LA JIHAD E’ GLOBALE,, L’OBIETTIVO E’ L’EUROPA

Lo scrittore Yasmina Kadra:
“La jihad è globale,
l’obiettivo è l’Europa”
EMANUELE NOVAZIO
lo scrittore algerino Yasmina Kadra

E adesso che cosa succederà all’Algeria, Yasmina Kadra?  
«Esattamente quel che succederà all’Europa fra qualche mese».

Come dire?  
«Che l’obiettivo principale di “al Qaeda del Maghreb”, come si fanno chiamare ora i salafiti del “Gspc”, non è l’Algeria ma l’Europa. L’Algeria è soltanto una base per l’ex “Gspc” che si è già ramificato in tutto il Maghreb, dal Marocco alla Tunisia, ed è presente in Mauritania e nel Mali, forse anche in Libia. Ha una visione globale: come al Qaeda ritiene che gli Stati devono sparire per lasciare posto alla nazione musulmana».

Dopo tanti anni di lotta al terrorismo, l’Algeria ha gli anticorpi per opporsi al fondamentalismo risorgente?  
«Il problema vero è che al Qaeda ha la capacità di resistere a ogni attacco: il suo obiettivo è un’utopia che cerca di spingere all’estremo, la sua strategia è l’autoesportazione. Difficile opporvisi».

Lei è molto pessimista.  
«Sono realista. Al Qaeda non è un mostro invincibile, ma approfitta della nostra debolezza, della nostra disorganizzazione, delle nostre incomprensioni. E’ questa la sua forza. Il tempo lavora per lei».

Per tornare all’Algeria, la politica di pacificazione del presidente Bouteflika (perdono in cambio di pace) è stata un errore?  
«Un errore spaventoso fondato un calcolo personale: Bouteflika non pensava all’Algeria ma a se stesso. Ed è stata inoltre una grande ingiustizia che ha fatto ricadere il Paese nel buio del terrorismo: sono stati perdonati gli assassini, le vittime si sono ritrovate in un angolo».

Senza la politica di pacificazione la situazione sarebbe migliore?  
«Senza dubbio. Nel 1999, quando ancora ero nell’esercito, verificai di persona che il terrorismo stava morendo in Algeria. Con Bouteflika e le sue scelte tutto è tornato a peggiorare».

Il terrorismo di oggi è diverso da quello di allora, però.
 
 «Sì, allora erano islamisti che volevano imporre uno stato islamico. Quei gruppi sono stati infiltrati da fondamentalisti che vogliono realizzare la grande nazione musulmana. Ma questo non cambia la realtà delle cose.

E i militari? Per anni lei è stato uno di loro, quando si chiamava Mohammed Moulessehoul e scriveva nascondendosi sotto lo pseudonimo femminile che le è rimasto: come ufficiale di carriera è stato in prima fila nel conflitto contro i terroristi.  
«I militari fanno quello che possono, ma non hanno i mezzi per lottare contro una rete organizzata e meglio armata di loro».

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