Il gigante di cristallo – un’arma impropria nel cuore dell’occidente

Grazie al lavoro incessante realizzato in rete da moltissimi blogger è stata messa in evidenza quanto l’informazione filo-islamica, antisraeliana, antiamericana e ovviamente antioccidentale è stata “viziata” da sporchi trucchi, che hanno fatto il giro del mondo attraverso i media, e che li hanno spacciati per verità rivelate, piegando l’opinione pubblica ai propri fini propagandistici, poiché le informazioni che dalle agenzie di stampa raggiungono i media di tutto il mondo, alla fine confluiscono sulle popolazioni che le ricevono distorte o peggio false.

Difficile sarà ora far giungere attraverso la stampa e la televisione la verità, visto che sono proprio coloro che la gestiscono, quelli che preferiscono mandare in onda i “servizi confezionati ad hoc” dai loro beniamini e poco importa se questo ha giovato al terrorismo islamico ed è costato ancora più dolore e sangue innocente, proprio come la grande bufala del finto e costruito “massacro di Falluja” che non è avvenuto come ci è stato abilmente confezionato dal servizio RAI fatto con un “teorico ed attivo membro della guerriglia terrorista” che opera in Iraq e che solo nel mese di giugno di quest’anno ha fatto più di 1500 morti civili e nel mese di luglio le vittime civili (donne, bambini, anziani, persone qualunque e non combattenti) sono salite a 1815, come hanno riferito i responsabili degli obitori iracheni. Il palazzo della Reuters a New York

Questo palazzo di cristallo è della Reuter (agenzia di informazione inglese) ma si trova a New York, nel cuore dell’occidente liberale per eccellenza ed al suo interno ha una direzione che si serve di reporter, come Adnan Hajj (notare che è arabo)  che producono fotografie truccate nel senso che con mezzi informatici come photoshop “truccano” le immagini peggiorandole a proprio uso e consumo e c’è di peggio: mettono in posa quelli che vogliono far passare per vittime e non dedicano mai nemmeno una immagine agli altri, quelli che vogliono fare passare per aggressori, a meno di fotografare gli eserciti e le loro tremende armi Questo l’articolo

Proprio in questo caso, quello che ha fatto scoppiare lo scandalo dei trucchi, si è notato inoltre che ai militanti hezbollah non vengono fatte fotografie che li riprendano in assetto di guerra o guerriglia, non si vede un solo combattente, appaiono tutti civili inermi e sottoposti a un bombardamento incessante da parte di quei cattivoni di israeliani, in alcune foto si vede persino che esiste un operatore che manda in scena il solito ciak che viene utilizzato nella realizzazione dei film di tutto il mondo.

Le foto di Adnan Hajj, fino d ora pubblicate dalla Reuters sono 921, tutte sono state ritirate, ma i danni ormai sono stati fatti, poiché è molto difficile che i “consumatori di notizie” possano capire cosa si nasconde dietro un’immagine o dietro una formula di comunicazione che antepone sempre il diritto dell’aggressore a quello dell’aggredito, facendo in modo che l’aggredito si trasformi in aggressore quando si permette di reagire. Inoltre l’articolo della Reuters che ammette di aver avuto un dipendente che truccava le immagini, è un articolo solo e non compenserà la quantità spaventosa di articoli confezionati falsi che hanno dilagato nel mondo.

In conseguenza allo scandalo Adnan Hajj è stato licenziato, ma stranamente appare un altro fotoreporter che si firma con il nome Issam Kobeisi che è presente sempre in Libano e che  produce foto molto simili a quelle del “presunto licenziato” Adnan, che a suo tempo aveva fotografato donne che piangevano davanti alle loro case (così sostenevano) in date successive a quella del reale bombardamento sulla roccaforte degli hizbollah e una di quelle donne viene fotografa in più giorni, in posti diversi, dallo stesso fotografo ed ogni giorno viene riferito che c’è appena stato un nuovo bombardamento.

Qui trovate una sintesi delle foto truccate dalla propaganda pro-hizbollah o costruite, sempre dalla propaganda pro-hizbollah per motivi scenici. Vedi questa pagina o quest’altra.

Per questo suggerirei ai lettori e soprattutto a coloro che possono dare eco alle notizie, di soffermarsi a valutare meglio le notizie che vengono trasmesse, anche quando non sono corredate da fotografie, poiché soprattutto in questi casi vengono abilmente usate tecniche che deformano o cancellano parte della notizia, facendola apparire diversa da quello che è.

La formula usate è molto semplice ma decisiva per formarsi un’opinione, come questa: giovani palestinesi sono stati uccisi dai soldati israeliani, durante un conflitto a fuoco, mentre tentavano di passare un valico portando con sé delle armi ed esplosivi e vistisi braccati hanno aperto il fuoco…..

La tecnica è diabolica, ma semplice: i terroristi diventano giovani palestinesi assassinati, i soldati israeliani diventano brutali assassini.  Infatti il messaggio che ne deriva è che i giovanotti stavano semplicemente facendo una cosa innocua, mentre i soldati israeliani hanno crudelmente infierito su di loro.

La verità dell’incidente di frontiera, avrebbe dovuto essere raccontata nel modo preciso con il quale si era realizzata la sequenza dei fatti (capovolgerli sposta già l’attenzione di chi legge ed il giudizio che ne deriva è addomesticato, i termini stabiliscono anche l’innocenza o la colpevolezza dei protagonisti) Ecco perché è fondamentale che un reporter e un’agenzia di stampa onesti, descrivano l’episodio nella sequenza e con i termini precisi, che avrebbe dovuto essere più o meno questo: Terroristi palestinesi, carichi di armi ed esplosivi, vengono sorpresi a un valico di frontiera mentre stanno tentando di entrare in Israele, scoperti sparano sui soldati israeliani che rispondo al fuoco e riescono ad ucciderli……

E’ troppo pretendere che le notizie vengano date nell’esatta successione dei fatti, perché un conto è chi aggredisce e spara un conto è chi difende un diritto?

Diverso sarà il giudizio del lettore se conoscerà chi stava tentando di fare un’azione illegale, chi ha sparato per primo, chi ha risposto al fuoco, poiché la formazione delle idee non dipende tanto dall’effetto dell’insieme dell’azione, quando dalla causa che ha messo in moto e portato a compimento l’azione.

Far passare dei soldati israeliani che fanno il loro lavoro per persecutori di poveri ragazzi palestinesi a cui viene impedita la libera circolazione è ben diverso dal far sapere che dei terroristi palestinesi stavano tentando di passare un valico per andare a fare una strage in Israele.

Lisistrata

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