ADDIO ALL’ISLAM

Un miliardo e quattrocento milioni. Sono i musulmani sulla faccia della terra. Paura di una seconda invasione islamica? Eurabia è l’incubo che inquieta le notti occidentali? Niente panico. In Olanda è stato istituito un Comitato degli ex-musulmani olandesi per fornire assistenza a coloro i quali intendono lasciare la religione di Maometto senza per questo rischiare la pelle. Sì perché nella teologia islamica il rifiuto della fede verso Allah è colpevolizzato al punto da mettere in pericolo la vita e comunque espone a disprezzo, minacce e ritorsioni.  L’apostasia, parola che suona inquietante come una malattia, spacca l’unità organica che avvolge l’individuo mummificato in un sarcofago teocratico. E’ la rivalsa dell’individuo su una collettività plasmata in senso religioso in cui il sociale è una sacralità incompatibile con l’individuale. Il tutto non ammette distinzioni, perché ogni distinzione è una negazione dell’unità. Lasciare l’Islam per rifondare un’identità individuale. Non a caso il fondatore del gruppo olandese è un giovanissimo politico di ventidue anni, Ehsan Jami, a sua volta ex-musulmano e già vittima di tre aggressioni da parte di scagnozzi integralisti. Jami è un personaggio innamorato, forse troppo, della critica e della provocazione, che lui incunea nelle fobie per il radicalismo islamico e nell’indignazione degli stessi musulmani, che non accettano questa provocazione ma si sentono urtati dai loro turbolenti correligionari. Quando la terza generazione di musulmani nati ed educati in Occidente si sta rivelando la più ricettiva verso le sirene estremiste, emergono sparute quote di giovani che non accettano questa equazione.  Dall’Islam si può uscire senza morire: è il messaggio che viaggia anche in Germania, Inghilterra e Scandinavia. Laddove l’individualismo è più accentuato e la coscienza collettiva è più differenziata, una religione monistica come l’Islam inizia a perdere accoliti. L’avanzata dell’onda musulmana s’increspa sugli scogli di mentalità, stili di vita e strutture sociali che non sono fenomeni religiosi in antagonismo ma esercitano comunque un’attrazione che va al di là dello spirito religioso. E’ come se la libertà, primo sinonimo dell’individualismo occidentale, non fosse percepita soltanto come libertà di scelta, ma soprattutto come libertà di essere. Allora le alternative non sono soltanto i prodotti sullo scaffale di un centro commerciale – anche in Medioriente sono arrivati i templi del consumismo. Sono invece le possibilità di assumere differenti identità senza che queste finiscano per incollarsi sulla pelle dell’individuo per tutta la vita.
La fede in Allah non è un tatuaggio indelebile: ecco la tentazione che fa inceppare l’Islam. Queste associazioni per la difesa degli ex-musulmani non si sfogano nella lotta contro l’Islam. L’effetto è invece di levigare le spigolosità che impediscono all’Islam di integrarsi realmente fuori dal suo habitat storico. Più che un attacco è un disinfettante che fa spurgare i bubboni radicali per lasciar respirare il tessuto più integrato ma non integralista. E’ una specie di silenziosa critica, che grida un dissenso così profondo da ferire più della propaganda anti-islamica. Per l’Islam non c’è niente di peggio che il tradimento dell’apostasia.
 Disintossicarsi dall’Islam? Meglio disintossicare l’Islam dai suoi stessi veleni. Anche la data di presentazione del comitato olandese è significativa: 9/11. Dalla data che è diventata l’antonomasia della morte alla data della rinascita. Uscire dall’islam per ricominciare. Niente guerre di religione. E’ solo libertà.
Aldo Cazzulini-Ragionpolitica

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