IRAN I MULLAH IMPICCANO ANCHE GIOVANI DONNE INCINTE

Vi ripropongo un video che vi ho già proposto un mese fa, assieme all’articolo che ha scritto Renato Farina su questo tragico episodio, e sono dibattuta fra due sentimenti di peso diverso: il primo è che sono contenta che finalmente la grande stampa si sia accorta di questo scempio contro l’umanità, il secondo è che la stampa non ha mai voluto dare ascolto alle mie segnalazioni e questa parte mi lascia onestamente molto perplessa e vedo che è malata anch’essa di esterofilia.C’era un vecchio proverbio che recitava più o meno così: “nemo profeta in patria” e si vede se la firma è Adriana Bolchini non conta, ma se il nome è esotico, allora merita un briciolo di attenzione.Vabbé ciò che conta è che questi orrori si vengano a sapere.
Adriana Bolchini Gaigher
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Ieri si festeggiava l’Immacolata Concezione, la donna nella sua più pura bellezza. Proprio ieri ho visto impiccare una Madonnina. Un piccola donna. Non sono riuscito a decifrarne il nome. Il suo volto candido, prima di perdersi nel mare di internet, è approdato sul mio computer in navigazione notturna tra siti dove si parla di islam e di resistenza. Era incinta. La scena si svolge in Kuzhestan, nella sua capitale Ahwaz. Siamo nella regione dell’Iran a ridosso dell’Iraq meridionale.
Qui negli anni ’80 si scontrarono gli eserciti di Saddam Hussein e di Khomeini. I bambini venivano lanciati senza armi su campi minati con una chiavetta di plastica al collo, avrebbe aperto loro il paradiso. Ora da quelle parti c’è un movimento di resistenza democratica e nazionalista: sono sciiti ma arabi, vorrebbero essere indipendenti o almeno liberi. La protesta parte dalle università, come a Teheran. Alcuni coraggiosi osano volantinare richieste di libertà, se la prendono con i mullah di Qom. Questa è blasfemia per i capi. Li si arresta con l’accusa di terrorismo. E la pena capitale è certa e viene praticata con riti di massa. Intanto procede, secondo antica tecnica staliniana, lo spostamento delle popolazioni. 
Mi dilungo, lo so. La digressione è un espediente per me, voglio rallentare il film, dimenticarlo.
Si vede una spianata gonfia di gente. Alcuni militari con la bustina nera e le camicia bianca dalle maniche corte sono in prima fila. Non è un’orda sbrindellata, ci sono uomini in giacca e camicia ben abbottonata, quieti e pasciuti, a dirigere le operazioni. Niente sembra preparare la morte, siamo in una festa di paese, ci si frega le mani, c’è un vocio allegro. Tra i notabili cinquantenni, due fuscelli: sono ragazzi giovanissimi, avranno diciotto anni, coi calzoni scuri e la camicia di un bianco sporco, magri magri, le mani dietro la schiena, gli occhi chiusi.
Ma ecco una ragazza, ha la pancia con le linee morbide, è incinta. Il suo vestito è nero, ha il chador che le circonda il viso, una bella faccia di studentessa, con le labbra esangui. 
Non sapendo nulla, pensavo fosse la sorella o la moglie di uno di quei condannati. Intanto la folla rumoreggia, inneggia o maledice. Qualcuno grida all’altoparlante la sentenza. Si sente il motore di un camion. No: è un’autogrù. Ed ecco il signore grasso con l’aria del piazzista prende confidenza con la ragazza, mi pare le accarezzi la nuca. In abito grigio, a suo modo elegante, con gesti svelti e sicuri, stringe qualcosa alla gola della ragazza, forse un bottone, penso. È la corda invece, si scorge il groppo sotto il mento bianchissimo. Dio, la impiccano. La ragazza ha gli occhi aperti e sperduti. Lentissimamente la ragazza ascende verso il cielo, senza strappi, come i bambini immaginano facciano gli angeli. Sta in mezzo ai due compagni. Si ode un grido fortissimo, lacerante: Al-lah-ak-bar! Al-lah-ak-bar! Allah è grande! Non finisce mai questo urlo di sciacallo, mentre il riso di scherno della folla gareggia con il rombo del diesel. Le funi sostengono un palo parallelo al terreno da cui pendono i tre impiccati. I ragazzi hanno le mani dietro la schiena, forse hanno la benedizione di morire subito: non si agitano più dopo tre secondi.
Ma la ragazza vuole vivere, o forse è la creatura dentro di lei.
Sente battere i piedini nella pancia e allora li sbatte anche lei.
La catena alle caviglie è larga, i calzoni neri sporgono da sotto la veste nera, ma i piedi sono bianchi.
Due minuti batte i piedi. Com’è possibile questo orrore? (
E’ possibile semplicemente perché quel boia bastardo, che visto da lontano, poteva dare l’impressione di sistemarle il colletto o un bottone, in realtà, come si vede bene dal filmato le ha spostato il nodo scorsoio, in modo di prolungare apposta l’agonia, come vi avevo già fatto notare quando vi ho trasmesso l’altra volta il filmato)
Come si fa ad ammazzare le donne incinte?
Da quale barbarie arriva questa realtà?
Dura due minuti e quarantanove secondi il film.
Andrebbe trasmesso nelle trasmissioni dove si parla di Iran, bisognerebbe che chi invoca l’Islam come interlocutore serio per la pace, commentasse questa roba, piangesse su questo scempio.
 
Se dico che questo grido Allah akbar fa schifo, sono passibile di qualche cosa che somigli alla discriminazione?
Non può essere vezzeggiato uno Stato dove si ammazzano le donne incinta.

Come ha fatto quell’uomo, il notabile azzimato a non tagliarsi la mano che è stata l’ultima a toccare vivo il collo bianca della studentessa?
Dopo aver visto queste sequenze che superano in orrore le decapitazioni ho cercato di recuperare qualche notizia.
Come per capacitarmi. C’è un sito di un movimento indipendentista.
Riferisce che queste esecuzioni sono state eseguite ai primi di novembre, ma non ne parla nessuno. Recupero una dichiarazione del portavoce del movimento di liberazione nazionale del Kuzhestan. Il quale denuncia «l’odio razziale persiano».
Sostiene: i tre «distribuivano volantini», tutta lì la loro colpa
La ragazza è una «studentessa incinta e sposata».
Hanno ucciso la madre e il bambino, perché «contro il nemico il Persiano non prova compassione né pietà, anche se è il feto che una donna ha in seno». 
Si firma Brother Nassar Ahmed Al Sheikh Khaz’al. Chiede una mano ai fratelli iracheni di Basra (zona sciita) perché aiutino a diffondere in tutto il mondo questo film e salga la protesta universale. Ci proviamo noi.
Fate circolare questo film, non fatelo vedere ai bambini.

Il nostro ministero degli Esteri può dirci qualcosa? Può chiedere informazioni all’ambasciata iraniana?
Renato Farina Libero

2 Risposte

  1. Bisognerebbe che questo filmato lo vedessero e lo comentassero i vari Pecoraro Scanio, Diliberto, rifondatori ed altra varia umanità che putroppo esiste in Italia. E meno male che ci sono loro a ricordarci che Israele è la fonte di tutti i mali perchè tutti gli altri sono solo pecorelle immacolate……..

  2. Caro Benedetto, bisognerebbe offrirgli una vacanza premio nelle carceri di quei paesi lì, come in Iran, in Arabia Saudita o in Egitto o magari anche in Iraq, ma non ad Abu Graib o dagli americani, ma nelle carceri di Al Qaeda che in Iraq funzionano benissimo e di lì escono tutti belli che stirati, dopo aver subito qualche piccolo maltrattamento, li stirano ben benino e li mettono fuori con i piedi in avanti…. quelli che hanno ancora i piedi.

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