SIAMO TUTTE SORELLE DI HINA SALEEM

 Siamo tutte Hina Saleem

Il terribile delitto che ha visto vittima Hina Saleem, la splendida ragazza pachistana che si era perfettamente integrata nella cultura italiana, ha dato un colpo terribile alla sensibilità e alle illusioni di molti di noi e probabilmente ha costituito un freno all’idea, che altri si erano fatta, sulle possibilità di anticipare la cittadinanza a emigrati di origine islamica. Eppure Hina era l’esempio vivente di come fosse possibile l’essere nata islamica e provenire da un Paese in cui la cultura tribale possiede valenze fortissime sul la vita sociale e coniugare splendidamente queste due pregiudiziali, con la cultura occidentale come l’italiana.

In Pakistan, l’Islam è la religione di stato, ma la condizione socio economica, la suddivisione in clan e le varie etnie è ferma ad un passato remoto mai superato. La famiglia è patriarcale e la società tutta, nelle quali le donne sono considerate di minor valore persino di alcuni animali, domina come un’ossessione su tutto. A loro viene negata ogni possibilità di indipendenza dal maschio e vivono perennemente come fossero minorenni che necessitano di un tutore per crescere, ma la loro crescita è impedita dal fatto che vengono loro negati persino i più elementari diritti umani. Se non hanno il permesso del maschio non possono studiare, lavorare, uscire di casa. Fare sport è osteggiato dalla comunità che lo proibisce e la loro inferiorità è sancita persino dal fatto che la testimonianza in giudizio di una donna vale la metà di quella di un uomo.  E’ sancita costituzionalmente la loro ineguaglianza nei diritti poiché, tutto dipende dal loro tutore-guardiano, che di solito è il capo famiglia, in assenza del quale lo scettro passa al figlio maggiore o ai parenti collaterali, fratelli, zii, anche minorenni, ma mai alle donne che quando si sposano, il loro matrimonio è solo un brutale baratto che il maschio realizza, in cambio di una rendita economica. 

Alle donne in Pakistan, che esprime una delle forme più fondamentaliste dell’islam, è negato persino il diritto all’integrità fisica. A dispetto delle poche leggi scritte inutilmente sui codici, ogni violenza, anche la più terribile, come l’acidificazione o l’assassinio, non vengono punite poiché esiste una forma di immunità maschile, che trova il suo connivente nell’islam e nella forma tribale che l’islam si è guardato bene dal correggere, al contrario ha costituito un’aggravante.

E’ sufficiente far balenare il tradimento per giustificare un omicidio e non servono prove, poiché l’uomo non è chiamato a esibirle, al contrario è sufficiente l’alleanza-consiglio con gli altri maschi del clan, che viene deciso dove, come e quando “punire” la ribelle, certi della non punibilità.  I peccati così atrocemente puniti di Hina, sono stati quelli che in Pakistan avrebbe pagato allo stesso prezzo, poiché aveva osato scegliere da sola e ribellarsi ad un’ assurda e inumana imposizione paterna.

E’ terribile, constatare che persone che appaiono oneste si rifacciano a codici comportamentali, che mettono sopra le leggi del paese nel quale hanno scelto di vivere. Essi continuano a considerare che  la vita di una giovane donna vale meno del desiderio di suo padre di venderla al marito scelto da lui a suo esclusivo giudizio.  Così scopriamo brutalmente, ogni giorno che passa, che i sentimenti più cari e preziosi, come l’amore verso i figli e il rispetto dei diritti umani basilari come la vita, non contino nulla al punto che un padre, mai integrato, che non ha accettato leggi e usi di quest’Italia che lo ha accolto e gli ha permesso di crearsi una vita discretamente agiata, come i fatti hanno dimostrato, sceglie di organizzare un crudele omicidio della propria figlia, non frutto di un raptus di rabbia, ma lo pianifica nel tempo, tant’è che manda in un’opportuna vacanza le altre femmine della famiglia e lo realizza in modo che la “vittima predestinata” non possa uscirne viva e per di più lo mette in atto con estrema crudeltà, infliggendo alla figlia, vittima di tanta efferatezza, torture immonde che arrivano a sfregiarla, per dimostrare a lei e alla società da cui proviene, il suo totale disprezzo, prima di darle il colpo di grazia e seppellirla , ma questo nel perfetto rispetto delle sacre tradizioni islamiche.

Ha ragione Magdi Allam quando sostiene: non esiste l’homo islamicus, eppure davanti a tragici episodi come questo non possiamo fare a meno di pensare che forse l’homo islamicus non è tale in quanto “predisposto ad esserlo per eredità genetica ma lo diventa in quanto assimila concetti, idee, fanatismi e comportamenti che si radicano nel DNA della sua anima, che diventa impossibile riuscire ad estirparli nel volgere di pochi anni. Ce lo dimostrano anche i recenti fatti legati al terrorismo jiaidista, la cui base è strutturata su idee fondamentaliste e integraliste, che vengono trasmesse anche con il semplice insegnamento che rappresenta un “vero e proprio lavaggio del cervello” valido anche e soprattutto per coloro che non hanno vissuto nei paesi islamici, da cui provengono i loro genitori, perché è facile indottrinarli con ideali paradisi inesistenti, proprio come accadeva con il paradiso sovietico, scoperchiato il quale si è visto finalmente l’orrore.

Quando i benpensanti vedranno l’orrore che il vaso di Pandora islamico contiene e sprigiona?

7 Risposte

  1. salve…credo di trovarmi nella stessa situazione di hina ecceto ke sono solo minorenne, ho bisogno di aiuto, non so ke fare in futuro, voglio comunicare con qualcuno per migliorare le circostanze nelle quali mi trovo. rispondete sulla mia mail.
    grazie

  2. http://www.acmid-donna.it/
    Questo è il sito Internet delle “donne marocchine in Italia” che si adopera proprio per aiutare le donne che come Hina e tè, subiscono violenze dai propri familiari e/o dalla comunità islamica.
    Prova a contattarli, sono persone serie e motivate.

  3. grazie Elena, avevamo già risposto per email in privato, per evitare indizi che la possano far riconoscere.

  4. …. scusatemi, non avevo capito.
    Pensavo solo di poterle essere di un qualche aiuto…

  5. no anzi, non ti scusare, ti abbiamo ringraziato per la gentilezza, e ti abbiamo precisato solo che l’abbiamo contattata, così anche tu sei più tranquilla.

    Grazie

  6. Speriamo che possa risolvere il suo problema al più presto.
    Esprimo la mia più grande solidarietà a navdeeep.

  7. pubblicherò questo comunicato stampa, sulmagazine http://www.lisistrata.com che ha un’ottima utenza, come quantità e qualità di persone che vivono in Italia.

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