Altro che libertà religiosa è l’inciviltà della violenza quella che detta legge

ALTRO CHE LIBERTA’ RELIGIOSA QUI VIENE NEGATO IL DIRITTO ALLA LIBERTA’ DELLE DONNE. FORSE IL MASCHIO ITALIANO RIMPIANGE I BEI TEMPI IN CUI ERA PADRE PADRONE???
Samia venduta bambina vittima delle violenze domestiche   Samia venduta bambina vittima delle violenze domestiche
Altro che “libertà religiosa”, qui è la violenza del maschio-padrone a dettare legge
Samia (bambina afgana) vittima della violenza domestica in un paese dominato dal fondamentalismo e se siete esseri umani piangete per lei e per tutte le bambine e donne costrette a subire il suo calvario. Dopo asciugatevi le lacrime e combattete contro quest’orrore, che chiamano religione. Leggi al link di seguito la sua storia: RAWA
Prima della libertà religiosa in un paese che si proclama democratico e laico, viene la libertà in senso stretto dell’individuo: libertà di vestirsi secondo i propri gusti, libertà di uscire, libertà di frequentare chi si vuole, libertà d’innamorarsi e libertà di sposarsi chi è si è scelto: in sintesi libertà di vivere la propria vita, che è una libertà mille volte più necessaria e importante di quella religiosa.
Ed è proprio nel nostro paese che si dichiara  LAICO che si vuole  subordinare tale libertà FONDAMENTALE a quella religiosa, un ridicolo paradosso, considerando che si schiera per la “libertà religiosa”, proprio quella parte politica che della laicità HA FATTO LA PROPRIA BANDIERA,  e che non  perde occasione per accusare la Chiesa cattolica di “talebanismo”,  mentre da un altro versante appoggia, giustifica e “corteggia” i veri talebani che riducono in  schiavitù  moglie, figlie sorelle.
Quante Samira e Jamila  schiave dei pregiudizi ci sono in Italia in questo momento? Quante Sarah Orabi, ridotte a scimmiette ammaestrate incapaci di condannare un atto inumano come la lapidazione? Quante Hina Salem sgozzata per trasformarla in buona musulmana?  E Kabira Ennaui 28 anni accoltellata nel 2002 perché “esasperava” il marito un muratore marocchino, con abiti occidentali e trucco. E Khadija uccisa a Sant’Antonino di Susa, pochi mesi prima, per lo stesso motivo di Kabira: voleva essere libera di vivere la sua vita. C’è poi la storia di Souid spinta giù dal balcone dal marito marocchino perché era rimasta incinta e non riusciva più a lavorare come prima o quella Souad, marocchina sopravvissuta a malapena alla gragnuola di calci e pugni, infertale dal padre, pazzo di rabbia perché lei si era fidanzata con un ragazzo di Cremona.

Le storie di queste donne perseguitate da quella “libertà religiosa” con cui certi soloni senza coscienza e afflitti da carità pelosa, si riempiono la bocca, si susseguono come in un film dell’orrore:

Halima di Nuoro, incatenata dal marito padrone che la obbligava a mantenerlo e a convivere con la seconda moglie,anche se la legge italiana lo vieta. Darin Omar giovane libica 27enne, madre di una bimba di quattro anni, ammazzata a Milano dal marito Islam Mostafà folle di gelosia per quella moglie “troppo emancipata” e indipendente che lavorava in un call center. Sobia di soli 15 anni, avvelenata dai familiari perché si ostinava a frequentare un amico occidentale, un infedele. Amina picchiata selvaggiamente insieme ad i figli piccoli, dal marito algerino perché non voleva accettare nella sua casa una ragazza giovanissima che il bel tomo s’era scelta come seconda moglie. Samira 16 anni frustata fin quando non ha accettato di sposare uno sconosciuto scelto dai genitori. Ed ultima notizia, fresca fresca, quella di Ullah 48 enne del Bangladesh  che da vero musulmano, sottoponeva l’intera famiglia a un regime di torture e ustioni con l’olio bollente perché non abbastanza sottomessi e ligi alle preghiere.

Non c’è fine all’orrore.

Botte, calci, pugni, ossa rotte, volti tumefatti, frustate, olio bollente e in ultimo per le più ribelli, quelle che si ostinano a non voler diventare “buone musulmane”, la lama affilata di un coltello.
E poi ci domandiamo come MAI alcune di loro vanno in tv a fare le “scimmiette ammaestrate”?
E concediamo loro dall’alto della nostra magnanimità il diritto “alla libertà religiosa”? Cominciamo a concedere loro la libertà dalla violenza dei loro maschi aguzzini, lottiamo perché loro non muoiano o soffrano per avere quei diritti che noi abbiamo acquisito ormai da decenni, lottiamo perché possano scegliere senza pagare con la vita di rinunciare ad una religione che le rende SCHIAVE all’alba del terzo millenio.

QUANTE SAMIA DOBBIAMO ANCORA VEDERE?  
articolo inviato da Orpheus  Orpheus

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