LA RELIGIONE ISLAMICA E’ UN PERICOLO PER L’UMANITA’

PREDONI Sembra che in Europa si sia già aperta una nuova fase sul cammino della conquista mondiale da parte del Califfato.   In Inghilterra, il Paese europeo ove gli islamici provenienti soprattutto dal Pakistan hanno trovato la democrazia più tollerante verso le loro forme di integralismo, grazie a cospicui fondi economici, che non è difficile capire da dove vengano attinti così tanti derai, anche perché è l’oro nero quello che ha il maggior gettito di denaro per i totalitarismi teocratici arabi e che non viene certo ridistribuito fra i cittadini di quei paesi, ma va a rimpinguare tutti gli scopi e le finalità che quei teocrati posseggono nel loro dna che sembra ancora oggi non essere diverso da quello dei predoni del deserto che scorrazzavano depredando le popolazioni stanziali.
Gli stanziali oggi sono gli occidentali e tutto ciò che si trova sul loro suolo è diventato oggetto della cupidigia dei nuovi predoni che scorrazzano per il mondo e che usano la religione islamica fondamentalista come un’arma da usare a propria discrezione, contro tutto ciò che si oppone alla sete di conquista dei predatori dell’umanità.
Se anche queste, nuove per noi, forme di arroganza e razzismo ideologico e religioso non faranno capire all’occidente con chi veramente hanno a che fare, l’occidente dovrà dire addio alle conquiste che nei secoli hanno fatto grande e prosperosa molta parte della Terra che proprio per questo si ritrova ad essere nel mirino dei ladri di civiltà e di benessere, capaci di odiare con tanta ferocia da rendere infelici persino le loro madri e le loro figlie.
L’Islam così come ci viene proposto dai fondamentalisti e dagli integralisti, fra i quali il confine è inesistente, va messo fuori legge e bisogna farlo subito. Nessuno pretende che gli islamici cambino religione, ma non è più possibile tollerare questa vergognosa ideologia teocratica arrogante ed invasiva che sta penetrando in tutta la società umana mondiale, come un cancro che si abbarbica ai gangli vitali dell’organismo e si immette nel sistema linfatico del corpo sociale in modo tale da condurlo alla sua morte.
Adriana Bolchini Gaigher
direttore responsabile O.D.D.I.I.

Londra, ragazze indù picchiate per farle convertire all’islam di Gaia Cesare – sabato 24/2/2007 IL GIORNALE
protesta per malvessazioni islamicheLa ricompensa è di 5.000 sterline. Le prede da adescare sono ragazze di religione indù e sikh. Il metodo consigliato è un invito al pub, l’offerta di qualche birra da consumare. E l’obiettivo è imperativo: convertire ragazze all’islam, anche con la forza.  «Il lavoro sarà duro, ma non è impossibile»,   recita un volantino distribuito per le strade di Luton, nord di Londra. Lungo e inequivocabile il testo: «Dobbiamo mandare i nostri giovani per le strade e spingere le giovani di religione sikh nelle braccia dell’Islam. L’insegnamento del grande profeta Maometto deve essere diffuso fino a che il mondo intero non sarà musulmano. Solo così il mondo sarà salvato».   Firmato: «Il vero movimento del califfato. Gli occhi, le orecchie e la voce dell’Islam».  
La campagna degli estremisti in suolo britannico è cominciata a Luton, ma sembra aver fatto proseliti anche altrove: Birmingham, Leeds e Bradford, nord dell’Inghilterra, il luogo dal quale provenivano gli attentatori del 7 luglio, e poi Londra. La polizia inglese l’ha ribattezzata la tattica delle «conversioni forzate».  Il terreno ideale sembra essere l’università. Da alcuni campus sono arrivate le prime denunce di giovani indù e sikh, minacciate e persino picchiate, costrette a lasciare l’università e ad abbracciare l’Islam. E dai college inglesi è giunta la conferma che quei volantini hanno sortito il loro effetto. A far scattare l’allarme è stata “Hindu Forum of Britain”, l’organizzazione – espressione della comunità religiosa nel Regno Unito – che dialoga regolarmente con la stampa e il governo britannico.
«Abbiamo segnalato le denunce fatte da tante ragazze della nostra comunità alla polizia: i casi – ha spiegato al Giornale Ramesh Kallidai, segretario generale dell’organizzazione – stanno diventando sempre più numerosi e molte giovani hanno paura di denunciare. Ecco perché ci battiamo perché si parli del fenomeno. Perché chi non ha ancora parlato, ci dica davvero quali aggressioni ha subìto e perché si crei un clima generale di denuncia che aiuti a fermare questo fenomeno».
Il capo della Metropolitan Police, Ian Blair (l’uomo che ha gestito l’emergenza attentati del luglio 2005) ha annunciato di aver inviato i propri uomini nei pressi delle università, i luoghi scelti dagli estremisti islamici per avviare la propria campagna, in modo da incoraggiare le vittime a cercare aiuto, anche rivolgendosi a strutture di sostegno psicologico se non volessero contattare direttamente la polizia. Le forze dell’ordine, infatti, non possono agire direttamente all’interno dei campus. Proprio qui gli estremisti di Allah hanno lavorato più efficacemente.
«Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto una ventina di denunce di ragazze minacciate, costrette a lasciare l’università. Qualcuna ci ha detto – racconta ancora Kallidai – di essere stata persino picchiata per strada». 

D’altra parte, i volantini parlano chiaro:
«È facile portare queste ragazze fuori per un appuntamento, perché in genere amano bere e sanno ben poco della propria religione, ricevendo un’educazione più occidentale. Da lì può cominciare un graduale percorso verso l’Islam».  
Un percorso che per molte è finito in un incubo di violenza e minacce. E che conferma il risultato di un sondaggio recentemente diffuso dalla Gallup e realizzato fra il 2005 e il 2006, il più vasto condotto tra gli islamici (10mila musulmani ascoltati in dieci Paesi a maggioranza islamica). Secondo l’indagine, i musulmani si stanno sempre più radicalizzando e hanno accentuato il loro sentimento anti-americano. Un sentimento diffuso fra il 79% della popolazione saudita. Il 7% degli islamici ha dichiarato apertamente che quello dell’11 settembre è stato un attacco «completamente giustificato». 

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