CRISTIANI A RISCHIO IN TERRA MUSULMANA

Cristiani a rischio in terra musulmana
di Adriana Bolchini Gaigher – 19 settembre 2006 Ragion Politica

In Egitto, negli ultimi anni, è entrato in uso il rapimento di giovani ragazze copto-cristiane per convertirle all’Islam in modo forzato, attraverso matrimoni altrettanto forzati da cui esse non possono più affrancarsi, a causa del modo in è concepita la legge islamica (shari’a). Il 17 agosto scorso Mona Yacoub Kiriakos, di 23 anni, è improvvisamente scomparsa dalla propria abitazione di Fayyum (paese a circa 100 chilometri dal Cairo). Un suo collega di lavoro, interrogato dalla polizia, ha dichiarato di aver sposato la giovane copto-cristiana nel mese di giugno ed ha esibito un certificato di matrimonio sui cui è stata apposta la firma della ragazza. C’è da precisare che il collega è già sposato ed ha quattro figli. I genitori della ragazza dichiarano invece che la firma del certificato non è autentica. Su questo nuovo episodio di rapimento è intervenuto il vescovo locale, che ha chiesto di poter parlare con la ragazza; ma la polizia ha rifiutato di dare sia altre informazioni che di concedere il permesso all’incontro.

 

Questo episodio è emblematico perché chiarisce attraverso quali perversi meccanismi la vita dei cristiani nei Paesi musulmani sia diventata, negli ultimi anni, molto difficile. L’intolleranza dei dettati islamici può arrivare a renderla insopportabile, dimostrando che la difficoltà dei cristiani a vivere nei Paesi islamici risiede proprio nel fatto che fra le due religioni esiste una differenza sostanziale, soprattutto in ragione del diritto. Inoltre la vicenda di Mona Yacoub Kiriakos dimostra come le parole rassicuranti sul rispetto delle altre fedi da parte dei musulmani restino nei fatti lettera morta.

Il peggioramento della vita dei cristiani nei Paesi musulmani si evidenzia anche nel banale calcolo numerico della presenza cristiana, che è andata riducendosi in maniera esponenziale, per diventare ormai un’esigua minoranza con poca o nessuna incidenza nella vita dei Paesi islamici. Il gesuita egiziano Samir Khalil Samir, professore di islamologia all’università di Beirut, fondatore di un Centro Studi di cultura arabo-cristiana, e che d’intesa con la casa editrice Jaca Book promuove prestigiose collane editoriali, precisa che all’inizio del 1900 i cristiani nei Paesi musulmani del Medioriente e dell’Africa settentrionale erano circa il 25% della popolazione, mentre alla fine del secolo sono scesi al 7% e ora sembra stiano scomparendo.

Per i musulmani il progetto religioso di Maometto è tutt’uno con il progetto politico e scopo e fine ultimo di questo progetto è la totale islamizzazione dei Paesi in cui i musulmani vivono, mentre per i cristiani la religione e la vita politica occupano due spazi ben distinti e questo fin dall’inizio del Cristianesimo, quando Gesù ne delimitò chiaramente i confini con la famosa espressione «date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». Nel volume Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale edito da Garzanti nel 1997, il politologo americano Samuel P. Huntington ha tracciato uno scenario molto verosimile nei rapporti tra il mondo islamico e l’Occidente ed ha indicato nell’islamizzazione della politica e della cultura nella maggior parte dei Paesi musulmani una delle cause principali della crescita dell’intolleranza verso le comunità non musulmane.

È questo, per noi cristiani, il grande problema: essendo l’Islam società, politica, cultura e religione, come vivere in un sistema musulmano che ha come fine l’islamizzazione di tutti gli aspetti della vita? La difficoltà maggiore certamente risiede nel fatto che i non musulmani sono considerati dhimmi e devono vivere in uno stato di sudditanza, che prevede la loro esistenza all’interno dell’Islam come quella in un protettorato, senza il diritto all’autodeterminazione; inoltre – cosa fondamentale – i cristiani vengono invitati in tutti i modi possibili e non sempre accettabili a convertirsi all’Islam, mentre è impossibile il contrario, che rappresenta il peggior reato contemplato dalla legge islamica, punibile anche con la morte.

Finché non prenderà fino in fondo coscienza di tale situazione e delle differenze radicali tra Islam e Cristianesimo, l’Occidente rischia veramente di perdere la sua identità. E alla perdita dell’identità alla quale inevitabilmente seguito la perdita dei principi del diritto, frutto di un cammino sociale e culturale, oltre che religioso, faticosissimo e durato secoli.

Adriana Bolchini Gaigher

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