan Yunis a sud della striscia, ove una mega rissa condotta con ogni mezzo di offesa possibile ha lasciato sul terreno molti feriti gravi.
Lo scontro, avvenuto durante la preghiera della sera, sarebbe esploso dopo che un imam vicino ad Hamas avrebbe iniziato a tenere il suo sermone prendendo il posto del predicatore di Fatah. Nella rissa sono stati usati bastoni, sedie e coltelli ed anche armi da fuoco. Sono in corso indagini per l’identificazione dei responsabili dei ferimenti.di Gaza. Resta il sospetto che le moschee in realtà non abbiano molto a che fare con il culto, oppure i musulmani non rispettano molto i luoghi sacri, visto la quantità di attentati portati a segno contro le chiese cristiane, i templi indù, le pagode, statue di divinità altrui grandi e piccole e non meno frequenti anche quelli contro le moschee di correnti diversi dalle proprie. Se è così difficile per i musulmani tenere separata la politica dalla religione, forse è giunto il momento di ripensare anche in Italia se sia il caso o meno di continuare a permettere loro di riunirsi dentro moschee e soprattutto se è necessario continuare a costruirne di nuove più grandi e più complesse per il tipo di servizi che si propongono di fornire. Fino a quando non verranno chiariti queste situazioni così difficili da collegare alla semplice fede, sarà bene porre uno stop a tale processo e quando, se mai verrà chiarito che le moschee in Italia possono essere solo luoghi di culto e di qualche attività collaterale molto amena e per nulla collusa con la politica, allora si potrà riaprire il discorso.

Adriana Bolchini Gaigher

E’ chiarificatore l’articolo pubblicato sull’Avvenire, che vi segnalo qua sotto:  Si moltiplicano le richieste per l’edificazione di moschee in varie città d’Italia, e con esse le inevitabili polemiche e molti malintesi. A Bologna il sindaco Cofferati, inizialmente orientato a dare il suo benestare, ha deciso di prendere tempo e di consultare gli abitanti del quartiere interessato.  

Il primo cittadino di Genova ha congelato il problema ributtando la palla ad Amato. E anche a Milano la questione torna periodicamente a far discutere e a dividere la politica e l’opinione pubblica.  

Le amministrazioni locali, non meno del governo centrale, appaiono disorientate e in cerca di criteri-guida.  È necessario anzitutto sgombrare il campo da alcuni equivoci.

La moschea non è un luogo di culto. Chi conosce la storia dell’islam e la mentalità dei musulmani sa che essa è l’ambito in cui ci si raduna per la preghiera, ma anche per prendere decisioni su aspetti che riguardano la vita sociale e della comunità, fino a scelte di natura politica. Non è un caso se nei Paesi islamici molte moschee sono sorvegliate dalle forze dell’ordine e se alcuni governi vogliono leggere preventivamente il sermone che l’imam pronuncia durante la preghiera del venerdì, per controllare che non siano presenti riferimenti ostili nei confronti delle istituzioni.  

Come si può facilmente dedurre, non è in gioco anzitutto la libertà di culto - che in Italia non è in  discussione essendo una componente essenziale del diritto alla libertà religiosa garantito dalla Costituzione - ma temi ben più ampi.   

Proprio a motivo della particolare natura della moschea, per confrontarsi in maniera adeguata e realistica con le richieste che arrivano dalle comunità islamiche è necessario che vengano preventivamente chiariti alcuni aspetti rivelatori degli orientamenti che esse hanno in animo di   seguire. Deve essere ben identificabile, ad esempio, l’identità giuridica dell’ente proprietario del terreno e dell’edificio, si deve sapere da dove provengono i finanziamenti necessari, chi garantisce il mantenimento e la gestione del luogo, quali le attività che si intendono svolgere.  

È fondamentale conoscere inoltre chi sceglie l’imam, in base a quali criteri viene selezionato, quale la sua preparazione teologica, quale il suo grado di conoscenza sia della lingua italiana, sia dei principi che sono a fondamento della convivenza nel nostro Paese.

Il tutto all’insegna della massima trasparenza, sia per offrire tutte le rassicurazioni del caso alle autorità locali, sia per garantire i fedeli musulmani che chiedono un luogo in cui pregare e desiderano vivere in pace e non essere oggetto di pregiudizi e sospetti da parte delle popolazioni locali. Le quali, peraltro, sovente hanno più di un motivo per essere preoccupate: le indagini della magistratura che in questi anni hanno coinvolto alcune moschee inducono a non sottovalutare i pericoli di infiltrazione del fondamentalismo di matrice jihadista in quelli che talvolta  vengono sbrigativamente catalogati come «luoghi di preghiera».    

Anche la scelta del luogo e le dimensioni della moschea sono aspetti da tenere in considerazione ai fini delle decisioni da prendere. Se lo scopo è la convivenza armonica con il territorio e una reale integrazione (piuttosto che l’affermazione autoreferenziale di una presenza) è necessario che l’area non venga snaturata, che la popolazione locale sia   consultata e che le sue valutazioni siano tenute nella dovuta considerazione dalle autorità.  

Anche per prevenire forme di intolleranza e strumentalizzazioni politiche sempre in agguato.  Insomma, non sono poche né di poco conto le problematiche con le quali misurarsi per approdare a decisioni ragionevoli, realistiche e inclusive di tutte le preoccupazioni che sono sul tappeto. E sarebbe segno di saggezza amministrativa farsene carico, dimostrando di avere a cuore sia la libertà d’espressione di una fede religiosa sia la costruzione di una convivenza pacifica e armoniosa che vada a beneficio delle singole città e di tutti coloro che le abitano. 





LA TENSIONE CRESCE FRA ITALIANI E IMMIGRATI ISLAMICI

28 09 2007

La tensione cresce fra cittadini italiani e cittadini islamici.

Lo dimostra questo articolo pubblicato su Il Mattino di Padova, articolo sul quale il redattore non si permette di profferire verbo, anzi riporta la notizia come se fosse la cosa più naturale del mondo.
ronde islamiche a Bagnoli

Premessa: non ho mai partecipato a una ronda, non sono favorevole alle ronde, da chiunque siano organizzate, ma una cosa è altrettanto certa, gli italiani che sono scesi in campo con le ronde non lo hanno fatto per 4 gomme tagliate, ma lo hanno fatto in conseguenza a violenze contro la persona, furti, rapine, stupri, spaccio e tutta una vasta gamma di reati, come occupazione di spazi comuni a cui i cittadini italiani una volta potevano accedere e che invece la presenza massiccia e arrogante di certi immigrati impedisce l’accesso.

E’ questo vergognoso doppiopesismo messo in campo anche dalla stampa che sconcerta. A nessuno viene in mente che se gli islamici hanno messo in strada delle ronde per 4 gomme tagliate, provate ad immaginare se una delle loro donne, avesse subito quello che hanno subito molte delle nostre donne ad opera di maschi violentatori italiani, cosa potrebbero fare.

Si potrà obiettare che le loro donne non vanno “sciolte” in strada di giorno, e tantomeno la sera e questo è vero, bisogna riconoscerlo, è molto più saggio tenerle chiuse in casa, segregate, rigorosamente separate dalla comunità di quei mascalzoni di italiani e se non basta la chiave nella toppa, si può sempre legarle al letto, magari con una robusta catena e per sovrappiù dovuto ad una grande generosità maschile, qualche sana bastonata, così sporadicamente, utile ad educare impedirà loro di subire le malsane attenzioni di qualche giovane italiano arrapato che si permette di fare loro la corte.

Insomma se a fare le ronde sono i padani: peste e corna, se a farle sono gli islamici allora che la peste colga i padani, perché il nesso azione reazione è implicito e non si discute. 

Le ruote degli islamici sono state tagliate? Sono stati senza dubbio quelli della lega.
Al contrario le ruote degli italiani sono state tagliate, le macchine bruciate o rubate? Ma è chiaro è un complotto ordito dallo zio Sam che si è accordato con quei massacratori di gomme dei perfidi giudei.

Perciò che nessuno osi anche solo sospettare che un islamico possa arrecare un piccolo danno alla comunità con cui vive, altrimenti cari amici italiani le Banlieu parigine vi sembreranno una passeggiata.

E i politici stanno a guardare…….  Secondo voi, interverranno prima o dopo che sia scoppiata una rivolta civile dei cittadini che ne hanno le palle piene di tutte queste piccole e grandi prepotenze che vengono lasciate passare come se nulla fosse sul nostro territorio, soprattutto quando a farle sono gli islamici?

 Adriana Bolchini Gaigher





Souad Sbai risponde ad Amato sul velo

24 09 2007

sOUAD sBAIHa subito replicato in un’intervista Souad Sbai, presidentessa dell’Associazione delle donne della comunità marocchina in Italia, alla ’boutade’ indecente di Amato:
“Al signor ministro, che evidentemente non lo sa, bisognerebbe spiegare che in Paesi islamici come la Tunisia e il Marocco il velo è vietato alle donne che frequentano scuole, università e uffici pubblici. Si può dire che la Tunisia e il Marocco siano due Paesi imperialisti, secondo lei?”.
Anche in Francia, per dire, il velo è stato bandito dalle scuole…
“E le pare che anche la Francia meriti l’appellativo di nazione imperialista? Il problema, se di problema si tratta è un altro. Noi non abbiamo mai detto alle nostre donne di togliere il velo. Ma deve essere una libera scelta. Quel che sappiamo, quel che vediamo ogni giorno, invece, è che il velo viene vissuto dalla stragrande maggioranza delle donne musulmane che vivono in Italia come una costrizione, un obbligo”.
In caso contrario c’è sempre un padre, un fratello pronto a menar le mani, se non peggio.”
“Picchiate, segregate, uccise. La cronaca ci dice questo. Ma ce lo dicono anche le decine e decine di donne che ogni mese si rivolgono alla nostra associazione. Prenda la storia di E.H. la ragazza marocchina di Genova di cui hanno parlato i giornali ieri l’altro. Chiusa a chiave da tre anni in una stanza dal marito che intendeva, così ha detto, preservare la sua purezza tenendola al riparo dal mondo”.
Facciamo una stima all’ingrosso. Secondo lei, quante sono le donne che vediamo circolare a capo coperto in Italia e che hanno scelto, per questione di fede, di indossare quel simbolo di sottomissione?”
“Una minoranza. A noi risulta che la maggior parte di esse vivono il velo come un obbligo. Vada a vedere nei centri di accoglienza, venga nella nostra associazione. Scoprirà che chi si rivolge a noi, dopo una settimana getta il velo, raccontando che gli era stato imposto dal padre, dal marito, dai fratelli.”
 (…)
Torniamo alla situazione delle donne. A leggere i giornali italiani, pare che l’Italia, quella che doveva essere la terra promessa, sia una sorta di Cayenna per molte donne che arrivano dai Paesi islamici. Paradossalmente, hanno più libertà a Casablanca o a Tunisi, per non dire di Bagdad.
“È proprio così. Perfino in Marocco la situazione delle donne è migliorata. Poi arrivano in Italia e trovano l’inferno».
Perché?
Perché è un’immigrazione povera, che viene da un mondo arcaico, rurale. Ma quel che più indigna è che in Italia ci sono due leggi: una per gli italiani e una per i musulmani“.
Cioè?
Provi lei, italiano, a tenere segregata in casa una donna per tre anni. Non la passerebbe liscia. Invece c’è una sentenza della Cassazione che ha dato ragione al padre di Fatima, ragazza milanese che viveva da carcerata. “È la loro tradizione”, ha stabilito la Suprema corte. Bella sentenza, vero? E invece ci vuole una legge sull’integrazione che aiuti le donne, analfabete all’80 per cento, a uscire di casa, a studiare, a socializzare. Lei vede donne musulmane al cinema, a teatro, al ristorante? No, vero? Ecco, è da lì che bisogna ripartire”.





APPELLO DI SOUAD SBAI ALLE DONNE ITALIANE

23 09 2007

DONNE ITALIANE, VI PREGHIAMO:  FATE QUALCOSA !!!!

Chi ha parlato di vietare il Velo? E  perché non parla delle donne segregate e  uccise in nome dell’estremismo religioso?

nuqabniqabmiqabniqab

(ANSA) - FIRENZE, 22 SET - “Vietare il velo vuol dire imporre un’ideologia imperialista occidentale”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, nel corso della Conferenza nazionale sull’immigrazione.

“Non si può - ha spiegato Amato - rifiutarsi di credere che il velo islamico è in certe occasioni sinonimo di prevaricazione contro le donne ed in altri espressione di identità “.
“Sono stanco - ha aggiunto - di assistere ad attacchi scomposti su questi temi che dimostrano solo quanto è piccolo chi li fa”. (ANSA)
Firenze, 22 set. - (Adnkronos) - “Bisogna mettere da parte il velo dell’ideologia ogni volta che si parla di velo islamico, che in certe occasioni è indice di prevaricazione e a volte è indice di
identità: vietarlo a priori significa imporre la propria ideologia imperialista”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, in un passaggio del suo intervento alla Conferenza nazionale sull’immigrazione, che si è conclusa da poco a Firenze. Le proposte miranti a vietare il velo islamico a priori “sono proposte –ha aggiunto il ministro- che dimostrano solo quanto è minuscolo chi le fa”.

Souad Sbai





STOP THE ISLAMISATION OF EUROPE - noi c’eravamo

22 09 2007

NOI C’ERAVAMO
Una piccola rappresentanza era a Bruxelles fermata, picchiata dal sindaco socialista e dai suoi scagnozzi, noi a Milano raggiungevamo l’obiettivo.

Ecco il video realizzato sulla manifestazione e sull’incontro con le autorità del Parlamento Europeo e della Commissione Europea

barra divisoria

E questo è il servizio su ciò che l’O.D.D.I.I.  nella persona dell’Avv. Antonio Parisotto stanno curando, sotto ogni aspetto:





SIAMO ENTRATI TRISTEMENTE NELLA STORIA

22 09 2007

Siamo diventati parte dell’immagine della testata del quotidiano on line belga The Brusselse Journal.  
Noi siamo quelli a destra con la bandiera italiana che si vedono dietro il casco del poliziotto.
barra del giornale belga
Il quotidiano ha pubblicato in questa pagina tre video con le riprese dei momenti in cui pacifici manifestanti stavano facendo una conferenza stampa.
Un’Europa che non riconosce più ai suoi cittadini il diritto di portare sulla piazza il proprio dissenso, in maniera civile, è un’Europa che ha perso la propria identità ed i propri valori, quelli che l’hanno fatta grande e che hanno permesso a tanti immigrati di farsi una nuova patria.

Quest’Europa non è più una madre per i suoi figli, ma è una matrigna che ha perso cammin facendo la strada che conduce alla felicità.
Quest’Europa sta diventando un luogo in cui tornerà in auge la carcerazione per delitto d’opinione, la tortura, la persecuzione e l’omicidio di stato.
Quest’Europa se non si curerà dal proprio male,  è destinata a perire assieme ai suoi figli.

Adriana Bolchini Gaigher





ADDIO ALL’ISLAM

22 09 2007

Un miliardo e quattrocento milioni. Sono i musulmani sulla faccia della terra. Paura di una seconda invasione islamica? Eurabia è l’incubo che inquieta le notti occidentali? Niente panico. In Olanda è stato istituito un Comitato degli ex-musulmani olandesi per fornire assistenza a coloro i quali intendono lasciare la religione di Maometto senza per questo rischiare la pelle. Sì perché nella teologia islamica il rifiuto della fede verso Allah è colpevolizzato al punto da mettere in pericolo la vita e comunque espone a disprezzo, minacce e ritorsioni.  L’apostasia, parola che suona inquietante come una malattia, spacca l’unità organica che avvolge l’individuo mummificato in un sarcofago teocratico. E’ la rivalsa dell’individuo su una collettività plasmata in senso religioso in cui il sociale è una sacralità incompatibile con l’individuale. Il tutto non ammette distinzioni, perché ogni distinzione è una negazione dell’unità. Lasciare l’Islam per rifondare un’identità individuale. Non a caso il fondatore del gruppo olandese è un giovanissimo politico di ventidue anni, Ehsan Jami, a sua volta ex-musulmano e già vittima di tre aggressioni da parte di scagnozzi integralisti. Jami è un personaggio innamorato, forse troppo, della critica e della provocazione, che lui incunea nelle fobie per il radicalismo islamico e nell’indignazione degli stessi musulmani, che non accettano questa provocazione ma si sentono urtati dai loro turbolenti correligionari. Quando la terza generazione di musulmani nati ed educati in Occidente si sta rivelando la più ricettiva verso le sirene estremiste, emergono sparute quote di giovani che non accettano questa equazione.  Dall’Islam si può uscire senza morire: è il messaggio che viaggia anche in Germania, Inghilterra e Scandinavia. Laddove l’individualismo è più accentuato e la coscienza collettiva è più differenziata, una religione monistica come l’Islam inizia a perdere accoliti. L’avanzata dell’onda musulmana s’increspa sugli scogli di mentalità, stili di vita e strutture sociali che non sono fenomeni religiosi in antagonismo - ma esercitano comunque un’attrazione che va al di là dello spirito religioso. E’ come se la libertà, primo sinonimo dell’individualismo occidentale, non fosse percepita soltanto come libertà di scelta, ma soprattutto come libertà di essere. Allora le alternative non sono soltanto i prodotti sullo scaffale di un centro commerciale - anche in Medioriente sono arrivati i templi del consumismo. Sono invece le possibilità di assumere differenti identità senza che queste finiscano per incollarsi sulla pelle dell’individuo per tutta la vita.
La fede in Allah non è un tatuaggio indelebile: ecco la tentazione che fa inceppare l’Islam. Queste associazioni per la difesa degli ex-musulmani non si sfogano nella lotta contro l’Islam. L’effetto è invece di levigare le spigolosità che impediscono all’Islam di integrarsi realmente fuori dal suo habitat storico. Più che un attacco è un disinfettante che fa spurgare i bubboni radicali per lasciar respirare il tessuto più integrato ma non integralista. E’ una specie di silenziosa critica, che grida un dissenso così profondo da ferire più della propaganda anti-islamica. Per l’Islam non c’è niente di peggio che il tradimento dell’apostasia.
 Disintossicarsi dall’Islam? Meglio disintossicare l’Islam dai suoi stessi veleni. Anche la data di presentazione del comitato olandese è significativa: 9/11. Dalla data che è diventata l’antonomasia della morte alla data della rinascita. Uscire dall’islam per ricominciare. Niente guerre di religione. E’ solo libertà.
Aldo Cazzulini-Ragionpolitica





FESTEGGIAMENTI PER L’11 SETTEMBRE IN PALESTINA

15 09 2007

Mentre a Bruxelles viene impedito con la violenza agli europei di manifestare il loro dissenso contro l’islamizzazione dell’Europa, in Palestina si festeggia allegramente  la “lieta ricorrenza”: l’attentato dell’11 settembre 2001 in USA.
FESTEGGIAMENTI IN PALESTINA PER LE 2 TORRI
E pensare che sono sommersi dalla m***a sociale fino sopra al naso, dovuta proprio al terrorismo utilizzato, foraggiato e lanciato nel mondo, dal grande padre padrino palestinese Yasser Arafat e trovano anche il tempo di festeggiare un massacro.

E per non farvi mancare proprio nulla riguardatevi anche questo ameno video del 2001. http://littlegreenfootballs.com/weblog/?entry=26993_Democrats_Harangue_Petraeus_Open_Thread_1&only  

Bisogna ammettere che almeno gli islamici sono coerenti e hanno una forte percezione del se, cosa che ormai l’Europa sembra non avere più.

Adriana Bolchini Gaigher





1° MANIFESTO DEI CITTADINI EUROPEI

15 09 2007

targa del parlamento e commissione Nella prossima pagina troverete la sequenza di documenti che abbiamo consegnato a mano al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea,  presso le sedi della Lombardia a Milano nel Palazzo delle ex stelline in Corso Magenta, 59.  Leggi i documenti

intervista rai intervisa rai
intervista in attesa della chiamata
interviste senza vergogna
 gruppo di partecipanti  stop all'islamizzazione 

LEGGI L’ORIGINALE DELL’ARTICOLO SUL MAGAZINE LISISTRATA





DELITTI E VIRTU’ - LA RELIGIONE FRA ETICA E FANATISMO

15 09 2007

In India e in Pakistan si stanno consumando molti delitti e attentati in nome della religione: indù contro islamici, islamici contro indù e purtroppo islamici e indù contro cristiani e tutto per colpa di un piccolo versetto scritto nel vangelo: “porgi l’altra guancia” altrimenti il triangolo sarebbe perfetto.

Eccovi due storie emblematiche:

coppia di assassini coppia di assassini
Giovedì 30 agosto, a Islamabad. sono stati assassinati il pastore anglicano di una chiesa cristiana e  sua moglie americana. Contro i due, che si trovavano nella loro diocesi,  sono stati sparati molti colpi di pistola.

Nelle foto si vede la polizia che arresta Haveed e sua moglie Fauzia Masih, i coniugi pakistani autori del delitto.

Il 27 agosto, una strage ha gettato nuovamente l’India nel terrore  .
attentato hyderabd attentato di hyderabd Nella mira del terrorismo è finita Hyderabad, città a forte presenza musulmana nello stato dell’Andra Pradesh, e sul terreno sono rimaste oltre 40 vittime e un centinaio di feriti.

Gli indù reagiscono
indu' che reagiscono all'attentato reazioni indu' all'attentato di hyderabd 

Attivisti dell’unione nazionalista indù del partito (BJP) e di Bajrang dal di Bharatiya Janata, protestano molto violentemente contro gli autori dell’attentato, tant’è che i poliziotti cercano di arginare la folla inferocita che se la prende anche con il governo per non essere riuscito ad impedire questa nuova ondata di attentati terroristici.

Da noi invece c’è ancora chi pensa che i terroristi siano il frutto della povertà e della rivendicazione dell’orgoglio nazionalista di un popolo oppresso.

Come mai la stampa italiana tace e i politici non emettono un solo vagito per discutere sul fenomeno terrorismo e capire che non si tratta di rivendicazioni legittime, ma si tratta di delinquenza allo stato puro.

Costoro sono semplicemente e brutalmente dei killers seriali e chi li fiancheggia possiede un’innata propensione verso lo stesso tipo di delitti.

 Adriana Bolchini Gaigher





L’UCOII VA AL CONVEGNO DI ROMA SUL RUOLO DELLE DONNE MIGRANTI

6 09 2007

Al seminario Internazionale, di mercoledì 5 -egiovedì 6 settembre realizzato nel Palazzo del Campidoglio, Sala del Carroccio, si sono presentati alcuni membri dell’ucoii che hanno scelto di andare fuori tema  seguendo come sempre i propri progetti politici, usando strumentalmente la religione, mettendo oltretutto il naso negli affari di stato italiani.

2007-09-06  ISLAM: POLEMICA UCOII- SBAI IN SEMINARIO SU DONNE MIGRANTI      
ROMA (ANSA) - ROMA, 6 SET - Vivace scambio di opinioni sul velo nell’Islam tra un esponente dell’Ucoii e alcune partecipanti al seminario Oim-Isesco sulle donne migranti ospitato dal Comune di Roma in Campidoglio. Protagonisti in particolare Souad Sbai, presidente delle donne marocchine in Italia invitata come relatrice, e Noureddine Chemmaoui, responsabile del dipartimento affari sociali e diritti umani che sedeva tra il pubblico.

Mentre in Marocco il velo è una libera scelta e gli imam fanno spesso da mediatori nei conflitti interni alle famiglie, ha sostenuto Souad Sbai, “in Italia tutto dipende dall’autorità maschile e vi sono donne marocchine costrette a portare il burqa afghano, e bambine di 8 anni che vanno a scuola con il velo”.
“Queste donne sono sole”, ha poi aggiunto, apprezzando anche l’impegno del sottosegretario Marcella Lucidi a studiare come estendere alle immigrate vittime di violenza in famiglia la possibilità di un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

La prescrizione del velo “sta in un versetto del Corano – è intervenuto Chemmaoui - e non si può metterlo in discussione.
Si tratta di un diritto delle donna che va difeso - ha aggiunto - e i casi vengono spesso gonfiati dai media”.

“Questo intervento ci dà la misura dello stato in cui siamo - si è alzata una donna del pubblico - perché su quello stesso versetto ci sono tante possibile interpretazioni”.

“Pensavo di essere qui per discutere del tema di questa specifica sessione - si è inserita Mutlu Alkan, l’esponente del partito Ak al governo in Turchia intervenuta ieri fra i relatori - io il velo
lo porto, ne sono felice ma sono qui per parlare del contributo delle donne migranti nel rafforzare le diversità culturali”. Portare il velo comunque, ha poi precisato a margine, è una libera scelta della donna di fronte a Dio. (ANSA).

BOR/S0B S41 QBXL   2007-09-06 14:59       
GAY:LESBICA IRANIANA; UCOII, DA ITALIA AIUTO A CHI HA PECCATO  
ROMA  (ANSA) - ROMA, 6 SET - L’omosessualità è un peccato per l’Islam, ma nel caso di Pegah Emambakhsh “lo Stato italiano può dare aiuto per salvare un’anima dal peccato”. E’ l’opinione di Noureddine Chemmaoui, responsabile del dipartimento di affari sociali e diritti umani dell’Ucoii, in merito alla lesbica iraniana che rischia l’espulsione dal Regno Unito e la condanna a morte nel suo paese. Per un’accoglienza in Italia della donna, con lo status di rifugiato, si sono nei giorni scorsi pronunciati anche vari esponenti del governo.
“E’ giusto che una persona sia giudicata in base alle leggi del suo paese, dove molto dipende anche dal giudice - ha anche precisato l’esponente dell’Unione delle comunità islamiche in Italia - e può essere che trovi una soluzione. Ma non voglio danneggiare la ragazza”. La decisione spetterebbe insomma allo Stato italiano, come è avvenuto in altri casi con quello – ha ricordato - del turco Ocalan. “Anche nei paesi musulmani ci sono gli omosessuali - ha concluso - la cui condizione è un peccato o una malattia, ma possono anche non dichiararlo”.
(ANSA). BOR/S0A S41 QBXL    
 

Se l’ucoii si limitasse ad essere un’associazione ficcanaso, che vuole a tutti I costi partecipare alla vita sociale degli immigrati islamici in Italia, potremmo dire con simpatia che sono il prezzemolino, invece ancora una volta ci troviamo costretti a prendere atto che sono la gramigna. Sì, la gramigna: quell’erba malefica che infesta i campi e impedisce alle messi di fiorire rigogliose. Infatti ha preso parte a questa riunione non per dare il proprio contributo sul tema proposto dal convegno, ma per ribadire ciò che loro hanno la pretesa di incarnare: un precetto islamico tanto ribadito dai fondamentalisti quanto contestato da chi non usa il corano come un’arma politica, il contrario esatto di ciò che sta facendo l’ucoii. 

Ma quello che veramente fa accapponare la pelle e che ci da la dimensione dell’arroganza dei membri di questa associazione, che si è dimostrata prepotente e fanatica in ogni sua manifestazione, pretendendo di interpretare e di farsi portatore delle istanze islamiche di ogni musulmano che vive in Italia, anche se nessuno ha conferito loro questo mandato, è che si presentano con un pomposo quanto sovrastimato e ovviamente autoreferenziato Noureddine Chemmaoui, responsabile del dipartimento di affari sociali e diritti umani.  

Prima di tutto cosa credono di essere uno stato, per presentarsi con un dipartimento di affari sociali e diritti umani? E poi, ma a quali diritti umani si ispirano se le nazioni islamiche che hanno nella loro dottrina politica il wahabismo, come l’ucoii non l’hanno riconosciuta e non l’hanno sottoscritta? Di quella che si sono inventati e che pongono limiti ai diritti umani tantè che nei loro paesi si procede ancora con la lapidazione, le fustigazioni pubbliche e le punizioni corporali, fra cui il taglio di parti del corpo e la decapitazione rituale?  

E’ diventato imperativo e indispensabile rifiutarsi di parlare con gente che ha queste pretese, con loro il dialogo è solo tempo perso per permettergli di conquistare spazi e potere, che poi useranno, come già lo stanno facendo, per limitare i nostri spazi e i nostri diritti.

Fuori l’ucoii dalle nostre istituzioni, fuori i suoi membri dalla consulta, fuori dall’Italia coloro che non rispettano la nostra Carta Costituzionale e violano apertamente le nostre leggi con dichiarazioni che sono in netto contrasto con il principio della libertà, perché non è possibile permettere a questi soggetti che vivono in Italia di fare propaganda religiosa, quando rifiutano di accettare che in terra cristiana i cristiani possano fare altrettanto.Fuori l’ucoii dalla nostra società, tornino tutti ai paesi dei loro avi e agli italiani convertiti, offriamo processi e galera per ripagarli del danno che stanno facendo alla democrazia italiana. 

Non rispettano e non vogliono i nostri principi democratici? Ebbene non hanno il diritto di ricorrere ad essi per impedirci di esercitare la democrazia.  

Adriana Bolchini Gaigher





VENITE CON NOI DAVANTI AL PARLAMENTO EUROPEO DI MILANO l’11 settembre

6 09 2007

logo dell'ODDII  L’osservatorio Del Diritto Italiano e Internazionale O.D.D.I.I.  assieme al magazine Lisistrata sotto la guida di Adriana Bolchini Gaigher, organizza una manifestazione presso il Parlamento europeo -  Rappresentanza regionale di Milano della Commissione europea  - Palazzo ex Stelline - Corso Magenta, 59 -  Milano l’11 settembre martedì  dalle ore 15 alle 17

Il ritrovo avverrà precisamente in Corso Magenta all’angolo di Via Caradosso, proprio di fronte al Palazzo ex Stellinenello spiazzo antistante la chiesa delle Grazie. Tale iniziativa appoggia quella che avverrà nello stesso giorno a Bruxelles, davanti al Parlamento Europeo, che vede la partecipazione dei due gruppi che l’hanno organizzata: SIOE (come rappresentanza inglese) e SIAD (danese), a cui hanno aderito molti cittadini comuni e gruppi provenienti da tutti i Paesi d’Europa, fra cui l’Italia. per dedicare un pensiero alle vittime delle stragi dell’11 settembre 2001 negli USA e per dire: STOP ALL’ISLAMIZZAZIONE DELL’EUROPA, anche se il sindaco socialista Freddy Thielemans, ha negato il permesso di manifestare pacificamente.

L’ obiettivo è quello di portare all’attenzione delle autorità, il malessere che ormai sta dilagando fra i cittadini europei e di convogliare verso una meta comune, le energie dell’opinione pubblica su queste argomentazioni

 

I° Raduno internazionale europeo per sostenere i valori delle Carte Costituzionali e delle Leggi in vigore negli Stati europei, nonché il rispetto della Carta dei diritti dell’uomo che tutti gli Stati hanno sottoscritto e per dire no all’islamizzazione dell’Europa.

A COSA DICIAMO SI:
SI al rispetto delle Carte Costituzionali delle Nazioni Europee,
SI al rispetto delle Leggi vigenti nelle Nazioni Europee,
SI all’integrazione e alla libera circolazione delle idee, delle religioni e delle espressioni artistiche,SI all’applicazione della carta dei diritti dell’uomo,
SI al diritto e alla libertà, sì al diritto di critica e di satira,
SI a tutto quanto rende il multiculturalismo una realtà e non sfrutta la democrazia per imporre su tutti un’unica legge che non prevede il multiculturalismo nei paesi occidentali: LA SHARJA.
SI alla democrazia e al confronto democratico e
SI alla comprensione e al valore delle differenze 
 

A COSA DICIAMO NO: 
NO alla sharia nei tribunali italiani ed europei,
NO alla sharia applicata nei gruppi sociali di origine islamica,
NO al separatismo fra donne e uomini e fra immigrati e nativi,
NO alla discriminazione sessuale, religiosa, culturale, sociale e politica,
NO alla suddivisione delle società in classi sociali con diritti diversi,
NO alla poligamia,
NO alla teocrazia e
NO all’odio religioso. 

Adriana Bolchini Gaigher

MANIFESTO TRANSLATE IN ENGLISH

Leaflets will be printed and handed out to passers-by to explain the reason for the rally.  I have translated the text into English with the Italian version below.  May I suggest that SIOE also prepare leaflets along these lines in several different languages for distribution on the day.  I would be happy to help out with translations:First European International Gathering in support of the values of the Constitutional Charters and the Laws in force in the European States, as well as the International Declaration of Human Rights for all the nations who have signed it, we stand together against the Islamisation of Europe:

WE SAY:
YES To respect of the Constitutional Charters of the European Nations,
YES to respect of the existing Laws of the European Nations,
YES to integration and the free circulation of ideas,
YES to religious and artistic expression
YES to the application of the Declaration of Human Rights
YES to Freedom and the Rule of Law
YES to the right of criticism and satire
YES to multiculturalism in the true sense of the word, meaning respect for everyone’s rights, which does  not mean taking advantage of democracy in order to impose views on others that are alien to them
YES to Democracy and democratic debate
YES to understanding and the appreciation of differences

WE SAY:
NO  to Sharia in the Italian and European Courts
NO  to the application of Sharia Law within the Muslim community
NO  to the separation of women and men and between indigenous populations and immigrants
NO  to sexual, religious, cultural, social and political discrimination
NO  to the subdivision of societies and social classes with different rights,
NO  to poligamy
NO  to teocracy
NO  to religious hatred.





AGGIORNAMENTI DA BRUXELLES - MANIFESTAZIONE A MILANO

3 09 2007

In base a quanto andrete a leggere nell’articolo che segue questa pagina, abbiamo deciso, in accordo con la rappresentante inglese, di organizzare a Milano, una manifestazione d’appoggio a quella che si dovrebbe svolgere in Belgio davanti al Parlamento Europeo di Bruxelles, l’11 settembre prossimo.Parlamento Europeo sede di Milano Questo è il luogo dell’incontro in Milano: Parlamento europeo - Ufficio di MilanoRappresentanza regionale di Milano della Commissione europea – presso il
Palazzo delle Stelline - Corso Magenta, 59 -  ove ci si ritroverà per le ore 15 dell’11 settembre 2007
.Scriveteci per aderire a lisistrata2@virgilio.it o telefonateci al 339/80.85.788. Leggi tutto l’articolo