IL TERRORISMO ISLAMICO COLPISCE I CRISTIANI IN IRAQ
14 03 2008
Il cordoglio del Papa dopo il ritrovamento del cadavere del vescovo di Mosul, Faraj Raho, rapito lo scorso 29 febbraio dopo la via crucis e ritrovato morto oggi vicino a BaghdadDopo 13 giorni nelle mani dei rapitori è morto Faraj Raho, il vescovo cristiano di Mosul, rapito lo scorso 29 febbraio al termine della Via Crucis.
A dare l’annuncio è stato mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliario di Baghdad. “Lo abbiamo ritrovato privo di vita nei dintorni di Mosul. I rapitori lo avevano sepolto”, ha detto. Immediato il cordoglio del Papa che si augura come “questo tragico evento richiami ancora una volta e con più forza l’impegno di tutti e in particolare della comunità internazionale per la pacificazione di un Paese così travagliato”, come ha riferito il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. “La violenza più assurda e ingiustificata continua ad accanirsi sul popolo iracheno e in particolare sulla piccola comunità cristiana a cui il Papa e tutti noi siamo particolarmente vicini nella preghiera e nella solidarietà in questo momento di grande dolore”, ha continuato padre Lombardi che ha ricordato come tutti avevano continuato a sperare e a pregare per la liberazione di mons. Rahho. LEGGI IL RESTO
E’ assolutamente inaccettabile il modo con cui la stampa nazionale e i media in genere hanno trattato e stanno trattando questa questione.
Il rapimento del vescovo è un atto terroristico, anche perché è seguito all’assassinio brutale di 3 persone che sono state “eliminate” per poterlo rapire, in un momento sacro per la cristianità –alla fine della via crucis- e la tanto vantata sensibilità islamica se ne è altamente fregata della sensibilità cristiana e questo non si legge da nessuna parte.
Le informazioni vengono date edulcorate i terroristi non vengono mai nominati con la qualifica che hanno, cioè quella del TERRORISTA e l’assassinio del vescovo viene descritto così: …. Nelle mani dei rapitori è morto Faraj Raho ……
La piccola comunità cristiana in Iraq è continuamente sottoposto a malvessazioni, aggressioni, minacce, distruzioni e persino omicidi. Molte chiese sono state distrutte, alcune cerimonie religiose impedite e quasi una metà dei cristiani sono fuggiti dalle loro abitazioni, nelle quali non sono più sicuri. Gli altri quelli che non hanno potuto fuggire sono sottoposti a obblighi contenuti nella shariah che impedisce alle donne la libera circolazione, le separa dagli uomini in pubblico e le obbliga a coprirsi dalla testa ai piedi.
Tutto questo nell’assoluta indifferenza dei media che fingono di non accorgersi che l’islam è una religione che quando si impone non ammette nessun tipo di diversità ideologica, politica e religiosa.
E’ da suicidi continuare a sostenere il multiculturalismo e l’integrazione in Europa con le premesse che vediamo manifestarsi in tutte le circostanze nelle quali l’islam è presente e non soltanto quando ci si trova a dover fronteggiare rapimenti ed omicidi, che gli islamici rifiutano di riconoscere come frutto di terrorismo islamico, poiché sostengono non appartenga alla propria cultura teocratica, sostengono che non si tratta di islam e per questo motivo in molti Paesi Europei sono state date direttive e messe a punto delle leggi che impediscono agli europei di chiamare il terrorismo islamico in questo modo, perché inciterebbe all’odio religioso e sottopone chi denuncia questi fatti al pericolo di subire processi e condanne.
Ma cosa conduce all’odio religioso? Assassinare in nome di una fede religiosa o chiamare l’assassinio in tale maniera quando questi è ormai stato portato a compimento?
Se seguissimo questo ragionamento capzioso non dovremmo denunciare e pubblicare nulla sui pedofili, sui serial killer, sui rapinatori, sugli stupratori e sui delinquenti in genere, perché il parlarne indurrebbe la comunità a temere e avere diffidenza verso chi mostra comportamenti del genere o chi li comprende o peggio li sostiene.
Se avessimo seguito nel passato questo ragionamento, oggi non avremmo raggiunto la capacità di denunciare quei delinquenti, di processarli, di condannarli e d isolarli dalla comunità per impedire loro di nuocere, perché era proprio la mancanza delle denunce che portava a reiterare nell’indifferenza e nell’ignoranza di tutti l’atto criminoso.
La verità non deve fare paura, anche se evidenzia episodi che sono sconcertanti e che fanno oggettivamente paura. Ciò che si deve temere e si deve combattere con ogni mezzo lecito è l’azione criminale, qualunque sia la motivazione che l’ha prodotta, poiché non la giustifica mai.
Ma quando l’azione criminale è stata portata a compimento, il dovere di tutti è di metterla in luce, discuterla e attuare tutto ciò che può essere utile a far sì che non abbia più a ripetersi, per cui denunciare il terrorismo islamico non significa far odiare gli islamici, ma significa far valutare che cosa nell’islam ci sia di sbagliato e su cosa si deve operare perché gli errori e gli orrori non abbiamo più la possibilità di essere portati a compimento, con scuse assurde, inaccettabili in quanto la vita e il diritto sono valori sacri, niente può superarli in importanza, nemmeno la fede giustifica azioni così malvagie e criminali.
La fede può essere un’idea, una credenza, una superstizione o un ideale, ma resta un fatto soggettivo e non può e non deve essere usata o imposta come metodo di affermazione di qualcuno su qualcun altro, ma vissuta e imposta in questa maniera diventa un fatto collettivo e perciò criminale e condannabile dall’intera società umana.
Adriana Bolchini Gaigher
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All’Università islamica del Cairo Al Azhar, M.S. Tantawi, autorevole personaggio religioso, abilitato a lanciare fatwe in tutto il mondo, ne emette una per impedire una visita di cortesia e di amicizia dell’imam di Roma. Eppure i musulmani continuano a proclamare ad alta voce, rivendicandolo come un dato assodato che l’islam è una religione di pace, ma quando si trovano non a parlare ma a mettere in pratica e dimostrare la loro sincerità, i fatti dimostrano sempre esattamente il contrario di ciò che proclamano.
Geddafi all’ONU, tenta di bloccare una risoluzione contro gli hizbollah libanesi (in riferimento alla risoluzione 1701) per i razzi che continuano a lanciare dal loro territorio contro Israele, con la scusa più cretina del mondo: secondo Gheddafi (per voce del suo ambasciatore Giadalla Ettalhi), non ci sarebbero prove sufficienti per dimostrare che i razzi provenissero effettivamente dal Libano… chissà per lui forse saranno stati i marziani, che è noto confinano con Israele
Un po’ più in là, ma sempre nel mondo islamico integralista, alla guida di un governo che usa il terrorismo per dominare sul proprio popolo e sul mondo islamico sul quale vuole avere il dominio, Ahmadinejad tuona che ci penserà lui a risolvere definitavamente il problema di Gaza, perché lui saprà portare a termine i progetti contro Israele, per mettere la parola fine allo “stragismo dell’unico popolo democratico” che da decenni è circondato e aggredito da milioni di arabi musulmani, che lo vogliono vedere completamente distrutto, e non avrebbe nemmeno il diritto di difendersi, dimenticando anche che Gaza è stato un dono unilaterale e che in cambio da due anni Israele ha subito più di 9000 attacchi missilistici su Sderot e dintorni.
Khaled Mashaal capo del Politburo di Hamas (con sede a Damasco), rilancia le solite dichiarazioni minacciose contro Israele, infatti dichiara che la guerra contro Israele non finirà certo per l’arrivo del carburante, ma continuerà finché tutta la Palestina verrà “liberata”.
Hassan Nasrallah. Il leader della milizia sciita, torna a mostrarsi in pubblico per dichiarare che “Abbiamo teste e parti del corpo di soldati israeliani” e sfida Israele a richiederli indietro, non si comprende nemmeno bene cosa vuole in cambio perché ha parlato di resistenza ad oltranza, sostenendo che nessuna pace è possibile e che se Israele avesse continuato a violare i confini libanesi con i suoi aerei, lui avrebbe fatto partire un’offensiva tale da cambiare l’intera mappa della regione.
Pamela Geller, per chi non la conoscesse è una delle maggiori blogger americane e si trovata con me e le altre rappresentanze europee a Bruxelles. Il suo blog è questo

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