RAPPORTO SULLA SITUAZIONE ISLAMICA IN BELGIO

Counterjihad Bruxelles 2007
Rapporto  del Paese:  Belgio

La situazione in Belgio non differisce troppo dalla situazione in altri paesi dell’Europa occidentale, tranne per il fatto che la sua politica è molto più debole perché la Nazione rappresenta un’entità artificiale, priva di una vera identità nazionale da difendere e come quasi tutti gli altri Paesi europei si deve confrontare con un’immigrazione che necessita di assistenza sociale.

La maggior parte degli immigranti in Belgio sono musulmani dal Marocco a cui si aggiunge un discreto quantitativo di immigrazione turca.   La stragrande maggioranza degli immigranti musulmani non è arrivata in  Belgio negli anni 60 70 nei quali immigravano operai con il lavoro già predisposto, ma sono arrivati negli anni 80 esclusivamente allo scopo dei benefici che potevano ricevere.  Sono simpatizzanti dei partiti della sinistra, perché dalla stessa istituzione belga socialista hanno ricevuto il diritto di votare.   Ad Anversa, il sindaco socialista Leona Detiège ha sostenuto la politica della cittadinanza (e del diritto successivo di partecipare alle elezioni)  a tutti gli emigranti, in considerazione del fatto che il fiammingo indigeno è – citazione – “troppo politicamente presente in quanto agli immigranti non è permesso il voto” – non sarebbero quotati.  Il Belgio si deve confrontare  con il fenomeno dell’slamo-socialismo a causa dell’alleanza fra musulmani e la direzione del partito socialista, che si è reso conto di non poter ricevere voti dalla base tradizionale degli elettori dei partiti conservatori, come il nostro, nella speranza di avere una nuova base elettorale.  Questa strategia ha funzionato. Nelle elezioni locali dell’anno scorso nel Belgio il voto degli immigrati è riuscito a capovolgere l’equilibrio a favore della sinistra. A Bruxelles più della metà dei consiglieri comunali ora è costituita da immigrati di origine non europea. La maggior parte di loro sono musulmani e la maggior parte sono state sceltii come socialisti, benchè molti fossero stati accolti favorevolmente come sindacalisti Cristiane-democraticiche fa parte delle unioni nelle liste del partito dei  cristiano-democratici.   Nella città di Bruxelles 11 dei 16 consiglieri comunali socialisti sono immigrati non-European, come  4 dei 5 Cristiano-democratici e 2 dei 3 liberali.  Ad Anversa un terzo dei consiglieri socialisti sono musulmani, come un terzo dei consiglieri dei cristiano-democratici Secondo il sociologo  marxista Jan Hertogen – “gli immigranti hanno conservato la democrazia esistente in Belgio” -. Hertogen ha calcolato che se il nostro partito Vlaams Belang avesse esteso tale facoltà agli immigrati, ad Anversa avremmo superato il 40% dei voti anziché  33.5 per cento raggiunto.  In altre città la situazione è simile. A Gand, un quarto dei consiglieri socialisti è musulmano. In Vilvoorde, una città fiamminga ( a 20 km. a nord di Bruxelles)  metà dei rappresentanti socialisti è musulmano.  Le autorità chiudono un occhio sui radicali, perché preferiscono comprare il voto musulmano, anche se i radicali controllano la popolazione musulmana, i socialisti preferiscono aiutarli nell’impegno di controllare la popolazione musulmana. L’anno scorso, subito dopo le elezioni, il consiglio di città de Anversa sacked il den Bogaard, un funzionario di Marij Uijt de Anversa che ha lavorato nelle zone degli   immigrati. Den Bogaard di Uijt ha testimoniato come gli estremisti salafiti stavano assumendo la direzione di queste zone ed hanno inviato rapporti alle autorità della città, per il radicalismo crescente. Questo introduce un conflitto sia con gli islamici che con le autorità cittadine.  La città ha avvertito che tali rapporti erano inaccettabili e ha dovuto “cambiare il suo atteggiamento”  e poiché ha persistito il suo lavoro è stato affidato a un salafita radicale ed ora non resta che sorvegliare 25 moschee del marocchino di Anversa.  Finora il Belgio non è stato mai destinatario di terrorismo musulmano, anche se gli islamisti frequentano assiduamente il Paese nel quale hanno un sostegno logistico per azioni che realizzeranno altrove.  L’attacco terroristico al treno di Madrid dell’11marzo 2004 sono stati progettati in Belgio. Le autorità belghe lo negano da sempre categoricomente, ma ci sono voci persistenti che Bruxelles ha stipulato un accordo con i terroristi acconsentendo di chiudere un occhio sulla cospirazione covata su terreno belga in cambio di immunità dall’attacco. In una dichiarazione del GIA, che si rivolgeva direttamente al re Alberto II del Belgio, inviato all’ambasciata francese a Bruxelles nel mese di giugno del 1999, il movimento algerino del terrore si è riferito esplicitamente a un simile contratto.  Nel mese di maggio 2002, la commissione parlamentare belga che controlla i servizi di intelligenza di Dichiarare ha pubblicato il rapporto della relativa “inchiesta nei sensi in cui i servizi di intelligenza selezionano le attività islamiche di terrorismo e di estremismo”. Il rapporto conferma che il Belgio è una parte logistica dei terroristi islamici. Il rapporto dichiara che il servizio segreto belga non seleziona i radicali musulmani, perché (a) è sotto-costituito un fondo per ed under-staffed; (b) conta su una comprensione reciproca che i terroristi non attaccheranno nel Belgio; e (c) teme essere accusato di razzismo o di xenophobia verso i musulmani e gli immigrati. Secondo il rapporto, nella Comunità musulmana belga, dichiarata ufficialmente di 350.000 membri, dei quale 200.000 marocchini e 100.000 Turchi, esiste un’infiltrazione pesante dii estremisti di fondamentalista dalla metà degli anni 80. Il rapporto inoltre dichiara che 30 delle 300 moschee del Belgio, sono fatte funzionare dai clerici fondamentalisti. I candidati per il Jihad vengono reclutati fra i musulmani nelle scuole, nelle prigionii, negli ospedali e nei centri sportivi.  Il Belgio ha riconosciuto ufficialmente la religione musulmana e conseguentemente sovvenziona i clerici e gli insegnanti islamici. Hanno libero accesso alle scuole secondarie primarie e belghe. Le autorità non riescono a controllare che cosa stanno propagandando. Il rapporto avverte che il movimento di fondamentalista saudito-integralista-salafita sta generando un fenomeno religioso. La moschea più grande del Belgio, la mosque grande di Bruxelles, è controllata dalla setta dei saudita ed è la sede del centro culturale islamico del Belgio. Questa istituzione impiega 600 insegnanti musulmani i cui stipendi sono pagati dai belgi. Secondo il rapporto, il centro funziona con una propria “polizia islamica”, che sorveglia determinate vicinanze di Bruxelles ove esiste una grande concentrazione di musulmani. Il rapporto spiega  che Bruxelles si è transformata in in un centro ideale di logistica per i gruppi internazionali del terrorismo, a causa della politica di immigrazione di accoglienza del Belgio, la politica intenzionale “delle mani-fuori” delle autorità verso i mosques ed i centri islamici, la posizione geografica del Belgio ed il fatto che il francese è una lingua ufficiale a Bruxelles, che rende la città attraente agli Africani del nord.  Godelieve Timmermans, il capo dei belgi dichiara che sicurezza è in pericolo, ma soltanto dopo che i particolari del rapporto sono diventati di dominio pubblico sulla stampa.  La situazione purtroppo durante gli scorsi 5 anni non è migliorata. Soltanto l’ultimo mese Jean-Claude Delepière, la testa di OCAD, il cane da guardia di terrorismo del governo belga, sostiene che  “non c’è prova importante”” che il rischio di attacco del terrorismo proveniente dal Belgio si sia sviluppato a causa del fatto che “il Belgio fa attenzione ad evitare atteggiamenti aggressivi che possano provocare le reazioni negative dai musulmani” .  Effettivamente, il Belgio cerca di non  provocare le reazioni negative degli islamisti. Indubbiamente, questa era una delle ragioni per cui nell’ultimo mese una dimostrazione anti silamizzazione europea a Bruxelles è stata vietata dalle autorità e perchè i dimostranti pacifici sono stati picchiati dalla polizia. Questo comportamento non è nuovo nel Belgio. Durante i vari periodi storici il Belgio ha sempre trattato con i nemici.   Il Belgio sembra non aver imparato le lezioni dalla storia. L’Islam radicale sta conquistando il Belgio ed Europa per la grandissima immigrazione voluminosa e dagli alti birthrates. Muammar Gadaffi dalla Libia lo dichiara: “abbiamo 50 milioni di musulmani in Europa. Sono un segno che Allah darà la vittoria all’Islam sull’Europa – senza spade, senza cannoni, senza conquista. I 50 milione musulmani in Europa trasformeranno l’Europa in musulmana entro pochi decenni. Allah sta mobilitando la Turchia musulmana che si aggiunge all’ Unione Europea. E’ un’aggiunta di 50 milioni di nuovi musulmani. Allora ci saranno 100 milione di musulmani in Europa. L’Albania, che è un paese musulmano è già nella UE. La Bosnia che è un paese musulmano è già nella UE. Il 50% della popolazione in quei paesi è musulmano.” (la televisione di Jazeera di Al, il 10 aprile 2006) Ha ospitato Gadaffi.   Nella Nella mia città natale, Anversa, contiamo fino a settanta mila musulmani, circa il 15% della popolazione. Nelle scuole elementari comunali di Anversa, i bambini islamici rappresentano oltre un terzo della popolazione della scuola. Questo numero aumenta anno dopo anno. Se questo sviluppo persiste, Anversa sarà una città islamica entro 2050. A Bruxelles, il nostro capitale di nazioni, la situazione è ancor più critico. Al giorno d’oggi i nativi sono già una minoranza a Bruxelles, più della metà della popolazione de Bruxelles ha radici straniere. Un terzo della popolazione totale a Bruxelles è musulmano. Per i neonati a sia Anversa che Bruxelles, Muhammed è il nome che viene sempre più spesso imposto ai neonati. Simultaneamente, una tendenza spaventosa del radicalisation può essere osservata fra la gioventù musulmana nelle Fiandre. Un’inchiesta fra cinquecento giovanotti musulmani ha rivelato che la metà di loro è convinta che il Koran dovrebbe essere seguito letteralmente. Due terzi hanno idichiarato che obbligherebbero i loro bambini per diventare musulmani. Soltanto un quarto dei dichiaranti ha risposti smentendo la domanda “se i musulmani sono gente migliore dei non musulmani”. Questa radicalizzazione è stimolata tramite le frequenti chiamate via satellite della TV e dei siti Web radicali islamici. Quasi ogni musulmano ha accesso alla televisione satellitare, da cui apprendono le direttive radicali islamiche. Il peso demografico fa aumentare la Comunità musulmana e la radicalizzazionen crescente fra i musulmani sta mettendo la nostra società sotto una grande pressione. Sia Bruxelles che Anversa sono state scenario della violenza di ispirazione etnica e religiosa. I giovani musulmani portano la distruzione, aggrediscono i nativi e perfino i poliziotti. Le considerazioni elettorali ed il timore di escalation modellano la politica per accontentare le richieste della Comunità musulmana. Persino principii e i diritti democratici acquisiti dalla nostra civiltà occidentale sono messi in discussione, come l’uguaglianza fra uomini e donne, o la separazione fra chiesa e stato. Ecco alcuni esempi da Anversa: – Anversa è stata la prima di molte città nelle Fiandre a tenere conto delle ore limitate di apertura per gli uomini nelle piscine pubbliche, nel vantaggio delle donne musulmane, poiché i loro soci non assegnano loro la presenza di altri uomini.           tutte le refezioni scolastiche a Anversa sono “halal” preparate secondo la regola musulmana. E’ stata fatta una nota esplicita formale che sia la carne di cavallo che quella di maiale sono statecompletamente vietate nei menù scolastici, anche per i bambini cristiani.  Tutto ciò soltanto per rispondere alle esigenze dei musulmani.           – Il servizio pubblico ad Anversa non è più neutrale a causa di un numero crescente di impiegati musulmani che sono impiegati agli sportelli. Di conseguenza il Consiglio della città ha inteso vietare tutte le espressioni pubbliche di qualsiasi religione.  Questo divieto implicherebbe in egual misura il velare musulmano, il kippa ebreo e il crocifisso cristiano. I musulmani hanno protestato furiosamente ed hanno richiesto la proibizione generale degli alberi di Natale e del cioccolato di Pasqua negli uffici. La proibizione del velo è stata immediatamente ritrattata, ma misteriosamente la proibizione dei crocifissi e dei kippas è rimasta in vigore.  Deve essere chiaro ormai che la teoria “del appeasement” è venuto a mancare. Più si va incontro alle  richieste musulmane, più la richiesta seguente risulta essere alta.Il professor Urbain Vermeulen, L’islamologo principale fiammingo in Europa non lascia margine per capire come interpretare le motivazioni dei musulmani.  Cito: “non desiderano semplicemente integrarsi. Se desiderano un’integrazione, questa è secondo le loro regole morali islamiche. Intendono vivere nelle NOSTRE nazioni, secondo le LORO regole. E il nostro regime non credenteche tiene conto di loro è per loro molto comodo.  Di conseguenza velare le donne per loro è una forma di reclame continuo per obbligare a determinare le regole islamiche e l’applicazione delle regole musulmane in nome della separazione costituzionale della chiesa.  Tutto è essenzialmente un rifiuto totale alla nostra società nel suo insieme” (HLN 27/10/2004) Fraihi è un reporter per un giornale fiammingo. Avendo radici da immigrato, è andato sotto copertura inferiore due anni fa per due mesi in Molenbeek, un sobborgo di Bruxelles con una concentrazione molto alta degli immigranti musulmani. Il risultato della sua ricerca è stato chiarissimo, come il cristallo. Cito: “i musulmani di Molenbeek hanno scelto un percorso differente, diverso dall’integrazione; un percorso di un musulmano marocchino dichiara in Belgio. I musulmani di Molenbeek tutti sembrano essere fatti dalla stessa matrice. Le loro vite sono determinate dall’Islam, un Islam delle mille volte. La malvagità del mondo è l’attività “dei sionisti despicable”. L’edizione palestinese ed i martyrs islamici sono stati.” Citazione di conclusione (Nieuwsblad 17/03/2005). Fraihi osservato come la vita pubblica in Molenbeek è stata completamente organizzata da regole musulmane. I centri di idoneità applicano le ore d’apertura completamente separate per gli uomini e le donne, i librai vendono letteratura radicale dell’Islam e la carne del maiale non può essere trovata in un macellaio ne lontano ne vicino. Sono convinto che esista un piano generale per presentare, in primo luogo le nostre città in Europa successivo nell’insieme ad Islam. Le organizzazioni islamiche stanno generando ghetti in alcune vicinanze delle nostre città. Si sforzano dopo la segregazione delle Comunità musulmane di mantenere sotto controllo  i musulmani che vivono in queste città  Questi musulmani fedeli vivono insieme in zone islamizzate nelle vicinanze delle nostre città, vanno in moschea ed alle scuole di coraniche, vanno ai negozi arabi che vendono soltanto alimento halal, uniscono le organizzazioni islamiche che hanno assunto la direzione del tessuto sociale originale mantenendolo ristetto. I Non-Musulmani non sono più benvenuti in queste zone e l’integrazione dei musulmani nella nostra società è resa impossibile per questi motivi.  Nelle vicinanze delle zone a maggioranza musulmana, i musulmani radicali provano ad imporre il modo di vivere musulmano estremo agli altri musulmani. Tutto ciò che non è conforme all’ Islam subisce una tremenda pressione.  Per gradi la sharia viene imposta in queste zone.  Le donne riluttanti a portare un velare vengono insultate, minacciate e persino attaccate fisicamente. In alcune di queste zone è stata istituita una forza di polizia religiosa che sta controllando il modo di vestire. L’anno scorso nel sobborgo Borgerhout de Anversa, la cui popolazione ha raggiunto quasi una metà di musulmani,  i radicali islamici hanno disturbato ed interrotto il festival della musica. Gli ospiti sono stati intimiditi o privati dei biglietti d’entrata. L’entrata è stata presa d’assalto da un gruppo di giovani istruiti dai radicali musulmani. Inoltre in Borgerhout, questo anno, in alcune zone i baristi sono stati minacciati per impedire loro di servire alcune bevande alcoliche. Da questa politica di concentrazione, i musulmani radicali stanno generando deliberatamente zone franche musulmane nelle nostre città, che si isolano dalla nostra società. Questa strategia del ghetto stimola la fuga dei nativi  che si allontana dalle città.  Queste vicinanze sono usate come teste di ponte dell’Islam radicale per conquistare la città nell’insieme. Se lo sviluppo persiste città come l’en Bruxelles de Anversa a nel Belgio, ma anche Marsiglia e Lille a in Francia, Birmingham e Bradford nell’en Francoforte de Stuttgart e del Regno Unito nel rischio della Germania da transformarsi in in città islamiche in pochi decenni. 

Ci si può domandare se tutto questo stia per essere portato a conclusione se le politiche belghe non cambiano? Urbain Vermeulen professore fiammingo di islamologia è molto chiaro circa questo: “durante trenta – quaranta anni la regione che varia dal nord della Francia Lille – Roubaix – Tourcoing ad Amsterdam sarà una zona franca islamica. La Fiandre e Bruxelles risiedute nel centro di esso. Durante venti anni de Bruxelles sia la più grande città di Maghreban fuori del Maghreb (…) che la nostra società sarà destabilizzata. I musulmani continueranno a generare problema dopo problema, aumentando le loro richieste e determineranno la vita pubblica.

 

Ciò può diventare la fine della civilizzazione pricipale europea “.

 

Il mio partito farà la cosa migliore per evitare che questo oscuro piano d’azione si transformi nella realtà. (HLN 27/10/2004)

Filip Dewinter
18-10-2007
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Counterjihad Brussels 2007

Country Report: Belgium The situation in Belgium does not differ significantly from the situation in other Western European countries, except for the fact that it might be worse here than elsewhere because Belgium is an artificial state without a national identity to defend. Belgium, like the rest of Europe, is confronted with welfare immigration. Most immigrants in Belgium are Muslims from Morocco. There is also a significant number of Turkish immigrants. The overwhelming majority of the Muslim immigrants did not come to Belgium as so-called “guest workers” in the 1960s and 70s. They arrived since the 1980s purely for the purpose of claiming benefits. They sympathize with the parties of the Left. This is the very reason why the socialist Belgian establishment has given them the right to vote. In Antwerp, the Socialist Mayor Leona Detiège defended the policy of granting citizenships (and the subsequent right to participate in the elections) to as many immigrants as possible, on the grounds that the indigenous Flemings are – quote – “politically overrepresented as the immigrants are not allowed to vote” – unquote. Belgium is confronted with the phenomenon of Islamo-socialism – an alliance between Muslims and the Socialist Party leadership. The latter  has seen its traditional blue-collar voters flock to conservative parties, such as ours, and hopes to find a new electoral base. This strategy has worked. In last year’s local elections in Belgium the immigrant vote tipped the balance in favour of the Left. In Brussels more than one fifth of the municipal councillors are now immigrants of non-European origin. Most of them are Muslims, and most of them have been elected as Socialists, though many have also been welcomed as Christian-Democrat trade unionists on the lists of the Christian-Democrat Party.  In the Brussels borough of Sint-Joost-ten-Node 11 of the 16 Socialist municipal councillors are non-European immigrants, as are 4 of the 5 Christian-Democrats, 2 of the 3 Liberals. In Antwerp one third of the Socialist councillors are Muslims, as are one third of the Christian-Democrat councillors. According to the Marxist sociologist Jan Hertogen – quote – “The immigrants saved democracy in Belgium” – unquote. Hertogen calculated that if the franchise had not been extended to immigrants my party, the Vlaams Belang, would have polled over 40 per cent in Antwerp instead of 33.5 per cent.  In other towns the situation is similar. In Ghent, one quarter of the Socialist councillors are Muslims. In Vilvoorde, a Flemish town 20 km north of Brussels, half the Socialist representatives are Muslims.  The authorities turn a blind eye tot the radicals because they want to buy the Muslim vote and the radicals control the Muslim population. The Socialists even help the radicals in their efforts to control the Muslim population. Last year, immediately after the elections, the Antwerp city council sacked Marij Uijt den Bogaard, an Antwerp civil servant who worked in the immigrant neighbourhoods. Uijt den Bogaard witnessed how Salafist extremists were taking over these neighbourhoods and wrote alarming reports for the city authorities about the growing radicalization. This brought her into conflict, both with the Islamists and her bosses in the city. The city warned her that her reports were unacceptable and that she had to – quote – “change her attitude” – unquote. When she persisted, she was sacked and her job was given to a radical Salafist. The latter now works for the city, supervising 25 Antwerp Moroccan mosques. So far Belgium has never been the scene of Muslim terrorism, although Islamists frequently use the country as a logistic support base for actions elsewhere. The Madrid train bombings of 11 March 2004 were planned in Belgium. The Belgian authorities have always categorically denied it, but there are persistent rumours that Brussels has made a deal with the terrorists, agreeing to turn a blind eye to conspiracies hatched on Belgian soil in exchange for immunity from attack. In a GIA statement, addressing the Belgian King Albert II but posted to the French embassy in Brussels in June 1999, the Algerian terror movement explicitly referred to such a deal. In May 2002, the Belgian Parliamentary Committee controlling the State Intelligence Services published the report of its “inquiry into the ways in which the intelligence services screen extremist and terrorist Islamic activities”. The report confirms that Belgium is the logistical hub of Islamist terrorists. The report states that the Belgian secret service does not screen Muslim radicals, because (a) it is under-funded and under-staffed; (b) it relies on a mutual understanding that the terrorists won’t attack in Belgium; and (c) it fears being accused of racism or xenophobia towards Muslims and immigrants. According to the report, the Belgian Muslim community, officially numbering 350,000 members, of whom 200,000 Moroccans and 100,000 Turks, has been heavily infiltrated by fundamentalist extremists since the mid-1980s. Thirty of Belgium’s 300 mosques, the report says, are run by fundamentalist clerics. Candidates for the Jihad are being recruited amongst Muslims in schools, prisons, hospitals and sports centres. Belgium has officially recognized the Muslim religion and consequently subsidizes Islamic clerics and teachers. The latter have free access to Belgian primary and secondary schools. The authorities fail to control what these people are propagating. The report warns that the fundamentalist Saudi-backed Salafi movement is creating a religious state within the Belgian state. The biggest mosque in Belgium, the Great Mosque of Brussels, is controlled by Saudi sects. It is the headquarters of the Islamic Cultural Centre of Belgium. This institution employs 600 Muslim teachers whose wages are paid by the Belgian state. According to the report, the Centre operates its own “Islamic police”, supervising certain Brussels neighbourhoods with a large concentration of Muslims. The report says that Brussels has become an ideal logistics centre for international terrorist groups, because of Belgium’s open-door immigration policy, the deliberate “hands-off” policy of the authorities towards the mosques and Islamic centres, the geographical position of Belgium and the fact that French is an official language in Brussels, which makes the city attractive to North Africans. Godelieve Timmermans, the head of the Belgian state security, resigned after details of the report had been leaked to the press. Unfortunately, the situation has not improved in the past five years. Only last month Jean-Claude Delepière, the head of OCAD, the Belgian government’s terrorism watchdog, said that “there is no substantial evidence” that the risk of a terror attack in Belgium has grown because-quote ­– “Belgium is careful to avoid any aggressive attitude that may provoke negative reactions from Muslims” –unquote. Indeed, Belgium takes care not to provoke negative reactions from Islamists. Undoubtedly, this was also the reason why last month a pan-European anti-Islamization demonstration in Brussels was banned by the authorities and why the peaceful demonstrators were beaten up by the police. Appeasement is not new in Belgium. Throughout its history Belgium has always appeased its enemies. Apparently, Belgium has not learned the lessons from its history.  Radical Islam is conquering Belgium and Europe by massive immigration and high birthrates. Libya’s Muammar Gadaffi states it this way: “We have 50 million Muslims in Europe. They are a sign that Allah will give Islam victory over Europe — without swords, without cannons, without conquest. The 50 million Muslims in Europe will turn Europe Muslim within a few decades. Allah is mobilizing Muslim Turkey to adds that to the European Union. That is an addition of 50 million more Muslims. Then there will be 100 million Muslims in Europe. Albania, which is a Muslim country is already in the EU. Bosnia which is a Muslim country is already in the EU. 50% of the population in those countries are Muslim.” (Al Jazeera television, April 10 2006). Gadaffi might be right.  In my home city, Antwerp, we count up to seventy thousand Muslims, or up to 15% of the population. In the municipal elementary schools of Antwerp, the Islamic children represent over one third of the school population. This number increases year after year. If this evolution persists, Antwerp will be a Islamic city by 2050. In Brussels, our nations capital, the situation is even more critical. Nowadays natives are already a minority in Brussels, over half the Brussels population has foreign roots. One third of the total population in Brussels is Muslim. For newborns in both Antwerp and Brussels, Muhammed is the most often received first name. Simultaneously, a frightening trend of radicalisation can be observed among Muslim youth throughout Flanders. An inquiry among five hundred Muslim youngsters revealed that half of them is convinced that the Koran should be followed literally. Two thirds indicated that they would force their children to become Muslim as well. Only a quarter of the respondents answered in denial to the question whether Muslims are better people than non-Muslims. This radicalisation is spurred by frequent visits of radical Islam websites. Almost every Muslim has access to satellite television, where they pick up radical Islam channels. The increasing demographic weight of the Muslim community, and the growing radicalisation among Muslims are putting our society under great pressure. Both Brussels and Antwerp have been the scene of ethnic and religious inspired violence. Young Muslims bring destruction, they harass natives and even policemen. Electoral considerations and the fear of escalation shape the policy of giving in to the demands of the Muslim community. Even basic democratic principles and acquirements of our Western civilisation are endangered, as for example the equality of men and women, or the separation of church and state.  Let me give you some examples from Antwerp: –         Antwerp was the first of many cities in Flanders to allow for restricted opening hours for men in public swimming pools, in advantage of Muslim women, since their partners don’t grant them the presence of other men.–         All school meals in Antwerp are prepared “halal” according to Muslim regulation. School forms explicit note that pig or horse meat is completely banned from school menus – even for Christian pupils. This solely to meet Muslim demands.–         The neutrality of public service in Antwerp was contaminated by a growing number of Muslim clerks at reception desks. Therefore the town council intended to ban all expressions of religion whatsoever. This ban would imply for both the Muslim veil, Jewish kippa and Christian crucifix alike. Muslims protested furiously and demanded a general prohibition of Christmas trees and Easter chocolates on the work floor. The ban on veils was immediately withdrawn, mysteriously the prohibition on crucifixes and kippas was maintained. It must be clear in meantime that the theory of “appeasement” has failed. The more we give in to Muslim demands, the higher the next demand turns out to be. Flemish leading islamologist in Europe, professor Urbain Vermeulen, leaves no margin for misinterpretation concerning the Muslims motivation. I quote: “They simply don’t want to integrate. If they want an integration, than it is according to their Islamic morals. They intend to live in OUR nations, according to THEIR rules. And if this disbelieving regime allows for it, the better for them. Therefore I dare to say that wearing a veil, the continuing claim for generalisation of certain Islamic rules, the enforcement of Muslim rules in the name of the constitutional separation of church – excuse me – mosque and state, are all in essence rejections of our society as a whole.”. End quote. (HLN 27/10/2004) Hind Fraihi is a reporter for a Flemish newspaper. Having immigrant roots herself, she went undercover two years ago for two months in Molenbeek, a suburb of Brussels with a very high concentration of Muslim immigrants. The outcome of her investigation was clear as crystal. I quote: “The Muslims of Molenbeek have chosen a different path, separate from integration; a path of a Moroccan Muslim state within Belgium. The Muslims of Molenbeek all seem to be made out of the same stuff. Their lives are determined by Islam, Islam, a thousand fold Islam. The evil of the world is the work of “despicable Zionists”. The Palestinian issue and Islamic martyrs are cherished.” End quote (Nieuwsblad 17/03/2005). Fraihi observed how public life in Molenbeek was completely organised by Muslim regulation: fitness centres apply completely separated opening hours for men and women, bookstores sell radical Islam literature, and pig meat can’t be found in a butcher far or near. I believe there exists a masterplan to submit, first our cities and later Europa as a whole to Islam. Islamic organisations are creating ghetto’s in certain neighbourhoods of our cities. They strive after segregation of the Muslim communities to keep the Muslims living in these cities under control. These faithful Muslims live together in de Islamised neighbourhoods of our cities, where they go to the mosques and Koran schools, go to Arabic shops that only sell halal food, join the Islamic organisations who took over the original social tissue in a very short term. Non-Muslims are not welcome anymore in these neighbourhoods.  Integration of the Muslims in our society is made impossible that way.  In neighbourhoods with a Muslim majority, the radical Muslims try to impose the extreme Muslim way of life on the other Muslims. Everything not in line with Islam, has to deal with tremendous pressure. Step by step the sharia is imposed on these neighbourhoods. Women reluctant to wearing a veil are insulted, threatened and even under physical attack. In some Muslim neighbourhoods a kind of religious police force is keeping an eye on dressing. Last year in the Antwerp suburb Borgerhout, with now almost half of the population Muslim, radicals disturbed and interrupted a music festival. Visitors were intimidated or stripped of entrance tickets. The entrance was charged by a group of young, fired up radical Muslims. Also in Borgerhout, this year, in some areas the bartenders are threatened not to serve any alcoholic beverages any longer. By this concentration politics, radical Muslims are deliberately creating Muslim enclaves in our cities, who isolate themselves from our society. This ghetto strategy stimulates the white flight of the indigenous people out of the neighbourhoods and cities. These neighbourhoods are used as a bridgeheads of the radical Islam to conquer the city as a whole. If the evolution persists, cities like Antwerp en Brussels in Belgium, but also Marseille and Lille in France, Birmingham and Bradford in the United Kingdom and Stuttgart en Frankfurt in Germany risk to become Islamic cities in a few decades.  One may wonder how this is going to end up if Belgian policies don’t change? The Flemish islamologist professor Urbain Vermeulen is very clear about this: “In thirty to forty years the region ranging from the North of France Lille – Roubaix – Tourcoing to Amsterdam will be one Islamic enclave. Flanders and Brussels lay in the centre of it. In twenty years Brussels will be the largest Maghreban city outside of the Maghreb. (…) Our society will be destabilised. Muslims will continue to launch problem after problem, increase o their demands and they will determine the public life. This may be the end of the mainly European civilisation”. My party will do its very best to prevent that this dark scenario becomes reality.  (HLN 27/10/2004) Filip Dewinter

18-10-2007

3 Risposte

  1. Buongiorno,
    Un problema d’integrazione di sicuro esiste, non si può negare. Ci sono delle differenze essenziali tra il loro modo di vivere e il nostro. Differenze che c’erano una volta tra voi italiani quando siete arrivati in Belgio e noi belgi. Vi abbiamo lasciato però il vostro spazio per darvi la possibilità di svilluparvi come nuovi cittadini belgi non dimenticando i vostri radici. Guardate solo Anversa..Quanti ristoranti e negozi non ci sono? Risultato? Belgi-italiani o italiani-belgi che non sono del tutto né l’uno né l’altro, ma con una proprio identità che vivono in modo pacifico con la società, in questo caso belga, come nel resto del mondo, perché anche voi siete un popolo migratorio, non dimenticatevi della vostra storia. Pensate a quando siete arrivati in America e avete creato uno Stato nello Stato. Eravate immigrati tanto diversi dal popolo americano quanto i musulmani lo sono oggi da noi europei. E oggi non vi siete integrati nella loro società? Di sicuro perché siete trattati in modo migliore da come voi trattati i musulmani senza i quali tra l’altro non potremmo mandare avanti la nostra economia europea. Forse ci vuole un po’ di tolleranza e sacrificio da tutte e due le parti?

  2. Buonasera Annemie, non sono in vena di discussioni e mi pare che qui – soprattutto da parte di chi gestisce sito e blog – abbiamo già dato.
    Chissà cosa c’é nell’aria qui in Italia che fa sì che i nostri ospiti stranieri abbiano tutti ‘sta gran voglia di insegnarci la nostra storia, di spiegarci chi siamo.
    E di insegnarci come vivere.

    Leggo che senza MUSULMANI non potremmo mandare avanti la nostra economia.
    Non voleva per caso dire, Sig.a Annemie, senza IMMIGRATI?
    No perché in tal caso il dibattito é aperto, mentre nel primo caso lei ha una visione ben strana dell’Europa.
    Ma poi, del resto, che cos’ha di europeo Bruxelles??

  3. Cara Annemie, grazie di aver partecipato alla discussione, che è sempre utile, così ci apre nuovi punti di vista, che magari non avevamo preso in considerazione.
    Questa è la democrazia, ma cosa c’è di democratico quando in Belgio un musulmano rappresenta una madonna con il seno nudo e offre una ciotola di latte fatto del suo sangue a quello che potrebbe essere Gesù Bambino? Di democratico qui c’è la risposta dei cristiani, che possono anche essersi risentiti, ma non hanno dato alle fiamme ne moschee ne ambasciate, nè ucciso chierici islamici.
    Mentre come lei ben sa dall’altra parte per 4 vignette innocque i disegnatori sono obbligati a emigrare perché qualcuno “molto democratic” ha pensato bene di condannarli a morte e porre una taglia sulla loro testa, nel frattempo un cialtrone di imam che vive in Danimarca ha pensato bene di far girare per il mondo le vignette vere, arricchite di vignette false decisamente offensive e scatenare un jihad che ha lasciato qualche centinaio di morti sul terreno, bruciato e distrutto ambasciate, persine quelle dell’ONU e della UE e qualcuno mi dovrebbe spiegare cosa c’entrano questi organismi con i disegnatori danesi e non basta il papa non può nemmeno permettersi di fare un percorso storico, innegabile, che succede nuovamente il finimondo.

    Di democratico c’è che noi effettivamente abbiamo esportato la mafia in America e in altre parti del mondo ove siamo emigrati, proprio come i cinesi, i russi, gli albanesi, gli irlandesi e i musulmani, la differenza vera è che noi e gli altri di nazionalità varian on avevamo ne abbiamo un progetto politico di conquista, i muslmani che non si presentano con la loro nazionalità quando vanno all’ammasso in branco, ma si presentano come ummah e portano a termine un progetto politico di conquista.

    Per quanto riguarda poi il trattare male gli immigrati, lei vive sulla Terra o sul pianeta Papalla? Qui ci stiamo solo difendendo e non attaccando, perchè tutti noi abbiamo amici, algerini, arabi, siriani, egiziani e non ci importa nulla della loro religione, mentre la cara ummah che sta distruggendo il nostro mondo invece sì, quella è ciò che combattiamo e stiamo giocando solo in difesa.

    Per valore aggiunto poi e non poterne fare a meno, credo proprio che queste cose possono dirle solo coloro che hanno interessi politici e partitici e un progetto a lkungo termine per continuare a governare da dittatori, quali sono i comunisti e quale è il progetto islamonazista del califfato mondiale.

    Un saluto.

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