MOHAMMED HEGAZI E LA RECIPROCITÀ NEGATA

il pakistano condannato a morte per apostasia non giochiamo al benaltrismo: gli italiani dovrebbero manifestare per mafia, ‘ndrangheta, e non per un egiziano che ha solo l’assurda ( secondo lei) pretesa di farsi mettere ”cristiano” sulla carta d’identità. Innanzitutto una cosa non esclude l’altra, si può ( anzi, si deve) essere contro la mafia e per i diritti di Hegazi. Ma ora concentriamoci su Hegazi. Innanzitutto in un paese che ti obbliga a mettere la religione di appartenenza sulla carta d’identità, mi pare che sia un sacrosanto diritto del signor Hegazi, qualora avesse cambiato fede, il volere che questo sia pubblico. Ma la faccenda grave sta nel fatto che tutti gli ulema di al Azhar ( il cosiddetto ”Vaticano sunnita” paragone improprio ma che rende l’idea dell’importanza di questa università) hanno decretato la morte per l’apostata. E qui si pone il problema della reciprocità: quanti ex cattolici si sono convertiti all’islam, e pubblicamente? Le posso citare Hamza Piccardo, Abdel Wahid Pallavicini, l’ambasciatore Mario Scialoja, solo per citare i nomi più noti. La loro conversione è pubblica, è affare di tutti. Nessuno li tocca, e nessuno ha interesse a toccarli: gli ultimi papi hanno addirittura ricevuto due di queste persone.
A fattori invertiti, il risultato cambia: il musulmano che si fa cristiano è passibile di morte. Qualcuno si ricorda il caso del convertito afghano Abdul Rahman? Solo una mobilitazione internazionale impedì che quest’uomo venisse condannato a morte: ma per aver salva la vita, Abdul Rahman ha subito comunque una condanna a morte civile: infatti venne dichiarato pazzo, come se convertirsi dall’islam ad un’altra fede fosse una cosa da malati di mente.
E non solo nei paesi islamici è presente questa piaga, ma anche in Occidente l’ex musulmano convertito rischia.
Qualche anno fa proprio Magdi Allam raccolse il grido di una donna marocchina, Nura, convertita al cristianesimo in Italia, e che si nasconde per paura di essere uccisa: non in Egitto, in Arabia Saudita o in Iran, ma in Italia, culla e centro del Cattolicesimo. Ecco le sue parole ” noi musulmani convertiti al Cristianesimo siamo tanti. Tra noi lo sappiamo.Ma non ce lo diciamo. Dobbiamo aprire le catacombe! Quando ci sarà libertà di culto anche per noi vedrete quanti ne usciranno fuori! Oggi non sussiste reciprocità”. Questo in Italia, a due passi dal Vaticano. E all’ombra del Vaticano è stata costruita la più grande moschea d’Europa, mentre nei paesi musulmani costruire o restaurare una chiesa è difficilissimo ( in Arabia Saudita è proibito).
Che fare, allora? Sarebbe sbagliato fare rappresaglie sui convetiti all’islam. La libertà di culto è una cosa sacrosanta, sancita dalla ”dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo” ( ma non da quel tragico scherzo che è la ”dichiarazione islamica deo diritti dell’Uomo”). Però il casp Hegazi è solo l’ultimo di una lunga lista. Si deve pretendere reciprocità, ma in maniera decisa. Se un cristiano può diventare musulmano, buddhista, ateo o neopagano, lo stesso deve essere per i musulmani. Se i musulmani romani hanno la loro moschea, i cristiani residenti in Arabia Saudita ( stimati al 2,9% della popolazione) hanno diritto a chiese. E nessuno ha il diritto di impedire a chicchessia di scegliersi una fede differente da quella in cui è nato. I musulmani deono rassegnarsi a vedere i convertiti ad altre religioni. E questi convertiti non devono vivere nelle catacombe o visti come una sorta di tabù dall’occidente e persino ad certa parte della Chiesa, ma deono vedere protetto il loro diritto alla libertà di coscienza, anche a costo di irritare qualche ulema o qualche emiro del petrolio

andrea sartori  dal forum di magdi allam   Pubblicato su Lisistrata

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