SCOPERTI LIBRI CHE INCITANO ALL’ODIO NELLE MOSCHEE INGLESI

31 10 2007

Un gruppo di ricercatori ha condotto una ricerca presso le maggiori moschee inglesi ed ha scoperto che all’interno dei centri islamici più di 80 volumi di letteratura estremista, che fra le altre cose invitano ad intraprendere il jihad violento. 
Nei volumi si trova di tutto, dall’incitazione all’odio verso i non musulmani, all’invito alla decapitazione degli apostati e dei musulmani che fuoriescono dalla comunità.
In alcuni volumi viene sostenuta la lapidazione delle adultere e l’obbligo per le donne di restare segregate in famiglia e separate dalla comunità in cui vivono.
 
Alcuni volumi sono stati reperiti nel bookshop della moschea centrale di Londra, che è sovvenzionata da un fondo istituito dal regime saudita e viene regolarmente visitata dai ministri del governo.  Il direttore di questa moschea, Al-Dubayan di Ahmad, è un diplomatico saudita ed è fra coloro dai quali si è recato re Abdullah in visita in Gran Bretagna. 

Ciò che sconcerta è che alcuni di questi volumi sono stati reperiti in moschee considerate tradizionali e non fondamentaliste, come quelle di Manchester, Birmingham, Edinburgh, Oxford e High Wycombe. Inoltre, la cosa preoccupante è che molti di questi volumi sono state acquistati in moschee ben costruite e considerate tradizionali che  hanno anche avuto anche il riconoscimento ufficiale del governo britannico.   
Il tema chiave dei volumi è il settarismo stridente che spiega ai musulmani che non dovrebbero integrarsi ma vivere separati da persone di altra fede, non debbono avere relazioni con tutto ciò che non sia autenticamente islamico, come non vengono più ritenuti islamici coloro che hanno rapporti amichevoli con la popolazione nativa e vengono considerati dalla comunità musulmana, come ipocriti, eretici, impuri, e vanno aborriti, come pure vanno aborriti i comportamenti che non vengono giudicati sufficientemente rigorosi islamici. 

I volumi hanno generato un clima di intolleranza e contemplano il fatto che i non musulmani potrebbero essere sfruttati  dai jihadisti violenti. 
Il rapporto dei ricercatori si conclude suggerendo una revisione radicale con l’Arabia Saudita che esercita un’influenza eccessiva e maligna sull’islam britannico ed ha patrocinato l’esportazione della dottrina islamica fondamentalista.

Ma quante prove  ancora sono necessarie agli europei per avere finalmente il coraggio di intervenire e bloccare questo distruttiva occupazione del territorio europeo e della progressiva islamizzazione forzata di tutta la popolazione europea?Che servano ancora una serie numerosa di attentati e migliaia di vittime prima di capire cosa fare? Adriana Bolchini Gaigher





NUOVA ONDATA DI DECAPITAZIONI IN PAKISTAN

31 10 2007

decapitazione di soldati pakistani da terroristi islamisti  Nuovi video sono entrati nel circuito internet ad opera di giovanissimi musulmani, facenti parte del gruppo terroristico Al-Qaeda. Nei filmati si vedono i giovani terroristi mentre stanno decapitando i soldati pachistani che hanno catturato, perché secondo la loro illuminata opinione, li accusano di  essere schiavi degli americani. Il sistema e il rituale è sempre il medesimo: la premiata macelleria islamista è al lavoro e produce carne fresca





RAPPORTO SULLA SITUAZIONE ISLAMICA IN BELGIO

31 10 2007

Bolchini - Dewinter  Non avevo ancora pubblicato il rapporto che mi è stato consegnato da Filip Dewinter, a causa della difficoltà della traduzione. Ora leggendolo bene, nella sua interezza potrete capire meglio quale è la strategia in atto in EUROPA anche se i nostri sinistri, sono degli emeriti mascalzoni, che si stanno comportando come i sinistri di gran parte dell’Europa.  Tutti quanti sperano di poter rimanere esenti dagli attacchi terroristici e non hanno ancora voluto affrontare il reale problema.E’ probabile che con la politica adottata dalle autorità belghe, che hanno svenduto il loro Paese per rimanere al potere, condividendolo con i musulmani, non si verifichino attacchi kamikaze e terroristici, ma ciò che si realizzerà senza ombra di dubbio, sarà che il Belgio verrà fagocitato dentro il ventre islamico e della sua civiltà, del suo antico splendore, delle sue radici non resterà più nulla. Noi al pari di Dewinter e di quelli che al suo fianco lottano per la libertà e i diritti conquistati dagli europei nei secoli, continueremo a tenere alta l’attenzione, sforzandoci di attuare una lotta che sia lecita, ma che non permetta ad alcuno di “stuprare” la nostra democrazia, i nostri valori, le nostre radici e soprattutto non privi le persone dei loro inalienabili diritti, in barba a qualsiasi mullah o mufti, o ayatollah e persino a Maometto.
Adriana Bolchini Gaigher

Counterjihad Bruxelles 2007
Rapporto  del Paese:  Belgio

La situazione in Belgio non differisce troppo dalla situazione in altri paesi dell’Europa occidentale, tranne per il fatto che la sua politica è molto più debole perché la Nazione rappresenta un’entità artificiale, priva di una vera identità nazionale da difendere e come quasi tutti gli altri Paesi europei si deve confrontare con un’immigrazione che necessita di assistenza sociale. SEGUE IN QUESTA PAGINA





COME TI COSTRUISCO UN PARTITO NEO-NAZISTA

28 10 2007

COME SI COSTRUISCE A TAVOLINO UN PARTITO A CUI APPICCICARE L’ETICHETTA DI NEO-NAZISTA E RIUSCIRE A DIMOSTRARE CHE E’ XENOFOBO E RAZZISTA.Si prende un suffisso qualunque, un termine che in Belgio è comunissimo, chessò per esempio Vlaams davanti a Belang e lo associo a un precedente che comincia con lo stesso suffisso, come Vlaams Blok, si mischiano un po’ le carte, si piazzano qua e la qualche fotografia priva di significato, come queste: o come queste altre:
attivisti neo-nazisti secondo alcuni una filo-nazista svedese (si ricollega al vlaams balang)

che si spacciano come prova a carico o meglio le foto si costruiscono con montaggi grossolani, intanto si sa che chi non vuole vedere non vede il trucco e non importa che sia evidente, basta non volerlo vedere, si aggiunge una bella menzogna, difficile da dimostrare, ma anche da negare.

Si pubblica la descrizione su Wikipedia  poi gli si appiccicano come se fossero infamantii alcuni valori che non si condividono, chiaramente del tutto opposti a quelli che sostiene la sinistra di tutto il mondo e gli si affibbia il solito trito e ritrito epiteto di neo-nazista e ci si da dentro alla grande, scrivendolo in ogni luogo possibile, dai cessi delle stazioni alla TV satellitare, dai diari di scuola ai blog più letti della rete ed il gioco è fatto.  E’ fatto talmente bene che ci sono caduti anche dei validi blogger come little green footballs
La calunnia è un venticello…… cantava il barbiere di Siviglia e sapeva bene cosa stava cantando….

Così senza prove reali, sulla base di indizi grottescamente messi insieme dai nemici politici, dopo aver ben bene demonizzato il soggetto (partito) che si odia, si ottiene il bel risultato di essere riusciti a costruire intorno a quel partito un clima di diffidenza, di paura e tutti coloro che vi si avvicinano, per caso o per scelta, ricevono un bel bollino blu proprio come la ciquita, e si bada bene di renderlo indelebile, perché lo si appiccica con cura sulla pelle dei malcapitati, proprio come venivano impressi i marchi infami nei campi di sterminio, dopo di che non c’è più alcun dubbio eccoti diventato improvvisamente xenofobo, razzista, neo e filo-nazista e anche un po’ filo-stronzista.

Il metodo da KGB sperimentato da tutti i marxisti stalinisti ottiene sempre buoni risultati, anche se dimostra, per chi sa usare il cervello, che il pensiero rosso è fatto di merda, e con quella merda invade il mondo e continua a spandere maleodoranti e grevi miasmi quotidiani oltre che versare sangue innocente dal Polo Nord al Polo Sud.Poi si va per la propria strada e si subiscono calunnie, minacce, aggressioni, ma intanto si sa quelli che ti aggrediscono e minacciano la tua vita, sono tutti angioletti, che finiranno in paradiso, magari proprio a fianco dei kamikazzi per spartirsi da bravi compagni le 72 vergini.

N.D.R.  Vlaams nella traduzione letteraria significa fiammingo e cosa c’è di più comune del termine flammingo nella sua regione (Le Fiandre) e nel Belgio intero, visto che definisce un semplice principio geografico?

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Ora, togliendo di mezzo questo sarcasmo, basta affidarsi a un semplice ragionamento:A Bruxelles eravamo in circa 80 persone arrivate da tutt’Europa, da Israele, dal Canada e dagli Usa, fra di noi molti ebrei, un israeliano, membro della Knesset, un’egiziana ebrea di religione (l’autrice di Eurabia Bat Ye-or) con il marito ebreo, alcuni ebrei europei e vi sembra mai possibile che un partito filo-nazista possa ospitare degli ebrei? O meglio poniamo la domanda in un altro modo: vi sembra possibile che degli ebrei sfuggiti all’olocausto o figli di chi nell’olocausto c’è morto, o come Bat Ye-Or cacciata dall’Egitto perché ebrea o come il membro della Knesset che lotta ogni giorno per la sopravvivenza del suo popolo che viene preso di mira da tutti i paesi arabi e bombardato ogni giorno, anche se i media dimenticano di darci le notizie, abbiano volontariamente scelto di aderire ad un partito che vuole la distruzione degli ebrei in tutto il mondo? 

Ragionate, gente, ragionate… fate girare le rotelle, che dalle nostre parti funzionano ancora.
Forse il Vlaams Belang sarà anche un partito conservatore, un incrocio molto simile per certi versi ad Alleanza Nazionale e per altri alla Lega nord, ma da qui a tacciarlo di xenofobia, razzismo, filo-nazismo e tante altre cosucce poco carine, il passo è veramente gigantesco e ci vuole una mente malata per sostenerlo, anche se dopo aver visto i comportamenti del gran mufti (sindaco) di Bruxelles che ha impedito a degli Europei di esprimere il proprio pensiero, non mi meraviglio più di nulla e socialismo reale (quello del partito di Thielmans) e l’islamismo che conosciamo bene non hanno proprio nulla da insegnare alla democrazia, anzi debbono imparare persino che cos’è e scendere al piedistallo sul quale si sono posti facendo i moralisti e non riuscendo però ad essere coerenti, perché non è il moralismo una buona qualità, semmai una buona qualità è l’essere integri moralmente e chi lo è non ha bisogno di ricorrere al moralismo becero e alla censura delle idee e dei pensieri.

Adriana Bolchini Gaigher





Tentativo di omicidio dei responsabili del SIAD e SIOE danesi.

27 10 2007

Domenica 21 (dopo il congresso svoltosi in Bruxelles) Ander Graves (leader del Siad) aveva predisposto una manifestazione in Copenhaghen per l’ultima domenica del mese, annunciandola con un certo anticipo. Così mentre stavano parcheggiando il furgone e l’auto in un garage sotterraneo, venivano improvvisamente investiti da un forte scoppio e subito dopo attaccati da un gruppo di autonomi noti con la  sigla “Antifascistik Aktion”, simbolo del gruppo   che armati di spranghe di ferro e bottiglie piene di bevanda, spaccavano i vetri e colpivano ripetutamente Ander Grawers e gli occupanti dei mezzi, fra i quali c’era anche una donna anziana di 74 anni, che potete vedere sulla barella.
Il fatto non è grave soltanto per ciò che rappresenta, ma anche perché i giornali danesi, ormai assuefatti alla politica “saporosa” della democrazia “politically correct” non hanno dato importanza alla cosa e quei pochi che l’hanno riportato hanno completamente stravolto i fatti, minimizzandoli il più possibile.
AnderGraves aggredito e ridotto male Ora non ci troviamo più in presenza soltanto di intimidazioni verbali, ma stiamo cominciando a subire violenze fisiche e il clima sociale si sta ovviamente surriscaldando ed è grave che chi si trova in posizione di responsabilità di governo non riesca a comprendere i propri cittadini e in nome di un mal interpretato senso di una democrazia infinita e a senso unico, non riesca a comprendere che quando si innesca un processo di violenza, e non subentra la giustizia a riequilibrare l’ingiustizia o questa finisce per generare una risposta altrettanto violenta come quella di cui si è stati vittime e più le cose procedono in questo senso, meno sarà facile disinnescare la miccia accesa.
una donna di 74 anni vittima del pestaggio selvaggio un'amica aggredita con furia selvaggia

E’ triste dover ammettere che le nazioni patria dell’illuminismo oggi vivono un nuovo oscurantismo e che la situazione europea è entrata in una fase degenerativa e in particolare nei paesi del nord esistono gruppi di sostegno all’islamizzazione che sotto le più svariate sigle, arrivano fino ad uccidere come successo in Olanda, pur di impedire che i nativi rivendichino il diritto alla libertà e alla democrazia.  La situazione è talmente tragica che in molte nazioni ormai è diventato impossibile persino esprimere il proprio parere o si finisce nel migliore dei casi arrestati e processati e nel peggiore aggrediti e assassinati.

Sono molto preoccupata, per ciò che ho visto e che ho sentito nei giorni che sono stata a Bruxelles e mi auguro veramente che non si debba degenerare oltre, e che almeno in Italia, ciò che il ministro Amato ha dichiarato quando si è recato ieri nella moschea di Roma, diventi lo standard generale, nel senso che i musulmani che emigrano nel nostro paese devono tenere conto della nostra Carta dei Diritti Costituzionali e che le persone in Italia sono tutte poste sullo stesso piano, e possiedono eguali diritti ed eguali doveri, indipendentemente dal loro sesso, dalla loro religione, razza, stato sociale e cultura.

Se questa strada sarà percorsa dalle autorità, noi cittadini non avremo bisogno di difendere le posizioni che gli integralismi ci hanno già fatto perdere e che ci stanno man mano portando via altre fasce di diritto. Inoltre se alle parole Amato farà seguire i fatti e non si fermerà soltanto alla superficie, come purtroppo fino ad oggi ha fatto, scoprirà che il razzismo verso gli immigrati, soprattutto verso i musulmani in Italia è per la maggioranza dei casi una risposta al razzismo e alle discriminazioni in favore degli immigrati, di cui gli italiani oggi si sentono vittime.

Se si riuscirà a raggiungere un clima di vera integrazione, mantenendo tutti fede alle proprie radici, senza però disubbidire alle leggi nazionali, l’Italia potrebbe, nel migliore dei casi, diventare un ottimo esempio per le altre nazioni europee.

[b][i]Adriana Bolchini Gaigher[/i][/b]

Vedi anche l’articolo su Gates of Vienna





BRUXELLES 18/19 ottobre 2007 I° CONVEGNO INTERNAZIONALE DI RESISTENZA ALLA SHARIA

25 10 2007

La resistenza attiva alla sharh’ia e al jihad è cominciata
Adriana Bolchini Gaigher parla al Congresso antishariahAdriana Bolchini Gaigher nell’intervento in cui ha prodotto una relazione sulla situazione politica in Italia e sui cambiamenti che stanno avvenendo con una forma strisciante di shariah che entra nella quotidianità delle persone, persino nei tribunali con sentenze tribalizzate

Il 19 ottobre 18 e, oltre 70 organizzazioni ed individui associati insieme ai Parlamenti Europeo e Fiammingo si sono incontrati per dare l’avvio a una rete europea di attivisti, per ora in rappresentanza di 14 nazioni, per resistere all’islamizzazione e all’introduzione forzata della shariah.
i relatori al lavoro nel Parlamento Europeo i congressisti al lavoro nel Parlamento Europeo
Alla conferenza e ai lavori successivi, hanno preso parte molti personaggi di fama mondiale provenienti da tantissimii paesi, fra i quali meritano una citazione:
Adriana Bolchini e Armando Manocchia consegnano il premio a Bat Ye-or BAT YE-OR alla quale è stato consegnato un riconoscimento per il suo impegno e il suo libro “Eurabia”  ( pubblicato qui ) e Islam e Dhimmitude” dall’Associazione Una Via Per Oriana di Firenze.
L’Austria: Elizabeth Sabaditsch-Wolff
Belgio: Filip Dewinter
Repubblica Ceca: Matyas Zmo
Danimarca: Lars Hedegaard
Finlandia: Non rivelato pubblicamente
Francia: Nidra Poller
Germania: Stefan Herre
Italia: Adriana Bolchini Gaigher
Paesi Bassi: Dott. Johannes J.G. Jansen
Norvegia: Jens Anfindsen
Romania: Traian Ungureanu
Svezia: Ted Ekeroth e Reinhard
Svizzera: Dott. Arnaud Dotezac
Regno Unito: Batten Di Gerard

un momento a fine convegno ed altri attivisti in qualità di studiosi, esperti ed osservatori provenienti da Paesi già citati sopra oltre Pamela Geller USA fotografata insieme ad Andy Bostom, Robert Spencer, autore di “Religion of peace?”
Pamela Geller Andy Bostom, Robert Spencer,   David Littman, il dr. Arieh Eldad, membro della Knesset israeliana, il dr. Patrick Sookhdeo, direttore dell’istituto per lo studio sull’islam e sul cristianesimo, Sam Solomon, direttore del fellowship di fede per i musulmani e l’autore della lettera di comprensione musulmana, dr. Marc Cogen, dell’università di Gand, dr. Andrew Bostom, autore dell’eredità di Antisemitism islamico  e Laurent Artur du Plessis, autore di prossimo libro sulla finanza dello shariah.
A questi personaggi si sono aggiunti dei partecipanti provenienti da tutto il mondo per assistere al primo giorno del convegno internazionale.
Adriana Bolchini - Antonia Parisotto
Adriana Bolchini - Antonnia Parisotto
Il primo giorno del congresso di Counterjihad Bruxelles 2007 è stato tenuto nel Parlamento Europeo ed il secondo giorno dei gruppi di lavoro è stato tenuto nel Parlamento fiammingo. I testi selezionati, i video ed i documenti supplementari compreso le lettere, le leggi e la legislazione attuale della brutta copia così come il paese e gli aggiornamenti dell’edizione saranno pubblicati settimana prossima nel  sito web Counter Jihad Europa
L’assistenza è stata fornita da molte organizzazioni e persone singole, che negli ultimi mesi hanno preso parte attiva al progetto come:  Littman, Bart Debie, Fjordman, il baron Bodissey di Gates of Vienna  e Philip Claeys. 
la delegazione italiana Filip Dewinter con Adriana Bolchini
Antonia Parisotto con Filip Dewinter Armando Manocchia con Filip Dewinter
La delegazione italiana al completo durante la serata di gala con Filip Dewinter - President Vlaams Belang-group in the Flemish Parliament.





DISCRIMINAZIONI CONTRO I CRISTIANI NEL MONDO

12 10 2007

Che i cristiani fossero discriminati nei paesi a religione musulmana è un fatto ed anche se qualcuno, anzi molti continuano a sostenere che non è così, le cronache quasi nella quotidianità, ci riportano di fatti che riguardano una serie di discriminazioni contro chi professa la fede cristiana, che vanno dal piccolo incidente, come il portare una crocetta al collo, fino alla perdita della propria vita, perché qualche fanatico, sostenuto da una sorta di tacita approvazione popolare, ha deciso che tu da cristiano non meriti di vivere e allora passa alle vie di fatto e ti toglie la vita, magari proprio come è successo pochi mesi fa in Turchia, dopo averti torturato orribilmente.    Leggi il resto  in questa pagina





LA BITAZZA D’ORO IMBURQATA e la carta benlaven

11 10 2007

Bitazza x Bindi e Ferrero

In un periodo nel quale libertà è diventato sinonimo di liberticidio, comprensione verso gli altri è diventato buonismo becero, non scandalizzerà nessuno il fatto che questa redazione mandi gentilmente a cagare il signor Paolo Ferrero ministro della Solidarietà sociale e la signora Rosi Bindi ministro delle politiche per la famiglia e candidato alla segreteria del Pd in un allegro vespasiano che fino ad ora è servito esclusivamente a due nobili culi, ai quali non si poteva far mancate cotanto onore, rappresentati dall’esimio signor Prodi e l’altrettanto esimio signor Padoa Schioppa. 

Ora vista la spinosa questione del burqa e del gay pride che certamente divide le due anime belle del “copriamo le donne” intanto ecchissenefrega della loro dignità e della loro libertà, purché noi facciamo i cavoli nostri, posso suggerire un costume appropriato cosicché non rischino che le loro cosce entrino in un peccaminoso e inverecondo contatto, che possa condurli sulla strada della perdizione semplicemente perché non possono più perdersi, in quanto per perdersi sarebbe necessario prima trovarsi.
VEDI IL SEGUITO QUI





VOTIAMO PER FAR METTERE IL BURQA ALLA BINDI

11 10 2007

donna col burqa La Bindi mette il burqa alle donne e toglie il velo alle liti nel governo

Il velo islamico nasconde il volto delle donne ma mette a nudo invece tutte le contraddizioni di una società che vuole essere democratica, multiculturale, laica e liberale ma non sa decidere qual è il confine oltre il quale la manifestazione della propria appartenenza a una fede attraverso un simbolo diventa invece intolleranza, fanatismo, prevaricazione.
Il burqa, il velo che copre interamente il volto, mette a nudo soprattutto l’incoerenza dello schieramento oggi al potere. Il governo Prodi al proprio interno accoglie posizioni inconciliabili e lascia sospese troppe domande. Occorre invece estrema chiarezza in una situazione ad alto rischio sociale come è oramai anche quella italiana dove lungo la strada, nelle aule universitarie, a fare la spesa si incontrano e camminano fianco a fianco ragazze seminude e donne infagottate fino agli occhi. E a volte se una di quelle infagottate tenta di imitare la moda occidentale corre il serio rischio di essere picchiata dai parenti o peggio.

Il burqa è una «libera scelta delle donne musulmane», come dice il ministro per la Famiglia, Rosy Bindi e dunque come tale va rispettata o rappresenta «un’offesa alla dignità della donna», come afferma il ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini? La decisione del prefetto di Treviso, Vittorio Capocelli, che concede «licenza di burqa» scatena un dibattito quasi tutto al femminile dentro il centrosinistra.

La Bindi dice sì e si lancia anche in un azzardato paragone con il crocifisso. «Vogliamo i nostri crocifissi appesi nelle nostre aule e siamo anche rispettosi del velo, se viene liberamente portato, come segno della propria civiltà», sostiene il ministro, mettendosi così in pieno contrasto con quanto invece afferma la Pollastrini. «Sono sconcertata e indignata. Ritengo la copertura integrale del volto un’offesa alla dignità delle donne. Dunque sul burqa non può esistere alcuna ambiguità. Il no è netto», dice la Pollastrini che richiama «la legge numero 152 del 1975 che, all’articolo 5, vieta di fare uso, in luogo pubblico, di una copertura totale del volto». La Pollastrini poi ricorda che pure «il premier Romano Prodi e il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, sono sempre stati chiari in merito». E infatti il Viminale chiarisce subito: «Abbiamo già detto e ribadiamo che l’uso del burqa è inaccettabile». Peccato che a poca distanza, al ministero della Solidarietà sociale, ci sia il ministro Paolo Ferrero che invece giudica «il provvedimento del prefetto di Treviso sul burqa intelligente perché evita contrapposizioni fittizie, permette di identificare una persona e non impedisce l’utilizzo di un costume religioso».
 Difficile far digerire un simile giudizio a Vittoria Franco, presidente della Commissione Cultura di Palazzo Madama e coordinatrice nazionale delle donne ds. Per la Franco «la decisione di consentire il burqa alle donne è illegittima perché la legge vieta la circolazione a viso coperto, al di là della disponibilità individuale a essere identificati». E ancora è una decisione «sbagliata, perché anche la libertà religiosa ha un limite quando è in gioco la dignità della persona umana. E il burqa viola tale principio e offende la dignità della donna. È triste constatare che vi sia chi non vede questo. Segno che è ancora lunga la strada di un’integrazione basata sul rispetto reciproco». Viste le critiche la Bindi cerca di correggere il tiro. «Il problema è se il burqa è segno di oppressione, allora io sono contraria, o se è simbolo di una civiltà e una cultura e allora non sono contraria», insiste il ministro, senza però riuscire a placare gli animi.  
Souad Sbai - pres.naz.le ACMID«Da un anno e mezzo l’Italia sta diventando fondamentalista, è il momento di dire basta: tutte le donne dovrebbero alzarsi e dire basta» s’indigna Souad Sbai, presidente dell’Associazione donne marocchine in Italia e membro della Consulta per l’Islam italiano.
Unanime il coro di critiche del centrodestra. Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia definisce il burqa una «forma di vessazione nei confronti delle donne». Il presidente di An, Gianfranco Fini, si dice «contrario alla decisione di legittimare il burqa» visto che, precisa, «ci sono leggi che vietano di andare in giro con il viso coperto perché si creerebbero enormi problemi per l’identificazione delle persone».

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In questa storia di burqa, velo, costume e usi religiosi c’è una cosa che emerge prepotente e che sconcerta: ci troviamo di fronte a una classe politica completamente ignorante nei confronti di quello che è la religione musulmana e di quelli che sono I diritti inalienabili delle persone, oltre che della Costituzione Italiana di cui loro dovrebbero essere i primi a difendere I principi. Prima di tutto il burqa o il niqab o il ijab (è indifferente l’oggetto, che è determinato solo la provenienza) non possono essere considerati dei semplici simboli religiosi della serie la medaglietta con l’immagine della Madonna, della croce, o della mano di Fatima, qui ci troviamo di fronte a simboli talmente evidenti che vengono esibiti in Italia e in Europa come un segno distintivo di appartenenza posto sopra le donne; cioè l’equivalente della “marcatura del territorio”.E’ un’esibizione così radicale da contraddire i dettati del profeta, che aveva raccomandato la modestia alle donne e non la loro umiliazione per scopi politici. Ne deriva che in Italia o in Europa, questi costumi non rivestono il carattere di modestia ma rivestono una simbologia dalla valenza politica estremamente invasiva, poiché confligge con i nostri principi, che non sono frutto di  capricci improvvisi, ma sono maturati da secoli di civiltà ed ora vengono violati prepotentemente, schiacciandoli sotto una presunta superiorità etica e morale assolutamente inaccettabile. In secondo, ma solo in ordine cronologico e non di importanza, i diritti fondamentali delle persone, quelli a cui fa riferimento la carta dei diritti dell’uomo firmata dalla maggior parte delle nazioni del mondo, non possono essere messi in discussione da nessuna forma religiosa, superstiziosa e tanto meno politica, perché allo stesso livello si potrebbe importare il principio del cannibalismo, che è certo frutto di usi e costumi tribali e ne consegue che a parità di diritto dei musulmani di imporre la copertura delle donne, qualcuno, per risolvere i problemi e i conflitti scelga di mangiare i propri rivali. In terzo luogo è talmente impossibile stabilire se burqa o il niqab o il ijab sono frutto di una libera scelta, quando vengono imposti dalle famiglie fin dalla primissima età e assieme all’oggetto viene trasmesso l’insegnamento ripetuto in continuazione al fatto che la donna sia inferiore all’uomo e che deve coprirsi. Ne consegue che non c’è libertà di scelta, ma un lavaggio del cervello continuo non può che produrre situazioni di sottomissione forzata e diventa necessario proteggere da questo almeno le prossime generazioni, intervenendo sui bambini e sui minorenni ai quali questi costumi non possono essere imposti in pubblico, anche perché ledono molto di più che la libertà del corpo e della sessualità, ledono i rapporti fra persone. Come fa un ragazzo italiano di 17 anni ad avvicinarsi a una ragazza di 16 o 17 anni coperta con un burqa o un niqab?  In virtù di quale principio i nostri “illuminati eminenti ministri” pensano che non si danneggino i diritti di quella ragazza umiliata nella sua sessualità e completamente isolata dal mondo esterno? E’ talmente evidente che quel modo di esibire la propria appartenenza contrasti con il nostro stile di vita al quale si oppone sfidandolo con una violenza che conta sull’impatto visivo da non poter essere mediata da altro se non da una totale accettazione che prevede la sudditanza dell’italiano che si adegua e non prevede il punto di incontro fra le due culture. E’ una guerra dichiarata alla nostra civiltà, è una guerra di inciviltà e sfrutta abilmente la religione generando volutamente confusione, poiché la religione è riconosciuta anch’essa come un diritto da vivere in perfetta libertà, per cui creare un black out sulla possibilità di capire che coprire la donna è il primo passo dell’integralismo totalitario per affermarsi su ogni tipo di altra ideologia, religione, nazionalità è fare il gioco di chi ha un progetto politico di conquista ben chiaro in mente che sfrutta ogni minimo cedimento sulla democrazia che diventa lassismo e perciò viene talmente indebolita da finire per essere surclassata da queste idee pericoloso, ma senza ombra di dubbio molto forti. Alcuni dei nostri ministri non hanno nemmeno chiaro il principio di identità a cui si dovrebbero ispirare e non in senso religioso, ma per quanto è stata tutta la storia che ci ha preceduto e ci ha portato nei secoli a fare delle scelte di civiltà, alle quali non si deve rinunciare o si riprecipita in un medioevo da cui sarà molto difficile uscire, proprio a causa del fatto che certi ministri e amministratori della cosa pubblica, sono convinti che ciò che loro credono frutto di un dettato religioso possa imporsi al di sopra delle leggi di uno stato laico come il nostro, che ormai ha perso la coscienza del proprio valore. 
Adriana Bolchini Gaigher